Gaianews

Ambiente, Istituzioni e politica

Scritto da Renzo Moschini il 17.06.2014

Un aspetto è andato via via divenendo sempre più chiaro e cioè che la forbice tra la crisi ambientale e la capacità complessiva delle istituzioni e della politica di rispondervi adeguatamente si è allargata in maniera preoccupante.
Un segnale inconfondibile di questa forbice è dato dalla crescita dei movimenti e delle molteplici iniziative sui beni comuni che riscuotono diffusi e autorevoli riconoscimenti e la persistente difficoltà delle istituzioni e delle forze politiche a tenerne conto e raccoglierne gli stimoli e ancor più le proposte.

Foto: Maria di Gregorio

Foto: Maria di Gregorio

Già nelle elezioni politiche del 2013 gli effetti di questa contraddizione risultarono evidenti e non risparmiarono nessuno neppure forze politiche che potevano contare su significative tradizioni ed esperienze che evidentemente erano andate perdendosi per strada.
Nelle ultime elezioni europee questo fenomeno lo si è registrato su scala più ampia e non meno allarmante se si tiene conto che l’Europa ha proprio su questi temi responsabilità crescenti anche sul piano normativo e non solo culturale.

Le cause e gli effetti di questa crisi sono risultate più chiari e palesi nella discussione in corso sulla riforma del senato e del nuovo titolo V e i troppi tentativi di scaricare dal centro alla periferia le responsabilità di un fallimento innegabile che è riconducibile soltanto alla incapacità complessiva del nostro assetto istituzionale di collaborare e non di litigare e confliggere.
Qui infatti oggi si gioca la partita per riscattarci davvero dai fallimenti vecchi e nuovi senza tentare di scaricarne la responsabilità su vecchi e nuovi capri espiatori.

La prima condizione per riuscirci è quella di non ridurre le molteplici crisi della nostra politica ambientale dal consumo del suolo al dissesto idrogeologico, dal paesaggio alla tutela della natura alle pur reali difficoltà finanziarie e agli inevitabili tagli perché ce lo chiede l’Europa. Per questa via persino il senato sembrerebbe destinato ad essere poco più di un dopolavoro.

Non dimentichiamo che anziché mettere mano appunto a quella politica di collaborazione istituzionale già prevista dalla Bassanini e non soltanto dal titolo V si è proceduto via via al taglio delle comunità montane, poi delle province, poi alle varie e confuse operazioni sui piccoli comuni e le varie sortite sulla necessità di abrogare i parchi regionali e mettere in croce quelli nazionali. Non miglior sorte hanno avuto le autorità di bacino finite sulla griglia della protezione civile di Bertolaso.

Da questo confuso groviglio sono andate via via emergendo soltanto una evidente e rovinosa contraddizione e cioè una micidiale conflittualità tra stato e regioni e tra queste e gli enti locali che non ha precedenti per i suoi effetti paralizzanti e penalizzanti che in una situazione di crescente carestia non ha consentito neppure di utilizzare molti fondi comunitari e anche ordinari persino in ambiti come quello dell’assetto idrogeologico. Insomma anche le risorse specie se magre bisogna saperle utilizzare con progetti seri in grado di coinvolgere e non mettere in conflitto e in competizione soggetti istituzionali che separati sono destinati a fallire come è regolarmente avvenuto e rischia di ripetersi se il nuovo titolo V non rilancerà la leale collaborazione sul serio e non per finta.

Detto questo sul ruolo delle istituzioni –tutte- va aggiunto che contrariamente a quanto capita spesso di sentir ripetere in varie sedi quello che serve e urge non è un passo indietro della politica ma al contrario un passo in avanti.
L’idea che oggi ai guasti, ritardi, errori della politica si possa e si debba rispondere con più tecnici nel governo delle istituzioni ha già mostrato inequivocabilmente i suoi limiti.

Insomma ad ognuno il suo mestiere e il suo ruolo.
Qualche segnale nuovo sotto questo profilo lo si sta registrando come confermano alcuni recenti provvedimenti volti a progetti ‘sponda’ che sappiano mettere a frutto anche le risorse europee in difesa del suolo, edilizia scolastica etc volti a responsabilizzare di più e direttamente le istituzioni e snellire e semplificare le procedure. L’esatto contrario di quanto si trova ancora in proposte di legge come quella al senato sui parchi che proprio alle istituzioni regionali vorrebbe ridurre fino a cancellarne il ruolo sul mare e le coste che mai come in questo momento ne hanno bisogno. Il contrario anche di tutte le manfrine volte a ridimensionare ulteriormente le rappresentanza istituzionali negli enti parco per far posto a rappresentanze tecniche o di categoria. Ecco dove la politica deve tornare a fare un passo in avanti e non un passo indietro.

Prendiamo la vicenda del santuario dei cetacei tornato alla ribalta per il trasferimento della Concordia a Genova su cui alcuni parlamentari toscani hanno presentato una interpellanza. Eppure più volte il governo francese ha denunciato le gravi inadempienze del nostro paese al punto di chiedere il trasferimento della sede da Genova a Montecarlo ma noi ci siamo badati bene dal rispondere e nessun parlamentare ha presentato interpellanze. E al senato nessuno dei senatori che sta trafficando su come togliere alle regioni qualsiasi competenza sulla tutela del mare si è preso la briga di capire perché la nostra gestione è di fatto inesistente. Eppure si tratta dell’unica area protetta europea votata anche dal nostro parlamento. Qui è la politica che deve rispondere non certo i tecnici.

Insomma dei piani dei parchi, del suolo, del paesaggio, devono tornare ad occuparsene i ministri, gli amministratori regionali e locali e le forze politiche che devono sapere mettere a frutto le idee, le proposte, i suggerimenti che vengono da tanti movimenti e associazioni.
Le regioni sia pure tardivamente presentarono un loro documento critico su come il parlamento e i ministeri stanno gestendo le politiche ambientali con particolare riferimento ai parchi, al suolo etc. C’è una sede istituzionale e politica che se ne sta occupando? Quanti amministratori e assessori regionali e locali ne stanno discutendo e con chi e dove? Mi farà velo l’esperienza di anni fa quando nei partiti ma anche nella associazione dei parchi nell’ UPI e nell’Anci di queste cose si discuteva, si polemizzava ma poi si decideva cosa fare senza farci infinocchiare da predicozzi ed emendamenti che oggi abbondano.
Non è l’ora di cambiare a partire dal parlamento evitando di mettere in circolazione altre norme e regole che fanno a cazzotti con queste esigenze?

© RIPRODUZIONE RISERVATA