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La biomassa è green?

Da un progetto Cnr-Ivalsa nasce un metodo innovativo per controllare la tracciabilità della biomassa e quindi contribuire a migliorarne la qualità

Scritto da Valeria Gatti il 14.12.2012

Ultimamente se ne sta discutendo parecchio. Soprattutto in vista degli impianti a biomasse che stanno nascendo un po’ in tutta Italia. Lo scopo ultimo di tali dibattiti è quello di capire quanto una biomassa può essere ecologica e sostenibile per l’ambiente o quanto invece possa essere pericolosa o dannosa per la salute dell’uomo. Ci sono venuti in aiuto in questa ricerca Cnr e Ivalsa di San Michele all’Adige, che hanno recentemente dato il via al nuovo progetto “BiQueen-Biomasse di qualità”, un metodo innovativo che si basa sulla spettroscopia e sui raggi X per controllare la tracciabilità e quindi l’origine della biomassa e migliorarne la qualità, e che permetterà in futuro di utilizzare processi di combustione efficienti e materia prima rispettosa dell’ambiente.

Biomasse

Da un progetto Cnr-Ivalsa nasce un metodo innovativo per controllare la tracciabilità della biomassa e quindi contribuire a migliorarne la qualità. Il progetto si chiama ‘BiQueen-Biomasse di qualità’ ed è il risultato di uno studio iniziato un paio di anni fa, ricerche condotte dall’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Consiglio nazionale delle ricerche (Ivalsa-Cnr) di San Michele all’Adige, in collaborazione con l’Università di Trento, l’Istituto dei materiali per l’elettronica e il magnetismo del Cnr, la Fondazione Bruno Kessler, il Distretto tecnologico trentino (Habitech) e l’Università di Poznan. I risultati delle ricerche sono stati pubblicati sulla rivista Wood Science and Technology e presentati recentemente nel corso di un convegno sul tema a Trento. Lo studio svolto aveva rilevato che il 16% dei materiali a base di legno è contaminato da cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia.

Il monitoraggio della biomassa dei prodotti a base di legno e delle ceneri derivanti dalle combustioni sperimentali è stato eseguito tramite spettroscopia nel medio infrarosso (Ft-Ir) e tramite fluorescenza a raggi X (Ed-Xfr). “Le analisi hanno verificato l’assenza di elementi chimici pericolosi”, spiega Marco Fellin, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr coinvolto nel progetto, “anche se circa il 16% dei materiali prodotti a base di legno non è conforme a essere utilizzato come ‘legno ecologico’, secondo la direttiva Ce 894 del 2009, perché contaminato da cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia”. Uno dei risultati più significativi della ricerca è l’utilizzo della spettroscopia a infrarosso (Nir) per definire la tracciabilità delle biomasse. Anja Sandak, ricercatrice Ivalsa-Cnr e coautrice dello studio ha affermato che “La classificazione del legno tramite spettroscopia Nir permette di controllare i flussi di biomassa boschiva senza ricorrere alla costosa chimica tradizionale, è rapida e non distruttiva. E soprattutto si tratta di un metodo applicabile su mercato a larga scala”.

Come da comunicato Ivalsi, attraverso le parole di Fellin, leggiamo “lo sfruttamento delle risorse del proprio territorio rappresenta un volano economico fondamentale per l’impiego virtuoso dell’energia, che si integrerebbe con la filiera foresta-legno e con un sistema economico integrato nell’economia territoriale. Tuttavia il sistema di trasporti internazionale rende possibile e – in funzione del mercato e della situazione internazionale – conveniente impiegare biomasse non controllate di origine sconosciuta (o nota solo attraverso documenti di trasporto facilmente alterabili).”

Nel corso dei due anni di progetto le misure raccolte hanno mostrato come con tecniche di analisi adeguate sia possibile evidenziare e monitorare diversi aspetti delle problematiche legate all’inquinamento e ai processi di trasformazione delle biomasse boschive e loro derivati. Aspetti finora ancora troppo lasciati in secondo piano, rispetto alla capacità delle stesse biomasse di produrre energia.

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