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Vi segnalo un video “di montagna”

Scritto da Maria Rosa Pantè il 11.05.2015

Una delle mie fortune, invecchiando mi accorgo che di fortune io ne ho parecchio, non foss’altro che per ora ho sempre avuto da mangiare, vivere, studiare e godermi le gioie della vita, insomma una delle mie fortune è che non ho attaccamenti.

Ho radici molto profonde, ma che si spingono in terreni diversi, lontani fra loro e molto vari.

L’idea delle radici mi accompagna soprattutto da quando è morto mio padre, seguito a cinque anni di distanza da mia madre e io sono rimasta sola, non avendo fratelli e sorelle e nemmeno figli o figlie.

Deve anche essere il fatto che sono metà piemontese e metà siciliana, anche questa una bella fortuna.

Nei boschi la prima cosa che cerco sono le radici degli alberi, un reticolo bellissimo che vive, si muove, cerca, studia.

E poi la mia Simone Weil intitola il suo ultimo libro “La prima radice” e vi analizza proprio due fenomeni con cui il mondo dopo la seconda guerra mondiale avrà a che fare e sono: lo sradicamento (ne parlerà anche Pasolini, lei ne scrive nel 1943) e poi il radicamento come possibilità di costruire dopo la terribile guerra una nuova società.

Tutto questo mi porta dunque a essere grata alle mie radici, che sono i classici greco-latini, la cultura cristiana e biblica, e le radici affettive: la Sicilia paterna, ma anche le risaie e certe zone della bassa novarese terra di mia made.

La cosa particolare è che non ci sono le montagne, eppure io le sento dentro di me. Il fatto è che le radici sono dove hai cominciato a guardarti intorno e crescono di giorno in giorno dentro di te: radici mobili appunto.

Io vedo ogni giorno le montagne e non montagne qualsiasi: a pochi chilometri dalla mia cittadina, Borgosesia, io posso vedere il Monte Rosa e siamo subito in un mondo diverso, maestoso e familiare proprio perchè a portata di occhio. La montagna è luogo misterioso e inattingibile, dove però puoi trovare sentieri e percorrerli.

La montagna è luogo impervio e difficile e arduo, ma bellissimo e poetico, anche la Valsesia, il luogo dove abito, è così. Per presentarvela concretamente non ho trovato altro modo se non questo video che vi invito a vedere, poi magari verrete pure a trovarmi.

Lo segnalo perchè è bello, è poetico e attento alla bellezza e poi l’hanno pensato e realizzato dei ragazzi molto giovani, che mi auguro troveranno una strada per esprimere il loro potenziale creativo, la loro passione. I nomi li trovate nel video “Il respiro della  Valsesia” che immagino ora andrete subito a vedere.

https://www.youtube.com/watch?v=unecd_lAMMs

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