
Scoperta a Varazze una nave romana a 60-70 metri di profondità, risalente a circa il 100 d.C. Ad un paio di chilometri dal relitto della petroliera Haven, che inquinò gravemente le coste liguri nel 1991.
I carabinieri del nucleo sommozzatori, durante una delle loro ispezioni sui fondali marini, utilizzando il sottomarino robot ‘Pluto’ hanno individuato una nave romana risalente al I secolo dopo Cristo.
Il tenente colonello Francesco Schilardi, comandante dei sommozzatori dell’Arma, ha detto: “Il relitto – ha sottolineato – è in buono stato di conservazione. Trasportava generi alimentari: pesce in salamoia, vino, olio ed altri alimenti che venivano scambiati con altri alimenti imbarcati nei porti della Spagna. Gli alimentari era contenuti dentro anfore di tipo ‘Dressel’, dello stesso tipo di quelle già individuate a bordo di altri relitti già individuati sui fondali liguri”.
Durante le attività, svolte con la collaborazione della Soprintendenza di Genova, è stata recuperata un’anfora facente parte del carico della nave. “Il perfetto stato di conservazione delle anfore e la possibile presenza di tappi di chiusura sulla sommità non esclude che possano contenere residui degli alimenti trasportati che grazie alle moderne tecniche di studio ed analisi potrebbe dare utili indicazioni agli esperti sui profili culturali e commerciali dell’epoca augustea”, ha detto l’ufficiale.
Alcuni pescatori avevano segnalato la presenza già in passato di altri resti nei pressi di Varazze: “Negli anni ’30 vi erano già state delle segnalazioni perché alcune reti dei pescherecci di passaggio erano rimaste impigliate in alcuni dei resti di anfore – dice l’ufficiale dell’Arma – quindi abbiamo iniziato una lunga fase di studio ritendendo che provenissero da un relitto di epoca romana.”
I carabinieri hanno ora richiesto alla Capitaneria di Porto di vietare la navigazione nell’area per evitare lo sciacallaggio dei resti antichi quasi 2000 anni.
Per la storia della marineria è sicuramente uno dei ritrovamenti più interessanti perché contribuisce a ricostruire i viaggi nell’Alto Tirreno in epoca romana. Il relitto oggi è stato completamente ricoperto dalla vegetazione: le anfore poi sono ricoperte di spugne colorate e crostacei.
Il perfetto stato di conservazione delle anfore e la possibile presenza di tappi di chiusura sulla sommità potrebbe aver permesso la conservazione dei liquidi alimentari che conservavano. Grazie alle moderne tecniche di analisi di laboratorio le anfore quindi potrebbero apportare preziose informazioni alla ricerca archeologica del periodo romano, come il tipo di commerci nell’area in piena epoca augustea. La datazione del relitto è stata effettuata in base al tipo di anfora, grazie alla nomenclatura Dressel.