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M’ammalia: Storie di topi, il piccolo brulicare

Storie di topi, è il titolo di un intervento che il professor Paolo Paolucci ha tenuto per M'ammalia. Un incontro che ha voluto illuminare il piccolo brulicare dei micromammiferi, a noi per molti versi sconosciuti

Scritto da Nadia Fusar Poli il 05.11.2012

Si è conclusa domenica 4 novembre M’ammalia, la settimana dedicata ai mammiferi giunta quest’anno alla sua quarta edizione e promossa in sinergia dall’Associazione Teriologica Italiana e dalla Associazione Nazionale Musei Scientifici, Orti Botanici, Giardini Zoologici e Acquari (A.N.M.S.).

Moscardino Foto: Paolo Paolucci

Si tratta di un’iniziativa dalle finalità non solo divulgative: l’obiettivo è principalmente quello di diffondere conoscenze di carattere scientifico affrontando aspetti peculiari connessi al mondo dei mammiferi, dalla loro biologia, alle problematiche di conservazione, dall’interazione con l’uomo, alle sue attività, al ruolo svolto dalle collezioni museali. Non ultimo M’ammalia ha come obiettivo la sensibilizzazione del grande pubblico. Ma gli orizzonti di M’ammalia sono ancora  più ampi e abbracciano aspetti legati al valore dei mammiferi  – connesso al ruolo svolto negli ecosistemi, essenziale e talvolta insostituibile – così come i rischi  che derivano dalla distruzione degli habitat naturali, dall’introduzione di specie esotiche ad opera dell’uomo, o, ancora, dalla caccia illegale. 

Numerose le sedi e le strutture che hanno ospitato le iniziative: studiosi, ricercatori e addetti ai lavori, insieme ad un pubblico attento e curioso, sono stati i  protagonisti di questa edizione  2012, tra incontri a tema, mostre, visite guidate, rassegne cinematografiche. Un percorso di scoperta, tra scienza, avventura e curiosità, affascinante e a volte inaspettato, ha saputo coinvolgere esperti e appassionati, adulti e bambini. “M’ammalia ai quattro venti: settimana dei mammiferi 2012”  – questo il titolo dell’edizione di quest’anno – ha concluso il suo viaggio lasciando  numerose “tracce” e offrendo tanti spunti d’interesse.

Sapevate che in Italia,  che è stata una delle principali aree di rifugio per i mammiferi durante le glaciazioni pleistoceniche, vive circa una quarantina di specie di piccoli mammiferi, tra roditori e insettivori, conosciute comunemente come micromammiferi?

Il dott. Paolo Paolucci ha condotto un interessante intervento dal titolo “Storie di topi”, presso l’aula della Vigna del Museo di Zoologia dell’Università degli Studi di Padova, proprio in occasione di M’ammalia, e  ci ha aiutato a comprenderli meglio. Descrivendo le principali specie di insettivori e roditori delle Alpi orientali, e fornendo una dettagliata spiegazione dell’origine e del ruolo di questi mammiferi negli ecosistemi forestali e alto montani, l’incontro si è tradotto in un accingente e curioso viaggio-racconto.

Tutti noi, probabilmente, abbiamo visto almeno una volta un simpatico topolino (topo domestico) o un ratto fare capolino dal ciglio di un fosso o sgattaiolare nei pressi di un’abitazione. In effetti alcuni micro mammiferi sono diffusi su quasi tutto il territorio e rappresentano tipiche specie antropofile, ovvero legate alle attività umane (e da queste favorite per la riproduzione e diffusione).

Molti altri invece, come l’arvicola d’acqua, sono decisamente più schivi e vivono negli habitat naturali: tra questi vanno citati il topolino delle risaie o i roditori arboricoli, abitanti dei boschi e delle foreste. Esistono inoltre specie presenti soltanto in aree circoscritte. Sebbene si tratti di animaletti diffusi un po’ ovunque, che facilmente si adattano a nuove condizioni ambientali e caratterizzati da un elevato tasso riproduttivo, i micromammiferi sono ancora poco studiati. Nella galleria fotografica potete ammirarne alcuni.

