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La cultura scientifica e il senso comune: la sfida della complessità

Scritto da Aldo Di Benedetto il 13.03.2014

Molto spesso, i termini complicato e complesso sono confusi e utilizzati indistintamente, ma la differenza è sostanziale in quanto ciò che è complicato può essere analizzato, semplificato, risolto e ordinato. Il termine complesso, invece, la cui accezione più chiara è quella di essere tessuto insieme, presuppone relazioni e rapporti di interdipendenza che per essere compresi non possono essere scissi, ma richiedono un approccio olistico, interdisciplinare e creativo.

Complicato: da complicatus, ovvero “con pieghe”: che può essere spiegato dalla scienza classica

Complesso: da complexus, ovvero “tessuto insieme”, con intrecci, che non può essere spiegato dalla scienza classica.

 

Complessità

Ciò che è complicato può essere sempre semplificato, ridotto, mantenendo forma e struttura: i pezzi di un’automobile possono essere smontati e rimontati, garantendone il funzionamento

Complessità

Ciò che è complesso se lo voglio semplificare lo distruggo.  L’agire su uno o pochi elementi di un oggetto complesso comporta necessariamente conseguenze su tutti gli altri elementi.
(es.: i fili che tessono un tappeto)

Ciò che è complesso si fonda su relazioni tra elementi diversi: agire sulla complessità significa  agire su relazioni

Complessità

Un organismo vivente è un sistema complesso

 

Il paradigma

I paradigmi rappresentano gli occhiali con cui interpretiamo la realtà,  una cornice all’interno della quale noi diamo un senso alle nostre idee e organizziamo la nostra conoscenza. Il paradigma, tuttavia, ha il potere di mascherare tutto ciò che esula dai suoi presupposti epistemologici.
Nel saggio “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, Thomas Kuhn ha definito il paradigma «una costellazione di concetti, percezioni, consuetudini e valori che creano una particolare visione della realtà;  per questo i paradigmi sono il frutto dell’educazione delle persone, essi rappresentano «gli occhiali attraverso cui vediamo la realtà …  hanno il potere di rendere ciechi verso tutto ciò che non è ipotizzabile al di fuori del paradigma stesso».

Il paradigma deterministico e meccanicistico ci ha consentito enormi progressi nella conoscenza dell’infinitamente piccolo, ma ci ha lasciato in eredità una scienza fredda, disintegrata in frammenti. 

Oggi, attraverso il paradigma della complessità, abbiamo la grande opportunità di ricongiungere quei frammenti, di interconnettere e solidarizzare le conoscenze. Allora, il moderno paradigma della complessità assume un grande valore per la ricerca scientifica in generale e, in particolare, per lo studio dei sistemi viventi, poiché si pone oltre la specializzazione, consentendo sconfinamenti interdisciplinari e transdisciplinari, finalizzati alla ricomposizione di una visione unitaria e sistemica. Peraltro, la sfida della complessità non riguarda solo l’area della conoscenza scientifica, ma riverbera le sue potenzialità sulla nostra cultura, sulla società e sull’economia, in definitiva sul nostro senso comune.

Ma vediamo cosa è avvenuto nel corso degli ultimi tre secoli nel campo della ricerca scientifica.

Dal 1637, quando Cartesio pubblicò “Il discorso sul metodo”, quattro principi fondamentali hanno guidato il pensiero degli scienziati: ordine, riduzione, separazione e razionalizzazione. Il fascino delle scoperte di Galileo, svelato da corpi in caduta che possono essere illustrati con una legge universale, assieme alla grandiosa sintesi della meccanica newtoniana, ha raggiunto strabilianti risultati attraverso un percorso che ha rivoluzionato le basi della conoscenza scientifica. Di conseguenza, l’idea di un universo organico e spirituale, di stampo medievale, fu sostituita con la metafora dell’orologio governata da leggi eterne e il pensiero analitico ha assunto quel ruolo che riduce in pezzi i fenomeni complessi, li isola e ne deduce il comportamento del tutto.  

