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Napoli, tra il futuro urbano e la morte del pensiero

Scritto da Valeria Gatti il 07.09.2012

World urban forum vs sfratto dell’Istituto nazionale di studi filosofici

Napoli – In questi giorni si sta concludendo uno degli eventi più importanti che la città partenopea abbia visto sfilare ultimamente tra le sue mura: la 6^ edizione del World urban forum, il congresso internazionale patrocinato dalle Nazioni Unite sulla vivibilità urbana.  Il tema centrale di quest’anno è stato proprio “il futuro urbano”, sottotitolo “la cultura come risorsa”.  Napoli, culla di una cultura millenaria. Città ricca di storia e di grandi uomini, riuscirà davvero a guardare degnamente al futuro? Soprattutto, ci sarà futuro senza libri? Si perché il pensiero storico della città giace ora in attesa di polvere tra gli scaffali di un magazzino di provincia. Si tratta della biblioteca dell’Istituto nazionale di studi filosofici. Chissà se all’incontro internazionale si è parlato anche di questo, se qualcuno, tra i vari congressi e tavole rotonde, ha accennato anche a ciò che è e che fa o farà in futuro l’anima di una città.

Ecco qualche numero: 114 paesi coinvolti, 10mila partecipanti, 120 eventi paralleli, tra conferenze e convegni, in quello che è uno dei poli più nuovi della città, la Mostra d’Oltremare.  In questo magico luogo lontano anni luce dalle note criticità locali, come viene egregiamente descritto nel sito dedicato,  la cultura è una delle principali aree di interesse. I suoi spazi numerosi e diversificati consentono di ospitare qualsiasi tipo di evento culturale.” Un macrocosmo di personalità eccellenti ha sfilato lungo i corridoi, un pot-pourri di incontri sfavillanti decantati con piglio e ardire tutti mediterranei, un evento che è rimbalzato qua e là, pubblicizzato tra stazioni radio e video in internet, un’esaltazione che fa un poco a pugni con la realtà della cultura napoletana attuale, considerando soprattutto il caso recente dello sfratto della biblioteca dell’Istituto nazionale di studi filosofici e l’umiltà e insieme fermezza dell’avvocato e filosofo Gerardo Marotta, suo ideatore e difensore.

Parla proprio dei “suoi” volumi l’avvocato Marotta,  responsabile di aver messo in piedi un tale patrimonio nel corso di un’intera esistenza,  in un’ intervista rilasciata al concittadino giornalista Alessio Viscardi per Fanpage.  L’avvocato, che ha venduto tutti i suoi beni per cercare di salvare i libri, racconta implacabile dei 300 mila volumi che hanno preso il via per Casoria, nella provincia, fuori dalla portata di studenti, borsisti e ricercatori. Un patrimonio, quello dell‘Istituto di Filosofia, che l’Unesco ha definito nel ’93 come “senza pari al mondo”, fatto di testi originali e ristampe, tra cui si annoverano opere preziose di Benetto Croce e Giordano Bruno.  “Qui c’è tutto quello che serve ai giovani per recuperare la memoria storica che è perduta nel Mezzogiorno” spiega l’avvocato “ a causa del blocco sociale lo Stato ha tolto tutti i finanziamenti all’Istituto, i napoletani stessi hanno fermato la proroga del contributo per l’Istituto”.  L’avvocato lascia dietro sé una scia di amarezza mentre si arrampica per le scale, citando i contenuti dei libri impacchettati, come se li leggesse ancora sotto i propri occhi “ Vivere a Napoli significa vivere nella fossa dei leoni, un giovane si avvilisce, si accorge che non c’è spazio per lui”, conclude.

Mentre dunque delegati da tutto il mondo si sono trovati per parlare e discutere della città del futuro, il fatto certo e reale è che Napoli resta senza una preziosa biblioteca, senza un punto di incontro per i giovani studenti, senza più un pezzo della sua anima. La notizia sta facendo il giro del mondo e sensibilizzando più persone. Ma Napoli non è la sola. Quante biblioteche stanno morendo in Italia? A Pompei, per esempio, la biblioteca storica aveva già chiuso  mesi fa per inagibilità dei locali e i suoi ventimila volumi sono stati trasferiti. Così sta accadendo ugualmente alla biblioteca Universitaria di Pisa. Si tratta di una biblioteca-museo, una delle più antiche e ricche biblioteche italiane, che attraverso i suoi antichi e rari beni librari racconta attraverso documenti originali diversi capitoli della storia italiana e della sua città. Un patrimonio che si trova nel Palazzo della Sapienza fin dal 1823 e che ora ha ricevuto lo sfratto.

L’amarezza di constatare che forse i libri non sono più un patrimonio da salvare e proteggere, che secondo lo Stato italiano libri antichi e rari incunaboli possano anche non fare più parte dell’anima della città nel futuro più prossimo e che dunque non meritino la dovuta cura e considerazione fa rabbrividire, ma forse non tutti. L’immagine, futuristica certo, è quella di un non luogo asettico dove ognuno sfoglierà lo strumento telematico di ultima uscita, incurante del sacrificio di Giordano Bruno fatto proprio a nome della cultura.

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