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La ‘via dell’oro’ della preistoria dalla Cornovaglia all’Irlanda

Scritto da Leonardo Debbia il 10.06.2015

Gli archeologi dell’Università di Southampton hanno trovato le prove dell’esistenza di un antico percorso per il commercio dell’oro tra il sud-ovest del Regno Unito e l’Irlanda.

Lo studio ipotizza che tra i due Paesi si sia cominciato a commerciare oro già a partire dalla prima Età del Bronzo (2500 a.C.).

La ricerca, che è stata condotta in collaborazione con l’Università di Bristol, ha utilizzato una nuova tecnica per determinare con esattezza la composizione chimica di alcuni dei primi manufatti in oro rinvenuti in Irlanda.

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Cercatori d’oro setacciano la sabbia di un fiume in Irlanda (crediti: Chris Stanfish)

I risultati mostrano che, per la realizzazione di questi oggetti, gli artigiani dell’epoca, a fronte dell’oro irlandese, preferirono l’oro importato da un’altra regione, presumibilmente la vicina Cornovaglia.

Chris Standish, archeologo dell’Università di Southampton e autore principale dello studio, dichiara: “Questo è un risultato inaspettato e particolarmente interessante in quanto suggerisce che in Irlanda, durante l’Età del Bronzo, coloro che producevano manufatti, nonostante la possibilità di attingere alle risorse aurifere della regione, preferirono adoperare materiale importato da fuori regione”.

“E’alquanto improbabile che gli antichi abitanti d’Irlanda non sapessero estrarre l’oro, dato che conoscevano le attività estrattive di una gran quantità di altri metalli”, ipotizza Standish. “E’ più probabile invece che una origine ‘esotica’ fosse più apprezzata come una proprietà-chiave dell’oro e che questa fosse la ragione principale per la sua importazione”.

I ricercatori hanno utilizzato una tecnica avanzata, chiamata ablazione con il laser e la spettrometria di massa, per campionare l’oro dei primi 50 manufatti dell’Età del Bronzo esistenti nelle collezioni del Museo Nazionale d’Irlanda, quali ornamenti per ceste, braccialetti e collane.

L’ablazione è un processo di rimozione di materiale da una superficie solida con il laser. Una volta rimosso, il materiale viene sottoposto alla spettrometria di massa, procedimento con cui si individua l’abbondanza di ioni di una sostanza e, senza addentrarci oltre, permette di conoscere la struttura chimica del materiale in analisi.

Gli studiosi hanno poi misurato isotopi di piombo in piccoli frammenti e fatto un confronto con la composizione dei depositi auriferi trovati in varie località della regione.

Dopo ulteriori analisi, gli archeologi hanno concluso che l’oro di cui erano formati gli oggetti proveniva molto probabilmente dalla Cornovaglia, anzichè dall’Irlanda, forse estratto e commercializzato come prodotto dell’industria mineraria.

“Forse quello che più è interessante è che in quel periodo in Cornovaglia e nel Sud della Bretagna circolasse molto meno oro rispetto all’Irlanda”, dice Standish. “Questo implica che l’oro lasciava la Cornovaglia perché i cercatori che lo estraevano ritenevano che avesse un valore commerciale maggiore di altri beni, per loro più ‘desiderabili’ e di cui allora potevano aver bisogno”.

Spiegando meglio, oggi l’oro è sinonimo di ricchezza ed è legato all’economia, dal momento che sostiene le valute in gran parte del mondo.

Forse, però, non è stato sempre così.

In alcune società all’oro venivano attribuiti poteri soprannaturali o magici, e così il prezioso metallo poteva giocare un ruolo importante in un mondo governato dalle credenze piuttosto che dagli interessi economici.

Il valore e il significato dell’oro può aver assunto significati diversi da regione a regione.

Alistair Pike, co-autore dello studio presso l’Università di Southampton, aggiunge: “I risultati di questo studio sono una scoperta affascinante. Dimostrano che non vi è stato un valore e un significato universale e univoco per l’oro, almeno fino a quando sono comparse le prime monete d’oro, quasi 2000 anni fa.

Le economie preistoriche furono guidate da fattori più complessi rispetto al commercio delle merci e il sistema di credenze ebbe sicuramente un ruolo di tutto rispetto”.

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