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FOCUS/ Armi & povertà. Italia ai primi posti nell’esportazione di armi

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 28.02.2011

Bambini soldatoMentre in Libia le “BERETTA” dell’industria bellica italiana stanno contribuendo all’uccisione di migliaia di persone dal 17 febbraio di quest’anno, in Paesi come l’Eritrea, Congo, Nigeria, Botswana, Ruanda la stessa casa produttrice – consensualmente ai cartelli creati con altre imprese belliche dell’Occidente – sta contribuendo al massacro di migliaia di civili i.i. donne e bambini, che anzi rappresentano un buon 48% su un totale di 18,6 milioni di persone decedute in conflitti interni alle stesse regioni, come nel caso del conflitto nigeriano – secondo le stime dell’UNCHR. Proprio a proposito del conflitto nigeriano, le armi importate dal paese rappresentano una quota del Pil pari al 36,75% su un totale di circa 1,5 miliardi di dollari che, se ripartiti per il numero di abitanti, ci danno un Pil pro-capite di circa 600 dollari a persona all’anno, circa 500 euro.

Non dissimile è il caso del Ruanda, dove anche lì i guerriglieri di fede islamica si sono “armati” grazie alle industrie belliche occidentali e, nel primo dopoguerra, dall’URSS. In alcuni paesi in via di sviluppo (pvs) il riarmo comporta l’impiego dei fondi destinati allo sviluppo economico – è stato il caso sia della Nigeria, del Botswana e del Ruanda, dove gruppi di guerriglieri locali hanno la fanno da padroni anche sulla politica economica – analogamente alle lobby dei paesi a democrazia parlamentare.

Dal 6 aprile 1994 il Ruanda è il teatro di uno dei più spaventosi massacri del nostro secolo. Quella che viene in genere definita una guerra tribale fra Hutu e Tutsi è in realtà una lotta per il potere. Prima del periodo coloniale essere Hutu o Tutsi non faceva alcuna differenza in Ruanda. Inoltre i Tutsi, esclusi i due gruppi privilegiati degli Abanyginya e degli Abega, venivano trattati come la maggioranza hutu. Quello che era importante era invece l’appartenenza ad uno degli innumerevoli sottogruppi. Le cose cominciarono a cambiare quando le potenze coloniali misero i due popoli uno contro l’altro. Enormi responsabilità sul Ruanda le ebbero la Germania (prima nazione a colonizzare il Ruanda) e nel 1918 il Belgio, a seguito del passagio di mano della “colonia” dallo stato tedesco a quello belga dovuto alle conseguenze belliche del Primo conflitto Mondiale.

Nell’agosto del 2010 si sono svolte le elezioni presidenziali, il cui vincitore è stato il presidente uscente Paul Kagame, con il 93% dei consensi elettorali. Il clima pre-elettorale è stato molto teso, e le elezioni sono state considerate non democratiche e prive di trasparenza, in quanto gli avversari politici di Kagame (Victoire Ingabire, Bernard Ntaganda e Frank Habineza) non hanno potuto correre per le presidenziali. Tra questi, Victoire Ingabire ha chiesto alla comunità internazionale di annullare l’esito di queste elezioni. Attualmente non esistono mass media indipendenti, in quanto i tre più importanti giornali – Umuseso, Umuvugizi e Umurabyo – sono stati chiusi. Inoltre, alcuni giornalisti sono stati uccisi.

Molto significativa è a tal proposito la posizione della Banca Mondiale, che vuole garanzie sui fondi che verranno destinati al Ruanda, nel senso che almeno il 70% dei fondi dati al Paese di Paul Kagame dovranno essere impiegati in spesa produttiva ed il restante 30% in spesa improduttiva, ma relativa alle infrastrutture del paese.

Non dissimili sono le situazioni di Nigeria, Congo e Botswana, con l’unica eccezione che la popolazione del Ruanda di circa 9 milioni di abitanti (e destinata a raggiungere i 12,5 milioni ) è a maggioranza di religione cattolica per il 74%, per il 25% animista e solo l’1% islamica. La capitale Kigali è tra le più popolose –  come densità – dell’Africa e il sottosuolo è estremamente ricco di minerari.

Dopo anni di forti critiche all’URSS, che vendeva per mezzo di accordi con i vari governi del Sud Africa pre “apartaid” le armi che poi venivano rivendute agli altri paesi africani, gli Usa con la loro industria bellica ne hanno fatto un business non solo in paesi africani ma anche in paesi come Iraq, Afghanistan, Iran con introiti per circa 40,9 miliardi di dollari (circa + 3 miliardi di dollari in più rispetto alla media del triennio 2007-2010). Gli stessi Usa, con un rapporto del Congressional Research Service ripreso dal quotidiano “New York Times”, sottolineavano come l’Italia, con un introito pari a 3,7 miliardi di dollari, è al secondo posto per la vendita di armi.

La cosa sconcertante è che tra le armi vendute dagli Usa la percentuale del 21-23% riguarda fonti per la costruzione di armi di distruzione di massa – biologiche, nucleari, chimiche. Al 2° posto nella vendita di armi di distruzione di massa c’è la Cina.

* Le cifre di riferimento sono state elaborate da Eurostat, ECB, FMI, WB

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  • Francesco Collura scrive:

    Purtroppo mi spiace per te ma l’informazione è evoluzione continua enon conoscenza assoluta .
    Ti rinvio all’arresto del consigliere regionale lombardo pubblicato sia dai media italiani (espresso, la stampa, il giornale , la repubblica , il messagero) sia alla stampa meno politicizzata come Wall Street Journal , Daily Mirror o Economist o meglio ancora Financial Times o El Paìs.
    Di seguito il link per maggiori info in merito alla vendita delle armi da parte della Beretta all’Eritrea .

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-segreti-di-prosperini/2123766

    http://www.exportstrategico.org/testi%20pdf/new%20doc/Decisione%20Cons%202010_127%20Eritrea.pdf

    Così come non è vero il fatto che dici quello che la stampa italiana ha dichiarato ti invito a consultare la risoluzione del Consiglio Europeo 2010/127/PESC DEL 1° MARZO RELATIVO A MISURE RESTRITTIVE PER L’ERITREA OVVIAMENTE CON RIFERIMENTO ALLA RISOLUZIONE DELL’ONU UNSCR 1862 DEL 2009 DOVE SI PARLA DI GIBUTI E SOPRATUTTO ERITREA MA NON DI….TRATTORI E LE ARMI SECONDO STIME DELL’ONU LE ARMI RUSSE SONO SOLO IL 3% (VEDI STATISTICS)

    Ps.: inoltre altre informazioni possono essere estrapolate dai dati di FMI e Banca Mondiale, destagionalizzando i dati di bilancio ovviamente e scernendo i paesi singolarmente e non per macro area. Comunque vedi il link sopra e se vuoi posso darti maggiori informazioni.

  • Walter scrive:

    Lette le prime righe dell’articolo, non ho potuto continuare…
    Conosco abbastanza bene l’armamentario dell’esercito eritreo e posso assicurare che non esistono prodotti della Beretta. Le armi in dotazione a quello esercito sono tutte eslusivamente di
    produzione russa; non aquistate, ma sottratte all’esercito etiopico. Come, tra l’altro, da dichiarazione alla stampa italiana, il presidente Isayas sarebbe propenso, avendone la disponibilità, all’aquisto di trattori e non armi.
    Cordialmente