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Parole, parole, parole, soltanto parole?

Scritto da Maria Rosa Pantè il 15.12.2017

Ho letto un articolo su una ricerca condotta da antropologi sul ruolo delle storie nell’evoluzione sociale, trovate l’articolo qui.

Secondo questa ricerca, la narrazione ha avuto un grande effetto sull’evoluzione dell’homo sapiens. In un tempo che viene prima, e questa è la cosa che mi ha molto interessato, prima dell’avvento delle religioni organizzate e moralizzatrici.

In base alla ricerca, condotta presso gli Agta, una tribù di cacciatori-raccoglitori delle Filippine, pare che la narrazione veicolasse valori sociali, di cooperazione (perché indispensabili alla sopravvivenza) e di ammaestramento. Erano insomma racconti volti a insegnare, a far cooperare, a ricomporre i conflitti pacificamente. Perché questo serviva alla comunità

Erano anche racconti ecologici, nel senso che indicavano il miglior modo per adattarsi all’ambiente e non per ridurre l’ambiente a nostra immagine e somiglianza distruggendolo.

Erano dunque racconti morali, non moralizzatori e, pare, sorti per il bene del singolo in rapporto alla comunità.

Insomma per la felicità mia, tua, sua, nostra, vostra, loro.

Poi, almeno così si evince, poi sono arrivate le religioni.

Il che mi conferma che le religioni sono una serie di regole per intrappolare molti al servizio di pochi. Sono una serie di norme che poco hanno a che fare con la moralità, la bontà, la spiritualità, la felicità.

Se esiste un Dio, le religioni hanno ben poco a che vedere anche con lui.

Il mio consiglio per il Natale che arriva, una festa che celebra un qualcosa che a tutti fa bene, cioè una nascita, dunque il mio consiglio è: raccontate le vostre storie, raccontate tante storie, ascoltate altrettante storie, tra cui certo quella di Gesù Bambino.

Una bellissima storia di maternità, perché nel generare biologico, creativo, mentale, affettivo, viscerale, maschile, femminile, animale e vegetale, nel generare sta la radice delle storie e le donne e tutti coloro che hanno conservato il loro femminile generativo a Natale trovano la loro storia aldilà delle norme religiose, delle imposizioni sociali ( il pranzo da scoppiare e purtroppo con la carne) e soprattutto delle regole di mercato.

Dunque di qualsiasi appartenenza si sia raccontiamoci storie, per come siamo capaci.

Dedico questa riflessione piccola piccola a una grande, grande narratrice, Lucilla Giagnoni, che ci fa tutti più felici.

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