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Piove anche sulle istituzioni

Scritto da Renzo Moschini il 23.11.2013

Che i disastri ambientali ormai quasi sempre annunciati rimettano ogni  volta sul banco degli imputati le istituzioni nessuna esclusa è sotto gli occhi di tutti non soltanto per il dramma della Sardegna. E ogni volta riparte -spesso spudoratamente- lo scaricabarile tra stato, regioni, enti locali sulle responsabilità. E non mancano neppure le sortite più sfacciate –vedi Cappellacci- che imperterrito ribadisce che lui continuerà a infischiarsene del piano delle coste e di altri vincoli per  fare ancora quello che ha già fatto con i risultati che vediamo.

alluvione

Ma nessuno oggi ha le carte in regola a nessun livello per potersi chiamar fuori; non può farlo lo stato verso le regioni e gli enti locali perché  a lui fanno capo alcune delle leggi più importanti come quella sul suolo, ma non possono neppure le regioni –vedi appunto la Sardegna- che con gli enti locali devono evitare che come a Olbia le scelte rovinose  all’insegna dell’abusivismo regnino sovrane per anni.

E ancor meno tollerabile è che a fronte di questi fallimenti nel governo del territorio qualcuno cerchi addirittura di approfittarne per mettere gli altri in riga e in maggiore difficoltà. Lo stato lo ha fatto a lungo e non solo nella gestione del suolo dove le sue competenze  sono state gestite all’insegna anche della corruzione come è accaduto con la protezione civile. Ma è stato così anche  in altri ambiti dove le sue competenze –vedi il paesaggio-sono anche ‘costituzionalmente’ garantite. E’ pur vero che come per i bacini idrografici, il paesaggio, la tutela della natura queste competenze devono oggi essere in più d’un caso gestite in collaborazione con le regioni e gli enti locali come dice anche la Costituzione con il nuovo titolo V. Ma è anche vero che proprio qui è cascato l’asino perché stato, regioni e enti locali sono riusciti più che a collaborare a litigare e ora non ci si può illudere però che per fare meglio bisogna ritornare a quel centralismo che ha fatto più danni della grandine.

Se una regione come la Toscana è tornata sulla base anche di una sua consolidata e apprezzata tradizione a rimettere a fuoco con una nuova legge questi problemi a partire proprio dalla difesa del suolo da quelle cementificazioni che lo hanno esposto e non solo sugli argini dei fiumi a danni alle cose e anche alle persone, perché lo stato non dovrebbe compiacersene e avvalersene? Se persino in tempi di magra finanziaria come quelli attuali si scopre che da più parti non si è riusciti neppure ad utilizzare  al meglio neppure i fondi comunitari che richiedono una capacità progettuale del sistema istituzionale e non soltanto di qualcuno dei suoi livelli,  non è giunto il momento di rifare –anzi di fare finalmente squadra? 

Che Cappellacci di tutto ciò se ne infischi non può sorprendere anche se è scandaloso.

Ho trovato invece sorprendente la dichiarazione di Renzi che accusa le regioni di essere dei microstati che pretendono di poter governare tutto. Poi però reclama il superamento del bicameralismo perfetto e quindi il Senato delle autonomie che dovrebbe servire -come è noto- ad assegnare alle regioni e alle comunità locali un ruolo ‘statale’ sul modello  operante in diverse realtà europee. 

Un ruolo insomma non certo da ridimensionare.

Il nostro assetto istituzionale è già fin troppo rottamato da poterci permettere altre stramberie e non soltanto in Toscana.

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  • Fabio Esposito scrive:

    Argomento davvero interessante… la collaborazione tra Stato, regioni e comunità locali è a mio parere essenziale, affinchè si evitino gli scempi ambientali visti negli ultimi anni. La sostenibilità ambientale è uno dei capisaldi del Societing, un modo di fare società in maniera etica, con la giusta sensibilità verso tematiche quali il rispetto dell’ambiente e progetti sostenibili.