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Somalia, bombardamento aereo contro le basi dei pirati

Scritto da Chiara Pane il 16.05.2012

Mappa dell'area sotto l'influenza dei pirati somali

Somalia, bombardamento aereo contro le basi dei pirati organizzato dall’Operazione Atalanta. Il raid aereo era stato precedentemente concordato con il governo federale di transizione somalo, in seguito alla decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 23 marzo scorso.

La Somalia è il primo esempio di failed state dal 1991. Tutti i tentativi messi in atto per mediare un accordo di pace e creare strutture statali di transizione hanno fallito. In assenza di istituzioni e di forze dell’ordine e sfruttando la dilagante povertà, la pirateria è diventata un business facile.

La pirateria al largo delle coste somale è rimasto un problema latente per anni, ma nel 2008 a causa dell’escalation del numero degli attacchi, si è trasformato in una vera e propria sfida internazionale entrando nell’agenda di sicurezza  dell’Unione Europea (UE).
Difatti, se nel 2008 gli attacchi sono stati 111, di cui 42 andati a segno, nel 2009 sono aumentati e le navi assaltate sono state 204. Grazie ai numerosi interventi multilaterali messi in atto dalla comunità internazionale, gli attacchi sarebbero poi iniziati a diminuire. A tal proposito è utile fare riferimento alla differenza fra il primo trimestre di quest’anno e quello dell’anno scorso. Se nel 2011 fra gennaio e marzo gli attacchi dei pirati a largo della costa somala sono stati 97, il primo trimestre del 2012 ha registrato un dimezzamento, sono stati compiuti, infatti, solo 43 attacchi.

Con 3025 km, il litorale della Somalia è uno dei più lunghi di tutta l’Africa. Costeggia l’Oceano Indiano fino al Golfo dell’Aden che collega il Mar Rosso con il Mar Arabico. In questa zona transitano circa 21.000 navi all’anno.  Più del 15% del commercio mondiale passa attraverso il Canale di Suez e il Golfo dell’Aden ogni anno. Dunque la pirateria somala rappresenta una minaccia importante per il commercio marittimo internazionale. Al di là dei riscatti che possono essere richiesti in caso di sequestro, la pirateria crea ritardi, non solo per le navi attaccate, ma anche per tutte le navi che devono modificare la rotta per evitare determinate zone. Alcune compagnie di navigazione hanno addirittura deciso di modificare il loro tragitto e passare per il Capo di Buona Speranza. Tutto ciò impone costi aggiuntivi in un periodo in cui il trasporto in mare è già costoso.
La pirateria nel Corno d’Africa costituisce una minaccia anche in termini di sicurezza energetica per gli Europei. Infatti, gran parte delle importazioni di petrolio dell’UE transita attraverso questa zona. Il dirottamento della petroliera italiana Savina Caylyn nel febbraio del 2011 ha dimostrato che anche questo tipo di navi non sono più sicure. Difatti, se le navi più vulnerabili restano quelle che si muovono più lentamente e hanno fiancate più  basse, non è detto che le grandi petroliere siano al sicuro dagli attacchi.
Inoltre, seppur non ci sono ancora prove certe, pare possibile, almeno in futuro, un collegamento fra pirati e terrorismo internazionale.

È in questo contesto di rinnovata paura per un problema del passato che risorge con più forza e nuovi mezzi, che nel 2008 è nata l’Operazione Atalanta. La prima operazione navale europea. Recentemente l’operazione è stata prolungata dal Consiglio dell’UE fino al 2014. L’operazione navale aiuta a prevenire, scoraggiare e reprimere gli atti di pirateria e protegge le navi vulnerabili che navigano al largo della Somalia. Il mandato include anche la cooperazione giudiziaria internazionale per garantire il perseguimento dei presunti pirati. Il suo raggio di azione si estende dalla parte sud del Mar Rosso fino al Golfo dell’Aden e comprende anche parte dell’Oceano Indiano. Un’altra funzione indispensabile alla vita stessa dei somali, è l’aiuto offerto dall’operazione Atalanta nella protezione delle navi del World Food Programme, il Programma Alimentare Mondiale, grazie al quale milioni di somali sopravvivono.

Come si legge nel comunicato del sito della EU Navfor Somalia, martedì 15, in seguito alla decisione presa il 23 marzo dal Consiglio dell’UE, che inserisce fra gli obiettivi della Forza navale dell’UE quello di impedire il rifornimento dei pirati a terra, l’Operazione Atalanta ha condotto un attacco aereo mirato a distruggere l’equipaggiamento dei pirati sul territorio somalo.
Come precisa il comunicato, “l’operazione è stata condotta in accordo con le la risoluzione 1851 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e ha avuto il pieno sostegno da parte del governo federale di transizione della Somalia”. È stato inoltre puntualizzato che nessuno è rimasto ferito nell’operazione, definita oltremodo “mirata, precisa e proporzionata”.
Commentando l’operazione, il capo della missione, il contrammiraglio Duncan Potts ha dichiarato: “Crediamo che questa azione della forza navale europea aumenterà ulteriormente la pressione sui pirati e interferirà con i loro piani di attacco alle navi mercantili”.

Non contestando la validità delle operazioni messe in atto dalla Forza navale europea, bisogna precisare che la pirateria è causata, o comunque favorita dall’instabilità della Somalia. A tal proposito, gli esperti hanno riconosciuto che le cause della pirateria derivano dalla prolungata crisi interna della Somalia e dunque qualsiasi operazione puramente marittima non basta. Bisognerebbe aiutare il governo federale di transizione a rafforzare se stesso con la creazione di istituzioni di ordine pubblico.
In effetti l’unico periodo durante il quale la pirateria era praticamente scomparsa è coinciso con i sei mesi di governo dell’Unione delle Corti Islamiche, nella seconda metà del 2006. Questo ha dimostrato come un governo funzionante in Somalia potrebbe essere in grado di controllare la pirateria.

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