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Siria, morti due giornalisti occidentali e un blogger siriano

Scritto da Chiara Pane il 23.02.2012
Marie Colvin, uccisa ad Homs

Marie Colvin, uccisa ad Homs

Homs, due giornalisti occidentali e un blogger siriano sono rimasti uccisi nel bombardamento di ieri mattina del centro stampa di Baba Amr in cui si trovavano. Fonti locali riferiscono l’assoluta colpevolezza delle forze fedeli al regime, ma alcune fonti della stampa locale smentiscono parlando di un attacco terroristico. Nei bombardamenti sarebbero morte circa 70 persone.

Si tratta della giornalista Marie Colvin, 55enne statunitense inviata del Sunday Times, e del giovane talentuoso fotoreporter Rémi Ochlik di 28 anni. Insieme a loro ha perso la vita anche il video blogger siriano, Rami al-Sayed. Ci sarebbero inoltre altri quattro feriti fra cui la giornalista francese, Edith Bouvier, colpita alla gambe come riferisce l’agenzia di stampa AFP. Questo non è il primo caso in cui vengono uccisi giornalisti occidentali nella città di Homs: lo scorso 11 gennaio venne ucciso un giornalista francese, Gilles Jacquier, inviato dell’emittente televisiva France 2.

Marie Colvin era una giornalista di guerra conosciuta non solo per i suoi reportage – l’ultimo diffuso proprio martedì dalla CNN – ma anche per la benda nera che portava all’occhio. La donna era rimasta ferita, perdendo l’occhio, in un attentato mentre si trovava nello Sri Lanka. Neanche il grave incidente le aveva però impedito di continuare la sua attività di inviata in zone di guerra. L’anno scorso aveva seguito le rivolte arabe in Tunisia, Egitto e Libia. La sua ultima relazione dalla città di Homs, inviata qualche ora prima di essere uccisa, descriveva la morte di un bambino rimasto ferito nell’esplosione di una bomba a mano.

Neanche il francese Rémi Ochlik, nonostante la sua giovane età, era alla prima esperienza. La sua carriera di fotoreporter di guerra era iniziata nel 2004 ad Haiti durante la caduta dell’ex presidente Jean-Bertrand Aristide. A quell’epoca solo 20enne aveva affermato: “Ho 20 anni e non ho veramente voglia di morire, darei tutto per essere lontano da qui, molto lontano”. Ma la paura provata durante la sua prima “avventura” non lo ha fermato e la sua carriera è proseguita in modo brillante. Nel 2005 ha persino fondato un’agenzia di fotografia, la “IP3 press”, con l’obiettivo di raccontare i conflitti del mondo, che l’anno scorso avevano condotto anche lui in Tunisia, Egitto e Libia e questa’anno nella martoriata Siria. Il suo sito internet www.ochlik.com è ricco di fotografie suggestive, grazie alle quali ha anche vinto numerosi premi fra cui il World Press Photo edizione 2012 per la categoria general news con un ampio reportage sulla rivoluzione libica.

Nicolas Sarkozy è prontamente intervenuto sottolineando “l’importanza di avere uomini coraggiosi disposti a raccontare ciò che succede nei luoghi di conflitto” e affermando che la morte dei due giornalisti “mostra chiaramente che il regime deve andare via”. Intervistato il ministro degli affari esteri francese, Alain Juppé, ha invece dichiarato: “Damasco dovrà rispondere per la morte dei due giornalisti”. Il ministro ha affermato che è pieno interesse della Francia “fare luce” sull’accaduto. A tal proposito è stato convocato l’ambasciatore siriano a Parigi. Il ministro ha, inoltre, precisato di aver richiesto al governo di Damasco un “accesso sicuro per portare medicinali e per soccorre i feriti”, fra i quali figura anche la giornalista francese coinvolta nel bombardamento di ieri mattina. Questa operazione di soccorso sarà realizzata grazie al sostegno del Comitato della Croce Rossa Internazionale (CICR), che già lunedì aveva annunciato di essere riuscito ad avere dei colloqui riservati con Damasco per ottenere delle pause quotidiane dei bombardamenti di almeno due ore. L’iniziativa del CICR ha ricevuto il sostegno di gran parte della comunità internazionale, tra cui la Francia, gli Stati Uniti e la Russia. Quest’ultima però continua a deludere la comunità internazionale. Si è infatti fermamente opposta alla creazione di corridoi umanitari, che la settimana scorsa gli era stata proposta dalla Francia, durante i colloqui fra i ministri degli esteri dei rispettivi Paesi. “Questo non può che aggravare la situazione e condurre a confronti militari gravi” ha commentato il governo di Mosca riferendosi ai corridoi.

Neanche il consiglio nazionale siriano condivide la posizione della Russia ed ha ribadito: “i corridoi umanitari potrebbero essere garantiti se la Russia si impegnasse a far rispettare al regime il diritto di accesso dei convogli, riducendo così la necessità di coinvolgere mezzi militari”.

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  • Pierpaolo scrive:

    Ma non dovevano averle strappato anche la lingua?
    O solo l’occhio?