 

I roditori e gli insettivori svolgono ruoli ben definiti nei nostri ecosistemi, e possono essere classificati  vegetariani (ad esempio le arvicole), onnivori (come gli scoiattoli, il ghiro e i topi selvatici),  prede (come i rapaci diurni e i mustelidi), carnivori, predatori di altri animali (ad esempio i topi ragno o le talpe),  scavatori e rimescolatori del terreno.

L’impatto sull’ecosistema, frutto dell’attività trofica dei piccoli mammiferi, è un aspetto fondamentale e dalle conseguenze significative, con ripercussione a livello ambientale ed economico.

I roditori, ad esempio, svolgono un importante compito: contribuiscono a diffondere quei semi che, particolarmente pesanti, verrebbero difficilmente dispersi dal vento o dall’acqua. Lo scoiattolo svolge un ruolo attivo nella formazione di nuovi nuclei di vegetazione, in particolare boschivi. Senza l’aiuto di questi animali, i semi di alcune piante (in particolare alcune specie di pini come il pino cembro), non potrebbero essere diffusi.

Se si conosce ancora poco dei danni causati dai micromammiferi agli ecosistemi naturali, esiste una vasta e ben documentata letteratura scientifica di ciò che riguarda la relazione con le aree agricole e le piante forestali di origine artificiale. Il ghiro, ad esempio, può arrecare gravi danni alle piante forestali , in particolare all’abete rosso: il fenomeno delle decorticazioni anulari (attraverso cui l’animale lambisce la linfa dell’albero) può assumere una notevole rilevanza in quanto le piante “aggredite” dal roditore sono spesso nel loro pieno vigore. Le perdite per la selvicoltura sono in alcuni casi considerevoli e gli effetti in termini economici davvero ingenti.   

Molti micromammiferi sono cacciatori e si nutrono di prede animali. Basti pensare agli insettivori, tra cui vi sono specie come i topiragno o le talpe che si cibano di una notevole quantità di prede. C’è anche chi, come il riccio, ha gusti più eclettici e non disdegna frutta o altri invertebrati che incontra durante le sue escursioni notturne, che integra in una dieta proteica a base di uova,  anfibi e persino rettili. 

I micromammiferi sono a loro volta una fonte alimentare di estrema rilevanza (e piuttosto abbondante) per numerose altre specie di vertebrati (uccelli rapaci e mammiferi carnivori in primis): la dipendenza è così forte che se non esistessero i micromammiferi, una risorsa trofica essenziale per alcuni carnivori, i predatori più “opportunisti” non sarebbero in grado di riprodursi e probabilmente scomparirebbero. 

Alcuni micro mammiferi possono scavare gallerie e tane profonde sino a qualche decina di centimetri e  si sono adattati a vivere al buio, nelle gallerie sotterranee. La talpa è forse l’esempio più classico: una fitta e morbida pelliccia perfettamente impermeabile, un corpo perfetto per insinuarsi agevolmente nei cunicoli e muoversi senza problemi, una robusta muscolatura per poter scavare anche nei terreni più resistenti, una maggiore sensibilità tattile uditiva e olfattiva (del resto una buona vista è davvero poco utile nel buio della tana). 

Grazie alla loro attività le talpe, così come i topiragno e varie specie di roditori, modificano la struttura del terreno. Sapevate che la talpa può smuovere sino a 6 kg di terreno in circa venti minuti contribuendo alla disgregazione del suolo e al costante rimescolamento di minerali e sostanze organiche? Questo contribuisce ad arricchire gli strati sottostanti e incrementa la capacità di ritenzione idrica. Il labirinto di gallerie nel sottosuolo agevola inoltre la circolazione dell’ossigeno e la penetrazione negli strati più profondi, fondamentale per i processi di combustione e rimineralizzazione delle sostanze organiche.

A guardare la natura, due cose spesso ci sorprendono, la sua fissità e il suo brulicare, due aspetti che coesistono, ma predominano nella nostra percezione a fasi alterne.

Ecco allora che, passeggiando in un bosco, a guardare gli alberi può stupirci la loro immobilità e potenza, ma non dobbiamo mai dimenticare che, ad altezza piede e un po’ più giù, sono sempre in atto le storie di topi, e che tutto questo è parte di un unico grande sistema.

 
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