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Comprensorio sciistico nei parchi d’Abruzzo: intervista al presidente del Parco del Gran Sasso

Scritto da Federica di Leonardo il 06.03.2011

Il 17 febbraio scorso è stato firmato un protocollo di intesa per il rilancio dello sviluppo e la valorizzazione dell’area aquilana del cratere colpito dal terremoto del 6 aprile 2009, ai fini ambientali e turistici tra la Regione Abruzzo, la Provincia dell’Aquila, Il Comune dell’Aquila, il Comune di Lucoli, il Comune di Ovindoli, il Comune di Rocca di Cambio, il Comune di Rocca di Mezzo, l’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, l’Ente Parco Sirente -Velino.

Abbiamo intervistato Arturo Diaconale, giornalista, direttore del Quotidiano L’Opinione delle Libertà, e direttore del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, per chiedergli quale sarà l’impatto per l’ambiente nella realizzazione di questo progetto, quale è il reale collegamento con l’economia aquilana, e infine, qual è la situazione generale dei Parchi d’Italia, dopo il taglio ai finanziamenti per la gestione e l’episodio dello smembramento del Parco dello Stelvio.

Intervista

D-Come nasce l’idea di creare questo comprensorio turistico orientato alla pratica degli sport non solo invernali? ( si parla infatti di campi da golf e da tennis)

A.D.-I campi da golf e da tennis riguardano un’area che non coinvolge il Parco, riguardano un’area che è a metà fra il Parco del Velino Sirente e il Parco dei Monti della Laga.

L’idea è un progetto che è stato portato avanti da alcuni sindaci di paesi che si trovano appunto a metà strada fra i due parchi e in particolare sono nel Parco del Velino Sirente. Su questo progetto di creare una struttura e di creare dei collegamenti fra due aree a vocazione turistica hanno lavorato i responsabili di questi comuni per parecchi anni. Poi il progetto ha ripreso corpo subito dopo il terremoto e si è concretizzato nel quadro di una ripresa complessiva delle attività che riguardano L’Aquila e la zona del cratere. Quindi non c’è nulla di diverso da quello che era già stato stabilito per quanto riguarda il Parco del Gran Sasso. Tutto quanto rientra in un Piano d’Area che era già stato definito nel 2004 e che poi è rimasto praticamente lettera morta.

D-Quindi le condizioni sono cambiate perchè sono arrivati nuovi finanziamenti?

A.D. – No, le condizioni sono state cambiate dal terremoto. Un terremoto che devasta la città principale dell’Abruzzo e che la mette assolutamente in ginocchio pone il problema di trovare delle formule per poter far ripartire un minimo di attività in quest’area e che consenta la sopravvivenza alla popolazione attiva. Siccome la vocazione naturale di quell’area è una vocazione di tipo turistico il ragionamento fatto dai promotori dell’iniziativa è stato quello di creare  le condizioni di un collegamento fra i due parchi in mezzo ai quali si trovano L’Aquila e il territorio aquilano, per poter offrire un pacchetto di iniziative turisitiche più ampio e più complessivo.
Per quanto riguarda il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga ripeto, le iniziative previste sono quelle che erano già state indicate nel Piano d’Area del 2004 e che riguardano semplicemente la messa in opera e la sistemazione degli impianti sciistici di Monte Cristo e che dovrebbero consentire un migliore utilizzo dei campi sciistici di Campo Imperatore.

D-Nel Protocollo di Intesa, essendo una cominicazione di intenti generale, si parla di comprensorio , ma non si capisce se ci sarà un aumento dell’area in cui si praticherà lo sci. Lei può dirci qualcosa?

Un aumento dell’area in cui si pratica lo sci no, perchè lo sci si pratica a dispetto del fatto che non ci sono gli impianti che erano stati previsti nel 2004. Il progetto nel 2004 prevedeva, proprio con tutta la compatibilità ambientale, di collegare Campo Imperatore con la Fossa di Paganica e di potenziare o di rimettere in funzione una seggiovia che consentiva di usufruire delle piste di Montecristo. Questo piano non è mai stato realizzato. Però è stato approvato, ha trovato il consenso di tutti ed  rimasto lì, lettera morta. Adesso l’emergenza del terremoto spinge e ha spinto ad affrontare la necessità del problema di come dare una risposta all’esigenza di rimettere in funzione l’economia del cratere. E siccome l’economia principale è legata all’attività turistica perchè non c’è soltanto il turismo invernale, ma c’è anche quello estivo. Ma il turismo invernale e quello estivo possono funzionare a condizione che ci siano dei servizi essenziali. Se tutto quanto viene fatto nel rispetto delle norme e nel rispetto dei vincoli io non ci vedo nulla di male…

