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Una squadra di calcio femminile per i diritti delle donne in Tibet

A Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio, il calcio è diventato strumento di pace e di emancipazione

Scritto da Chiara Pane il 19.04.2013

La città indiana dove risiede attualmente il Dalai Lama, è stata scelta dagli esuli tibetani, che scappavano dalla Cina, come luogo dove poter iniziare una nuova vita e promuovere le loro tradizioni. La costruzione di monasteri, templi e scuole ha fatto sì che la cultura tibetana sopravvivesse.

Oggi Dharamsala, però, non né soltanto un paese dove i tibetani in esilio possono liberamente praticare la loro religione, ma è anche sede di un progetto innovativo, che sfrutta il gioco di squadra per incoraggiare le donne ad essere protagoniste e soggetti attivi all’interno della comunità, ma anche ambasciatori di pace e tolleranza. Il progetto iniziato nel 2010 grazie all’incontro tra l’allenatrice statunitense Cassie Childers e la Tibetan National Sports Association ha preso la forma di una squadra di calcio femminile la “Tibet women’s soccer”.

Tibet_squadra di calcio

“Cambiando la vita delle donne rifugiate” è il motto della squadra, formata interamente da ragazze. Una novità assoluta per il popolo tibetano, per il quale, fino a due anni fa, pensare che le donne tibetane potessero giocare a calcio era semplicemente un’utopia. Così come era impensabile che le donne svolgessero altre attività, ritenute prettamente maschili. L’intento del progetto è chiaro: stimolare le donne tibetane e l’intera comunità di rifugiati alla creazione di una società più egualitaria. Il primo obiettivo è infatti quello di far prendere sicurezza alle giovani attraverso la cooperazione e il lavoro di squadra. Al contempo si vuole coltivare l’idea che le donne tibetane possiedono capacità equivalenti a quelle degli uomini.

Far parte del team, dunque, non significa solo apprendere a giocare a calcio, ma anche imparare a lavorare insieme, a collaborare per ottenere dei risultati. Le lezioni includono anche sessioni volte a rafforzare le capacità delle donne e aumentare la fiducia in se stesse. Ogni componente della squadra deve imparare ad essere un leader, ma allo stesso tempo deve saper cooperare con i compagni. Apprendere a giocare in una squadra deve servire alle donne tibetane a prendere coraggio per divenire membri attivi della società. Il calcio è semplicemente lo strumento attraverso il quale questo nuovo progetto di emancipazione è portato avanti.

L’aspirazione dell’allenatrice, Cassie Childers, è anche quello di dare vita entro il 2017 alla prima squadra nazionale femminile del Tibet, così da poter raccontare al mondo intero la storia di questo popolo, che la Cina cerca di cancellare. Non accaso, molte delle giovani selezionate per la squadra sono nate all’interno del Tibet e hanno poi attraversato l’Himalaya con le loro famiglie per sfuggire al dominio cinese. L’obiettivo è quindi il pieno riconoscimento dalla FIFA, che permetterà alle donne tibetane di competere nei campionati internazionali così da acquisire sempre maggiore visibilità.

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