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Libia/ Intervista ad uno degli ultimi italiani rientrati dall’aeroporto di Tripoli

Scritto da Chiara Pane il 02.03.2011

Libia, aeroporto di Tripoli

Libia, aeroporto di Tripoli

Il ritorno in Italia dei nostri connazionali presenti in Libia “procede molto bene, abbiamo con successo rimpatriato la maggior parte degli italiani, ne rimangono poche decine che sono segnalati e che rimpatrieremo nelle prossime ore”. Lo ha detto il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, in un’intervista a Rai News lo scorso 27 febbraio.

A causa dell’aggravarsi della situazione presso l’aeroporto di Tripoli però, Alitalia, in linea con quanto deciso da altre compagnie aeree, ha sospeso ormai da alcuni giorni i voli di linea sulla destinazione fino a che non saranno ripristinate le necessarie condizioni operative. Lo ha reso noto proprio la compagnia sottolineando che nello scalo libico ”è compromessa la possibilità per i passeggeri di raggiungere i gate d’imbarco, non funzionano i collegamenti telefonici interni e internazionali, sono a rischio le misure di sicurezza e i servizi di handling e di assistenza”.

Nonostante ciò, Alitalia resta in costante contatto con l’Unità di Crisi della Farnesina, con la quale ha collaborato sin dal manifestarsi dei primi segni dell’emergenza in Libia, per attivare, ove necessario, ulteriori voli speciali per il rientro di cittadini italiani, laddove siano però garantite le condizioni minime di sicurezza operativa e per l’accesso all’aeroporto.

Abbiamo intervistato un siciliano – che ha preferito rimanere anonimo – rimpatriato con il volo speciale del 22 febbraio che Alitalia ha attivato per conto del Ministero degli Affari esteri, atterrato a Fiumicino intorno alle 20:30.

Intervista

Questo si trovava da circa un mese nella raffineria di Mellitha sulla costa libica a 130 Km dalla Tunisia.

Ha raccontato: “Nel tragitto da Sabratha a Tripoli c’erano numerosi posti di blocco allestiti da ribelli armati con legni e spranghe di ferro. Ci hanno fermato 4 o 5 volte chiedendoci da dove provenissimo, di che nazionalità fossimo e dove fossimo diretti. Il nostro autista, un uomo libico, rispondeva sempre dicendo che eravamo diretti a Tripoli in aeroporto, e a questa risposta loro reagivano sempre male, ma poi ci lasciavano passare.” Ha poi aggiunto: “Eravamo in 5 e viaggiavamo abbastanza spaventati, ma il peggio è stato il penultimo posto di blocco, formato da circa 50 uomini. Sentendo che eravamo diretti a Tripoli ci hanno detto chiaramente che non potevamo proseguire e dopo l’insistenza del nostro autista hanno iniziato a colpire la nostra auto con calci e colpi di bastone. Hanno anche provato a tirarci fuori con la forza dalla macchina. Solo dopo qualche minuto di vero panico sono intervenuti altri uomini dello stesso gruppo di manifestanti a difenderci e alla fine ci hanno fatto passare. Abbiamo proseguito il tragitto senza più riuscire a dire una parola.”

L’uomo ha poi raccontato del loro arrivo all’aeroporto di Tripoli, sottolineando come senza il sostegno della Farnesina, sarebbe stato impossibile partire: “In aeroporto c’erano migliaia di persone, era impossibile raggiungere l’area imbarchi. Ci siamo riusciti solo grazie all’aiuto degli operatori della Farnesina, coadiuvati dalle forze dell’esercito libico, che hanno creato un cordone legato, che ha penetrato la folla fino a dentro l’aeroporto. Gli operatoti strillavano continuamente «Alitalia, Roma, Alitalia, Roma», e le grida si mescolavano al vociare di quegli uomini esausti.”

 

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