D-Infatti stiamo cercando di dare un’informazione precisa…

A. D. -No perchè siccome ho saputo e ho visto che ci sono varie polemiche in corso…tant’è che ho organizzato per lunedì a mezzogiorno prossimo ad Assergi nella sede del Parco una conferenza stampa proprio per spiegare qual è l’intento, almeno per quanto riguarda il Parco Nazionale del Gran Sasso di questo protocollo. Poi che ci siano progetti nascosti di cui io non ho consapevolezza sono problemi successivi, ma che non mi spaventano  nel senso che andranno affrontati applicando le norme e  la legge è chiara e non consente di uscire fuori da una serie di garanzie e vincoli per l’ambiente.

D.-Ci può accennare quali saranno dei criteri di massima rispettati rispettando le norme?

A.R.-I criteri di massima rispettando le norme sono quelli che hanno consentito di approvare nel 2004 un Piano d’Area che non consentiva altri impianti sciistici oltre quelli previsti. Certo poi se cambiano le leggi tutto può essere cambiato, ma mi sembra improbabile che queste leggi possano cambiare.

D-E invece per quello che riguarda la costruzione di alberghi e di infrastrutture?

A.D. -Gli alberghi e le infrastruttre potranno essere costruite…lei guardi, l’articolo che riguarda i parchi “i parchi si impegnano ad accelerare le procedure per le autorizzazioni, ma sempre nel rispetto dei vincoli e delle norme di legge.” Non è che con quel protocollo ci si impegna a una cementificazione che nessuno vuole  e nessuno può consentire Il problema è generale: il terremoto ha distrutto un’economia e ha messo in crisi un’intera citta. Rispetto a questa emergenza bisogna trovare delle formule per poter riattivare un minimo di circuito vitale. Il turismo è sicuramente uno di questi, e se  una formula  può consentire e può favorire questo, se tutto avviene nel ripetto delle leggi e delle norme, io credo che sia un fatto più che positivo. Mantenere le rovine e mantenere ferma la situazione sarebbe a mio parere un atto criminale.

D-A questo proposito leggevo ieri un commento di un lettore del Centro che paventava questa difficoltà: cioè il fatto che il centro dell’Aquila resti comunque distrutto possa fare  da freno rispetto al turismo perchè comunque andare a fare una vacanza in un posto in cui a  pochi chilomentri c’è una città completamente distrutta forse non è del tutto appetibile. Cioè se comunque, al di là della bontà del progetto, ci sia una difficoltà essenziale che è quella che c’è una città ancora in rovine.

A.D.-Probabilmente un fattore psicologico di questo genere potrebbe scattare però io non credo che ci possano essere delle priorità, tra lo sviluppo del turismo, per quello che si può fare, e la ricostruzione del centro storico dell’Aquila. Non sono opzione alternative. Perchè se fossero opzioni alternative saremmo condannati o a non ricostruire il centro storico dell’Aquila oppure a bloccare qualsiasi sviluppo del turismo nell’attesa della ricostruzione del centro storico. Operazione che deve essere compiuta ma che pretenderà tempi molto lunghi e grandissimi capitali. Io credo che queste due cose debbano camminare separatamente, autonomamente, anche perchè l’una può favorire l’altra e viceversa. Quindi porre la cosa in termini alternativi mi sembra come dire. non facciamo niente. E non fare nulla in una situzione di così grande difficoltà credo che sia un atto sbagliato. Siccome per fortuna nel nostro Paese non mancano le leggi, non mancano le norme, non mancano le garanzie, non manca chi fa applicare queste norme, chi fa tenere ben ferme le disposizioni fissate dal parlamento e dai codici, allora dobbiamo procedere su questa strada.

D-Che tipo di investimenti saranno necessari in termini di quantità? E da dove arriveranno?

