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Mettersi nei panni

Scritto da Maria Rosa Pantè il 09.10.2015
Non so cosa mi sia successo, se sono le letture, la vita, gli studi, la genetica, ma mi capita, quando decido qualcosa, di mettermi nei panni di tutti quelli che sono coinvolti nella mia decisione.
Non solo nelle decisioni, ma nelle proposte, nei pensieri, nelle scelte diverse.
Non sono schizofrenica o, se lo sono, poi la folla comunque confluisce in una certa unità, perché decido, decido anche molto, piuttosto rapidamente e in modo abbastanza definitivo. Sono testarda, come si suol dire, e, se voglio qualcosa con forza, cerco di ottenerla. Ma con l’età, dunque oltre alla genetica ci sono gli anni e tutto quello che negli anni è contenuto, ho sviluppato questa abitudine e il mio discorso spesso è intessuto di intercalari tipo:
D’altra parte potrebbe anche essere così.
Ma certo qualcun altro potrebbe vederla in un questo diverso modo.
Non dobbiamo trascurare la posizione di chi è diverso.
La vittima ha un punto di vista, ma anche il carnefice ha un punto di vista.Ecco, ora si penserà, ecco il terribile effetto del relativismo etico.
Ecco quelli che dicono che un centro non esiste e finiscono col cercare una giustificazione per tutti, persino i carnefici.
Mi sono posta anche io questa obiezione, dato che mi pongo le obiezioni di tutti, ma mi sono risposta con un io unitario e subito.
La risposta non è stata razionale, ma viscerale (che poi cervello e intestino sono due cervelli o due intestini a questo punto si potrebbe dire); messa alle strette io sceglerei di essere vittima e mai, mai, mai carnefice. Certo preferirei non subire una tale sorte, preferirei non essere torturata o bombardata o vituperata o uccisa. Certo non sarei Giordano Bruno, ma Galileo Galilei. Però non vorrei mai essere l’inquisitore o colui che ha acceso Giordano Bruno come una torcia. Credo che questo ponga fine al relativismo etico. Bisogna scegliere un obiettivo: il mio è non far soffrire nessuno volontariamente. Non posso essere assoluta e dire non faccio soffrire nessuno e basta perché il relativismo vale anche qui.
Non voglio obbedire e non voglio comandare.
Non voglio soffrire e non voglio far soffrire.
Non voglio avere un pensiero unico, ma voglio avere un pensiero mio.
Per dirla in positivo mi viene in mente solo questa frase: “Ama il prossimo tuo come te stesso” che riassume tutto.

PS Nota di drammatica cronaca- Aggiungo non voglio essere bombardato e non voglio bombardare. Stiamo all’erta siamo sempre in guerra.

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