Il mondo come macchina perfetta

La cornice concettuale creata da Galileo e da Cartesio – il mondo come macchina perfetta – fu completata trionfalmente da Isaac Newton, la cui grandiosa sintesi fu il coronamento dei risultati della scienza moderna

Meccanica newtoniana

Aforismi newtoniani:

“La verità  si ritrova sempre nella semplicità e non nella complessità e confusione delle cose”

“Gli autori più moderni, come i più antichi, lottano per subordinare i fenomeni della natura alle leggi della matematica”

“Posso misurare il moto dei corpi e non l’umana follia”

Newton_ Principia

L’utilizzo del linguaggio matematico e l’essenza del calcolo hanno aggiunto la piena legittimazione alla più espressiva rappresentazione del determinismo, il demone di Laplace, secondo il quale un’intelligenza in grado di sottomettere i dati all’analisi sarebbe capace di conoscere il futuro come il passato, per cui nulla sarebbe incerto.  

Laplace e il determinismo causale

Laplace sperava che l’umanità avrebbe migliorato la sua comprensione scientifica del mondo e credeva che, anche se essa fosse stata completata, essa avrebbe ancora avuto bisogno di una straordinaria capacità di calcolo per determinarla completamente in ogni singolo istante.

Anche la fisiologia degli esseri viventi ha riconosciuto nel dogma meccanicistico la sua natura primaria. 
In campo biomedico, tale modello ha avuto il suo maggiore successo con la scoperta della circolazione sanguigna da parte di William Harvey. Nella seconda metà del XIX secolo, Rudolf Wirchof ha preconizzato l’avvento della teoria cellulare, concentrando l’attenzione dei ricercatori dall’organismo alla cellula. 

Rudolf Wirchof  e Louis Pasteur

In seguito Louis Pasteur, attraverso la ricerca microbiologica, ha gettato le basi per la nuova scienza della biochimica e ha focalizzato l’attenzione sui germi, ritenuti la causa determinante di numerose malattie. A sua volta, la scoperta delle leggi dell’ereditarietà ha segnato l’avvio della ricerca genetica e delle sue fantastiche evoluzioni, che saranno perfezionate a metà del XX secolo con la scoperta del codice genetico.  

Come ha scritto il premio Nobel per la fisica, Stefen Weinberg, “tutte le frecce esplicative puntano verso il basso”, una dichiarazione questa che coinvolge la società, le persone, gli organismi, gli organi, le cellule, gli atomi fino alle particelle elementari.

Il paradigma riduzionista è stato, dunque, il fondamento della scienza classica e del successivo sviluppo delle specializzazioni e della tecnoscienza.  Di conseguenza, la visione separatrice e riduttiva della natura ha consegnato agli specialisti e tecnocrati il potere della conoscenza, alimentando la frammentazione e il conflitto tra le discipline, la creazione delle iperspecializzazioni, l’appropriazione da parte di esperti e scienziati di un numero crescente di problemi vitali. A parere dell’illustre sociologo contemporaneo Edgar Morin  “Il principio di ordine ha dissolto la complessità attraverso la semplificazione”.

Da par suo, il biologo austriaco Ervin Chargaff – colui che ha messo in luce le regole di accoppiamento delle basi del DNA – ha scritto: “Nella nostra caccia ai frammenti abbiamo smarrito le sublimi fattezze della vita. Adesso addirittura non si tratta più di numerare i frammenti, ma anche di individuarne la composizione. Non percepiamo più figure viventi, ma solo componenti delle quali, però, vogliamo sapere sempre di più: ne è dovuta passare di acqua sotto i ponti prima che potessimo arrivare a questo punto. All’inizio c’erano più stregoni che apprendisti, poi sono rimasti gli apprendisti, alla fine solo scope.” 

Non percepiamo più figure viventi, ma solo componenti delle quali, però, vogliamo sapere sempre di più”.  L’uomo macchina di Julien La Mettrie, assurto a simbolo di un’epoca di grandiose conquiste tecnologiche,  ha visto trionfare il concetto di potenza e di dominio sulla natura.

Continua con la seconda puntata

 

 

 

 

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