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Fime del South Stream?

Scritto da Leonardo Fumelli il 05.12.2014

Il presidente russo Putin mette la parola fine al progetto che avrebbe consentito di aggirare l’Ucraina per rifornire di gas i paesi europei.

Tra i tanti cablo rivelati da Wikileaks riferiti ad ottobre 2008, l’ambasciatore americano illustra i commenti del direttore dell’ENI per il South Stream ad un addetto economico del Ministero: a suo parere, a quel tempo, il gasdotto avrebbe avuto meno del cinque per cento di possibilità di essere realizzato nei successivi cinque anni, scaduti dunque nel 2013. Le cause che nasava erano legate ai problemi di raccolta, da parte di Gazprom, del capitale necessario per finanziare il progetto.

Production Facilities At OAO Gazprom Neft's Refinery

Gli intrecci che emersero dalla vicenda Wikileaks testimoniavano innanzitutto l’attività di monitoraggio che gli Stati Uniti effettuavano nei confronti dei paesi alleati, quelli citati in particolare, rendono manifeste le perplessità e le preoccupazioni che gli USA nutrivano, e probabilmente nutrono, verso i rapporti economici e le relazioni istituzionali che si instaurano tra Europa e Russia.

Ebbene due giorni fa, da Ankara, il presidente russo Putin, affiancato da un responsabile Gazprom, ha pubblicamente annunciato la fine del progetto che avrebbe aggirato l’agitata terra ucraina.

Il fatto può essere letto in diversi modi, a partire dal semplice bluff che lo zar avrebbe potuto lanciare per provocare i partner del progetto.
L’abbandono potrebbe anche essere stato un sollievo per chi contava di investire sulla differenziazione dei produttori di gas naturale, e non su infrastrutture che partono pur sempre da Mosca.

La dipendenza dal transito in Ucraina oggettivamente non rappresenta una situazione di sicurezza negli approvvigionamenti, soprattutto per chi soffre della poca differenziazione di cui parlavamo, e questo fatto non dovrebbe far star tranquilli i paesi europei, che si stanno già muovendo verso altri produttori di gas.
La Russia. Abortire un progetto di questa portata non rappresenta mai un successo economico per un’azienda. Detto questo, Putin potrà continuare ad usare un affilato strumento di leva energetica grazie agli oneri di transito che la Russia continuerà a pagare annualmente all’Ucraina, a fronte del saldo dei debiti che quest’ultima ha accumulato negli anni e che, come le recenti vicende lo spiegano, sarà effettuato dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.
Un’ipotesi alternativa di cui si sta discutendo è rappresentata dalla Turchia, già cliente di Gazprom, ma che potrebbe diventare presto hub del gas europeo, spostando di fatto, geograficamente, le problematiche di base: differenziazione degli approvvigionamenti, risoluzione dei conflitti post-sovietici, riduzione dei consumi.

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