Gaianews

Coltivazioni agricole e parchi fotovoltaici: un connubio vincente

Scienziati della Stanford University propongono di coltivare le piante fra i pannelli fotovoltaici per risparmiare acqua e limitare il consumo di suolo agricolo

Scritto da Micaela Conterio il 11.04.2014

Secondo i nuovi scenari e modelli realizzati dagli scienziati di Stanford la coltivazione tra pannelli fotovoltaici  di agave e di altre piante accuratamente selezionate potrebbe avere un duplice risvolto: da un lato i pannelli continuerebbero a raccogliere la luce solare per uso elettrico, dall’altro potrebbero produrre colture impiegate per i biocarburanti.

Fotovoltaico e Agricoltura

Collocare sullo stesso terreno sistemi solari-biocarburanti potrebbe rivelarsi una strategia vincente per generare due forme di energia provenienti dai terreni agricoli: elettricità dalle infrastrutture fotovoltaiche e combustibili liquidi facilmente trasportabili dalle coltivazioni di biocarburanti“, ha dichiarato Sujith Ravi, l’autore principale di un nuovo studio pubblicato recentemente nella rivista Environmental Science & Technology.

Ravi, che sta lavorando con David Lobell e Chris Field, professori della facoltà di Scienze ambientali al Stanford Woods Institute for the Environment, spiega come questo approccio potrebbe mostrarsi particolarmente utile nelle regioni aride e soleggiate, come il sud-ovest degli Stati Uniti, regioni che risultano essere particolarmente inospitali per gran parte delle colture.   Proprio per questo l’agave, vivendo a temperature elevate e in terreni poveri, risulta essere  una preziosa risorsa, impiegabile per produrre etanolo liquido, un biocarburante che può essere miscelato con benzina o usato per alimentare i veicoli a etanolo. 

Se da un lato è vero che i parchi fotovoltaici per funzionare necessitano della luce del sole, è pur vero che l’acqua rimane un elemento necessario sia per pulire i pannelli nell’ottica di un funzionamento corretto ed efficace, ma anche per inumidire il terreno in vista di una riduzione della produzione di polvere. Proprio per evitare lo spreco di acqua, le colture piantate al di sotto dei pannelli, potrebbero assorbire quella impiegata per la pulizia dei pannelli stessi e, al contempo, le radici contribuirebbero inoltre a rendere il suolo stabile e il fogliame a ridurre la capacità di vento di sollevare la polvere. Conferme in tal senso sono venute dalle simulazioni effettuate al computer su un eventuale parco di questo genere in una regione arida quale può essere la contea di San Bernardino nella California meridionale che hanno indicato un significativo risparmio idrico.

“Questo lavoro è una testimonianza evidente di come superare i limiti del concetto di sfida singola, come può essere il caso dell’acqua o del cibo o dell’energia presi separatamente, possa condurre  a soluzioni creative e innovative in grado di rispondere a più esigenze contemporaneamente”, ha dichiarato David Lobell, coautore del nuovo studio. “Certo, soluzioni creative non sempre funzionano nel mondo reale, ma in questo caso sembra degna quanto meno di un’indagine molto più approfondita.”

Il team prevede di testare il nuovo approccio in tutto il mondo per individuare le piante ideali da utilizzare e per raccogliere stime realistiche per la resa delle colture e incentivi economici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA