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No. Storia di Franca Viola: uno spettacolo teatrale

Scritto da Maria Rosa Pantè il 14.12.2015

Vorrei parlare dello spettacolo teatrale “NO. Storia di Franca Viola” che ho visto di recente, in una serata organizzata al Salone XXV Aprile a Varallo (VC) dalle Associazioni Fiorile Messidoro e Movimenti. Il testo è di Chiara Boscaro, la regia di Alessia Gennari, l’interprete è Sara Urban. Si tratta di uno spettacolo di “LattOria teatrale. Progetto teatrale”.

Quello che colpisce nella storia sono la sua semplicità e le date. La vicenda è quella di una ragazzina, Franca Viola, che nella Sicilia degli anni ’60 rifiuta un pretendente focoso e mafioso, viene da lui rapita, violentata e quindi chiesta in sposa dal violentatore. Ma lei, forte di una famiglia che non vuole cedere e che le vuole bene, lei dice “No, grazie a posto così” come recita il testo dello spettacolo.

Le conseguenze di una cosa che pare semplice, aldilà del dolore della ragazza, modificheranno la storia d’Italia.

Nella società il “no” di Franca e della sua famiglia agisce da subito; dopo il rifiuto di Franca, infatti, molte altre ragazze non vogliono il matrionio riparatore, che vuol dire in molti casi non vogliono sposare chi le ha prese con la forza. Il concetto stesso di un onore, posto tutto nel corpo di una donna, vacilla.

Ma la vicenda assume importanza politica e giuridica, anche se un po’ in ritardo. Infatti le date sono impressionanti.

La ragazza oppone “il gran rifiuto” nel 1965.

Nel 1981 viene abolita la legge che permetteva a chi violentava una donna, se poi la sposava, di estinguere il reato di rapimento e violenza. Nel 1981!

Nel 1996 infine lo stupro diviene per la legge non più reato contro la morale pubblica e il buon costume (sic!) ma reato contro la persona. Nel 1996!

Altra cosa che stupisce è lei: Franca. E questo mi porta a dire dello spettacolo. Franca dice “no”, ma la sua storia prosegue. Franca, nonostante le più nere previsioni, si sposa e continua a vivere nella sua cittadina, ad Alcamo, nemmeno ha la decenza di andarsene.

Decenza è ironico ovviamente.

Però non dice più nulla, scompare, sceglie una vita normale, che forse per lei è stata straordinaria anche senza quella fama che il suo atto avrebbe potuto darle. Dalle fotografie si vede che era molto bella. Avrebbe potuto, anche allora, diventare un volto noto. Invece no. Un altro no.

Di questo mistero, di questo pudore, di questa difesa del proprio onore, perché onore è anche parola buona e giusta, lo spettacolo, a mio avviso, tiene giustamente conto.

Non è un caso che chi parla della vicenda di Franca e della storia della nostra Italia sono tre donne giovani. Ne parlano con uno scopo anche “educativo”, lo spettacolo è infatti pensato anche per gli studenti delle scuole superiori e invito eventuali insegnanti che mi leggano a contattare il gruppo della LattOria, di sicuro sono su Facebook.

Il testo, molto bello nella sua semplicità sempre però commossa, come di un’emozione trattenuta, che forse è stata proprio di Franca, tratta con estrema delicatezza il tema che è difficile, duro, violento: lo stupro.

Una violenza non solo contro la ragazza, ma contro una intera famiglia, si vorrebbe dire uno stupro di interi popoli, visto quello che accade ovunque alle donne intorno a noi, perché il possesso della donna è il possesso di un popolo. E in ogni caso aldilà del simbolismo, è quella donna, proprio lei a soffrire una violenza così bestiale.

Questo tema è trattato talvolta, miracolosamente, con leggerezza, grazie al contesto storico, spesso alle belle ed efficaci scelte della regia, nell’uso della musica che va dalle Kesslser ai Metallica.

Lo tratta con grande partecipazione, pur senza mai esagerare nell’emotività, scelta facile di primo acchito, ma certo inefficace, l’attrice Sara Urban che sta sul palco da sola e racconta di Franca, delle donne, della storia d’Italia utilizzando pochi, ma efficaci elementi scenici: i simboli della lotta contro i femminicidi, le scarpe rosse, gli ombrellini, la maschera.

Non mi dilungo oltre, lo spettacolo è bello, purtroppo attuale, ma insieme ci racconta molto di come siamo cresciuti e cambiati e ai ragazzi racconta della loro storia, per aiutarli a vivere oggi. Speriamo che in molti lo vedano.

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