Gaianews

Uno shock

Scritto da Maria Rosa Pantè il 02.03.2015

È spesso vero che non siamo noi a centrare il bersaglio, ma è lui che cerca noi. Ne scriveva anche in una sua poesia Wislawa Szymborska, parlando della morte, io molto più banalmente parlo di situazioni, coincidenze, sentimenti.

Cercavo in Simone Weil, nei suoi libri, cercavo come scrive Dante di Virgilio e dell’Eneide (Divina Commedia, Inferno canto I):

vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore

che m’ha fatto cercar lo tuo volume.“,

cioè cercare con fame, con amore, con stupore ogni volta per quel che vi si trova. Un cercare continuo.

Insomma cercavo del materiale su un argomento che vorrei approfondire, quando mi sono imbattuta in una sua frase, che si trova nel nel Quaderno IV. Eccola:

I Greci assimilavano all’amore quello shock che provano, in presenza, uno dell’altro, coloro che sono destinati a essere maestro e discepolo.

Io e lei, ho pensato. Siamo io e lei: lo shock dei suoi scritti che hanno cambiato la mia vita. Lo shock dell’incontro con lei come fosse viva.

Ma non è viva, chissà se da viva mi sarebbe piaciuta, se ci sarebbe stato questo amore. Questo shock. La frase è di una bellezza e verità grandi, ma non è granitica.

Io e lei: lo shock è stato solo mio.

Ma non per alcune sue allieve, come si vede dalle lettere che si scambiarono, raccolte nel volume Piccola cara.

A proposito di allievi e maestri, ritorno a Dante: anche per lui il rapporto è sbilenco, anche lui sceglie una guida, Virgilio, già morta. Anche se ha la ventura (perchè lui lo vuole essendo lui autore e personaggio della Divina Commedia) di incontrare Brunetto Latini, il suo maestro.

Ma forse l’incarnazione di questa frase, non a caso detta dai Greci, è Socrate così come ce l’hanno tramandato.

Eppure non so se avrei seguito Socrate. Anche fossi stata un maschio.

Certo tra professori e allievi talvolta accade questo fenomeno, non è frequente, ma possibile.

Nemmeno penso che si possa scindere perfettamente il confine tra maestro e discepolo. Insegnando si impara, sempre e comunque. Nella mia esperienza ho capito che confini netti per fortuna non esistono.

So però che accade di riconoscersi, non importano età, sesso, nazionalità. Accade perché è destino, è evento ineluttabile e ineludibile. Detto così può persino far paura. La frase è potente.

E forse nemmeno amore è la parola più impegnativa, chi è fortunato sa che esistono molti tipi di amore, quanto secondo me la parola shock.

Non sempre questo shock è un fenomeno positivo, qualcuno può diventare un fanatico per seguire un maestro. Anche qui: confini labili e difficili da definire.

Passato lo shock, resta un legame, più o meno intenso naturalmente. Ed è comunque un bene, siamo animali sociali, gli shock emotivi ci rendono la vita un po’ più complessa, ma certo più ricca e più degna.

© RIPRODUZIONE RISERVATA