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Incendi

Scritto da Maria Rosa Pantè il 14.08.2012
Io amo le radici degli alberi. Un anno in Alto Adige non feci altro, nei boschi, che incantarmi ad ammirare le grandi radici delle conifere. Quando cammino nei miei boschi valsesiani spesso mi ritrovo volto a terra a guardare, cercare, scrutare le radici. Se osservate, potete vedere che talvolta le radici sono grandi come braccia che spuntano dal terreno, altre volte sono come forti mani contadine, nodose, scure. Così le mani di mio padre. Oppure sono subito sotto il terreno, come le nostre vene: si scorgono appena appena e scorrono in noi.

Amo le radici perché fanno l’albero così com’è: frondoso, maestoso, allegro al vento, ombroso d’estate…

Amo le radici perché senza radici nulla esiste.

Ma in questi giorni di grandi incendi, le radici mi paiono per gli alberi una trappola, una prigione, una costrizione terribile che li condanna. Stanno immobili gli alberi mente il fuoco li brucia. Le radici li tengono a terra.

Stanno immobili mentre le fiamme li divorano, vivi. Perché sono vivi e gemono, il fuoco scoppietta, il ramo vivo dell’albero stride di dolore.

Ho guardato video di incendi, ma per poco, ho dovuto distogliere lo sguardo: era come vedere una carneficina, un assalto in guerra, una strage.

E negli incendi periscono oltre agli alberi, alla vegetazione tanti piccoli animali, che non riescono a scappare in tempo, che sono disorientati dal fumo, che perdono l’olfatto a causa dell’odore bruciato e terribile dell’incendio e del terrore.

Non posso perdonare chi appicca il fuoco, non posso perdonare i mandanti di chi appicca il fuoco. Perché gli incendi sono per lo più dolosi, certo c’è il malato, il piromane, ma più spesso si tratta di speculazione, di guadagni, di denaro.

Non posso perdonare questi esseri che appiccano gli incendi, commettono una strage. Mi chiedo se vedessi qualcuno di queste persone in azione che farei. Credo che potrei colpirlo, certo lo denuncerei, penso persino che mi piacerebbe tenerlo un po’ lì vicino al fuoco che avanza e avanza e avanza….

Poi mi vergogno di questi pensieri, ma resta il dolore di un bosco che non c’è più, di tante vittime innocenti e resta l’amarezza per l’enorme stupidità degli esseri umani, che li rende crudeli, incoscienti, mostruosi.

Che fatica amare il genere umano, sempre più spesso preferisco gli alberi e le loro radici.

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  • Aldo Fappani scrive:

    Sensata, profonda, sentimentale, realistica e condivisibile questa riflessione di Maria Rosa sugli incendi appiccati a parchi e boschi da gente senza scrupoli ne anima. In genere questi baldanzosi irresposnsabili narcisisti lo fanno o per bravata e spregiudicatezza nuda e cruda, o per lo più per interessi sporchi magari al soldo di altri scriteriati e per vari fini di interesse speculativo. Il gesto è comunque da delinquenti e il danno grave che procurano è sempre molto rilevante: a piante, animali, paesaggio, al territorio e alle comunità. Spesso ci vogliono decenni perchè l’ambiente torni come prima o quasi. Con madre natura – di cui facciamo parte – bisogna sapere e volere convivere in modo serio e razionale. Usufruendo e godendo di tutto quello che essa ci dona salvaguardando il suo ruolo determinante all’esistenza stessa del pianeta terra, esseri umani compresi. L’uomo fa parte di una catena e di un ciclo primordiale naturale che si è con gradualità perpetuato nei millenni trovando un equilibrio da anni messo in discussione da inquinamenti, distruzioni, cementificazioni, ecc…. Usando saggezza nei confronti di natura e creato (quindi anche di boschi, parchi, prati ) avremo un tornaconto positivo. E compiremo un significativo gesto d’amore quotidiano – singolo e collettivo – nel rispetto di noi stessi e dell’ambiente che ci circonda da cui traiamo linfa vitale.