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Solare termodinamico, importante innovazione da ENEA

ENEA ha creato un componente che integra nel serbatoio di accumulo del calore anche un generatore di vapore, consentendo in questo modo nuovi ed ulteriori sviluppi tecnologici

Scritto da Micaela Conterio il 19.03.2014

L’ENEA è ancora una volta all’avanguardia in termini di ricerca in campo energetico. Quest’innovazione consente infatti l’accumulo e il trasporto del calore, in quanto la presenza di sali fusi all’interno del serbatoio fa sì che l’energia termica possa essere conservata anche per molte ore a una temperatura di 550°C. Il calore trattenuto dai sali viene utilizzato dal generatore di vapore, anch’esso all’interno del serbatoio, per produrre vapore d’acqua, successivamente inviato in una turbina per la produzione di energia elettrica. Al momento la ricerca si trova ancora in una fase di sperimentazione condotta su un prototipo di piccole dimensioni situato presso l’Impianto Prova Collettori Solari – PCS, su cui vengono effettuati test che simulano l’esercizio dei componenti. 

Solare termodinamico

Questo tipo di tecnologia made in Italy per il solare termodinamico ha consentito lo sviluppo di una vera e propria filiera industriale nazionale per la realizzazione dei componenti, con ripercussioni in termini occupazionali, la creazione di nuovi posti di lavoro e in termini industriali con una crescita della competitività.

L’ENEA non è nuova a questo tipo di tecnologie, perché già con il progetto Archimede, voluto dal premio Nobel Carlo Rubbia, aveva realizzato un sistema in grado di indirizzare la luce diretta del sole, grazie all’impiego di specchi parabolici, verso un tubo ricevitore, contenente sali fusi utilizzati come fluido termovettore per accumulare energia solare destinata a produrre vapore e quindi energia elettrica. Il progetto era stato realizzato con un investimento di 50 milioni di euro e aveva consentito la creazione di 200 posti di lavoro.

Quella che il settore si trova a dover affrontare è la sfida di rendere il solare termodinamico una tecnologia utilizzata su larga scala. Di questo stesso avviso sono ANEST, Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica e Solarexpo-The Innovation Cloud, che in una nota congiunta sottolineano la necessità di sbloccare il solare termodinamico in Italia, grazie alla realizzazione di impianti pilota sul territorio, per dare maggiore credibilità alla filiera nazionale e maggiore competitività rispetto al mercato estero. “La tecnologia solare termodinamica ha avuto uno sviluppo maggiore fuori dall’Europa – afferma Luis Crespo, Presidente di ESTELA (European Solar Thermal Electricity Association)  Ma l’Italia, così come la Spagna, che ha già realizzato più di 50 impianti per una potenza di oltre 2,3 GW, può avere ancora un ruolo fondamentale nel far crescere e sviluppare il comparto, non solo nel territorio nazionale ma in tutto il mondo”.

In realtà, per essere competitivi su scala mondiale, alle imprese italiane servono ‘referenze’, impianti solari termodinamici, cioè, già operativi anche sul proprio territorio che dimostrino la validità delle realizzazioni. In Italia, però, esistono  diversi ostacoli, sia di natura burocratica che di accettazione locale. “Il settore del solare termodinamico nel nostro paese – commenta Gianluigi Angelantoni, Presidente ANEST, Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica – ha l’eccellenza della ricerca, guidata da Enea, una filiera industriale completa e diffusa sul territorio, una tecnologia capace di produrre elettricità, calore, raffreddamento e possibilità di accumulo e di dispacciamento secondo le necessità della retePer poter esprimere le proprie competenze e potenzialità il settore ha bisogno che siano rimossi con urgenza gli innumerevoli passaggi previsti degli iter burocratici nazionali e, al contempo, creare condizioni migliori per l’accettazione locale degli impianti, superando posizioni a volte puramente ideologiche e non basate su dati di fatto”.

Se le imprese italiane riuscissero a sfruttare appieno le potenzialità intrinseche del settore le ricadute per la nostra economia e per l’industria, durante la costruzione dell’impianto e il suo esercizio, sarebbero particolarmente significative. 

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