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Bambino paleoindiano cremato mostra scorcio di vita vissuta in Alaska durante l’ultima glaciazione

Scritto da Federica di Leonardo il 25.02.2011
Beringia, l'area dell'attuale stretto di Bering che ha permesso alle popolazioni che vivevano in Siberia di migrare in Nord America

Beringia, l'area dell'attuale stretto di Bering che ha permesso alle popolazioni che vivevano in Siberia di migrare in Nord America

Gli scienziati hanno scoperto lo scheletro di un bambino paleoindiano cremato nei resti di una casa di 11.500 anni nel centro dell’Alaska. I risultati rivelano una scorcio di vita domestica che mancava ai ricercatori sui primi uomini che abitarono la regione, e che furono i primi a scoprire e colonizzare le Americhe ben prima dei Vichinghi e di Cristoforo Colombo. 

La scoperta, fatta da Ben Potter dell’Università di Fairbanks in Alaska e colleghi, è apparsa sul numero del 25 febbraio della rivista Science.

“Il sito è davvero spettacolare  nel vero senso della parola”, ha detto Potter. “La cremazione è abbastanza significativa, ma il contesto del ritrovamento è anch’esso molto importante.”

IA differenza dei siti di caccia temporanei e altri siti di lavoro specializzati che ci hanno fornito gran parte degli esempi di prime abitazioni del Nord America, la casa scoperta di recente sembra esser stata una casa stagionale, utilizzata durante l’estate. I suoi abitanti, tra cui donne e bambini, si nutrivano di pesci, uccelli e piccoli mammiferi nelle vicinanze, secondo il gruppo di Potter.

“Prima di questa scoperta sapevamo che i paleoindiani cacciavano animali di grandi dimensioni come bisonti o alci con armi sofisticate, ma la maggior parte dei siti che abbiamo studiato erano campi di caccia. Ora sappiamo che qui vivevano bambini piccoli e donne. Quindi, questo è un pezzo del sistema sociale di questi antichissimi abitanti delle Americhe di cui non avevamo assolutamente nessuna testimonianza”, ha detto.

“Come parte del ‘ponte di terra’ rappresentato dalla penisola siberiana e dall’Alaska, quest’ultima regione era un crocevia importante fra l’Antico e il Nuovo Mondo. Questo studio rappresenta un contributo fondamentale alla nostra comprensione dei primi abitanti  della Beringia e della loro cultura”, ha detto Brooks Hanson, Vicedirettore, di Fisical Science, a Science.

Il bambino morì probabilmente – non è chiaro come – prima di essere cremato in una grande fossa nel centro della casa. Questa fossa aveva diversi scopi, tra cui quello di cucina e dello smaltimento dei rifiuti. Dopo la cremazione, la buca fu sigillata e la casa abbandonata, dicono  i ricercatori.

Il nome del sito in cui questa scoperta ha avuto luogo, “Alto Sun River”, è la traduzione dall’Apache di un posto vicino, Xaasaa Na. Il sito si trova all’interno di un campo di dune nella foresta boreale della pianura Tanana. Il bambino è stato chiamato Xaasaa Cheege Ts’eniin (Bimbo dell’alto Sun River) dalla comunità locale, la Healy Lake Tribe.

Il piano della casa era stata scavata circa 27 centimetri sotto la superficie del terreno originale. Le macchie colorate nel sedimento suggeriscono che alcuni pali potevano essere stati utilizzati per sostenere le pareti o il tetto, anche se non è chiaro come quest’ultimo poteva essere fatto. Non è stata ancora completamente scavata l’intera abitazione, quindi la sua dimensione totale è ancora sconosciuta.

Il pozzo al centro è di forma ovale e di circa 45 centimetri di profondità. Negli strati di sedimenti sotto lo scheletro del bambino, i ricercatori hanno trovato ossa di salmone, scoiattoli di terra, di una pernice bianca e altri resti di piccoli animali. 

Solo circa il 20 per cento dello scheletro bruciato si è preservato. I resti non riescono a svelare il sesso del bambino, ma non includono denti, cosa che ha permesso ai ricercatori di concludere che il bambino avesse circa tre anni. I resti non hanno mostrato segni di lesioni o malattia, anche se questo non è sorprendente, dal momento che la maggior parte dei problemi di salute non lasciano tracce nelle ossa.

Il team di Potter non ha trovato oggetti che fugessero da corredo. I ricercatori hanno trovato due pezzi di ocra rossa insieme con lo scheletro, ma il loro significato non è chiaro. Infatti l’ocra rossa ha fatto parte di sepolture in tutto il mondo, ma ha anche molti altri usi.

Questa mancanza di oggetti simbolici è tipico di una società mobile di cacciatori-raccoglitori come quello dell’ Upper Sun River, secondo Potter. Non dovrebbe essere interpretato come un segno che la morte del bambino sia stata trattata con indifferenza, aggiunge.

“Tutte le prove, anzi, indicano che hanno fortemente reagito all’evento. La sepoltura era all’interno della casa. Se si pensa alla casa come il centro di molte attività residenziali essenziali come cucinare, mangiare, dormire, e si considera il fatto che hanno abbandonato la casa subito dopo la cremazione, questa è una prova piuttosto convincente del trattamento attento nei riguardi del bambino”, ha detto Potter.

Mentre i risultati certamente stanno provocando domande sulla storia di questa particolarissima e rara testimonianza di lutto, per Potter e gli altri archeologi il sito è forse ancora più importante per ciò che dice circa gli stili di vita delle prime persone che hanno vissuto nella regione.

Anche se molti particolari sono ancora in discussione, i ricercatori credono ormai all’unanimità che i primi abitatori dell’America del Nord provenissero, attraverso il ponte di ghiacci sullo stretto di Bering, dalla Siberia poco tempo prima della fine dell’ultima era glaciale, circa 13.000 anni fa o anche prima. Le prove archeologiche di questo periodo, tuttavia, sono scarse, soprattutto nelle regioni del nord vicino al Mare di Bering, note come Beringia.

Si conoscevano finora pochissimi siti archeologici appartenenti a questa popolazione, vissuta in Alaska per circa 2000 anni durante l’era glaciale. Gli strumenti di pietra provenienti dall’Alaska rientrano in una categoria nota come tecnologia a micro lame, che consiste nella realizzazione di pietre di piccole dimensioni, simili a lame di rasoio. Al contrario, i più noti abitanti dell’America del centro-nord non facevano uso di microlame. In effetti, i manufatti in pietra, insieme alla struttura della casa e ai tipi di resti di animali trovati nell’Upper Sun River sembrano più simili a quelli del Lago Ushki in Siberia.

“Abbiamo scoperto che la tecnologia di queste popolazioni collega l’Alaska con il Vecchio Mondo”, ha detto Potter.

I ricercatori hanno dibattuto se la gente che viveva in Alaska durante il tardo Pleistocene e l’inizio dell’Olocene fosse tutta parte di un più ampio gruppo culturale o se appartenessero a gruppi diversi. Gli strumenti e gli altri resti dell’Upper Sun River e le loro analogie con alcuni altri della regione supportano la prima ipotesi, secondo Potter ed i suoi colleghi.

Esistono differenze tra i siti, ma queste possono riflettere la versatilità di questo popolo, con i diversi membri che svolgevano compiti diversi, come la caccia ad animali di grandi dimensioni o il foraggiamento dei piccoli mammiferi e uccelli durante i diversi periodi dell’anno, sostengono i ricercatori.

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