A.D.-Nel corso della conferenza stampa di presentazione del documento, il presidente della regione che poi è anche commisario ha indicato che è possbile reperire una serie di finanziamenti attraverso i FAS, attraverso finanziamenti provenineti dalla Comunità Europea, attraverso finanziamenti provenienti dalla regione. Non essendoci ancora dei progetti operativi è difficile poter stabilire quanti saranno questi flussi , quali saranno queste necessità. Siamo nella fase degli intenti, nella dichiarazione degli intenti e nella manifestazione di volontà. Quindi quando arriveremo alla definizione di progetti che però dovranno essere realizzati da altri, i parchi non sono certo gli enti che debbono realizzare questi progetti, ma debbono semplicemente contollare che i progetti siano a norma, allora vedremo i flussi, vedremo i quantitativi, vedremo le fonti e vedremo gli impieghi.

D-Qual è la sua posizione rispetto al problema dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale? Questo, a seconda della sua posizione, può influire su questo progetto nei termini della pratica degli sport invernali?

A.D.-La mia posizione rispetto ai cambiamenti climatici è una posizione pragmatica di verifica e di controllo e di registrazione, io non ho una posizione ideologica. Esistono dei cambiamenti climatici in corso, non ne sappiamo le cause più profonde, possono essere cause che nascono da fattori di inquinamento, possono essere anche cause che rientrano nei cicli storici a cui il pianeta è abituato da millennni. E quindi c’è semplicemente da registrare e verificare. Non credo che i cambiamenti climatici siano così forti da trasformare la possibilità di utilizzare sciisticamente Campo Imperatore e trasformarla in un prato fiorito anche a dicembre. Credo che quello che è avvenuto nel corso dei secoli continui con una serie di aggiustamenti e di cambiamenti rispetto ai quali bisogna avere un’attenzione massima, monitorare, impedire che ci siano fattori di aggravamento e quindi la lotta contro ogni di tipo di inquinamento di un’area che si è preservata e che deve essere ancora e sempre di più preservata perchè quella è la sua peculiarità: cioè l’ambiente incontaminato è una peculiarità che poi può essere usata da un punto di vista turistico. Ma per sviluppare il turismo l’ambiente deve restare incontamianto. Non c’è contraddizione.

D-Qual è il suo parere sulla situazione generale dei parchi, dopo il taglio ai finanziamenti per la gestione e l’episodio che ha lasciato tutti piuttosto perplessi dello smembramento del Parco dello Stelvio?

A.D.-Sicuramente il taglio dei finanaziamenti costituisce un problema per la gestione dei parchi. Tutti sarebbero più felici se ci fossero maggiori finanziamenti e se ci fossero maggiori entrate per poter svolgere una funzione e mantenere le attività del parco all’altezza delle richieste e delle esigenze.
Però credo che questo fenomeno non sia un fenomeno contingente: cioè i flussi provenienti dallo Stato sono destinati a ridursi progressivamente e questo impone una riflessione ai parchi su come poter svolgere la stessa funzione che è stata svolta fino ad adesso, che è una funzione di controllo e di verifica e di tutela della natura trovando però altre fonti aggiuntive di finanziamento.
Dobbiamo cambiare anche un po’ mentalità. Io credo che l’assistenzialismo, che ha trasformato per un lungo periodo anche i parchi in enti assistenziali o ammortizzatori sociali, sia è destinato a ridursi, qualunque sia il governo in carica. Questo impone ai parchi una riflessione sul proprio ruolo e sulle proprie funzioni  e impone anche una rivisitazione della legge 394 che deve essere adeguata alle esigenze della realtà del momento. Quindi credo che in generale sia comodo arroccarsi nella difesa e nella nostalgia del passato ed è sicuramente più complicato affrontare il presente, però il presente va affrontato perchè presto o tardi i nodi vengono al pettine e non si hanno gli strumenti per poter affrontare determinate questioni.

 

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  • Wilson scrive:

    Ah, un giornalista che fa il direttore di un parco naturale, che idea magnifica!
    Perché studiare per anni zoologia, botanica, ecologia, conservazione della natura, diritto dell’ambiente e altre inutili materie del genere se poi basta essere ingegneri, architetti o giornalisti per venire nominati presidenti o direttori di parchi? Che competenze avranno mai queste figure professionali in materia di conservazione e gestione di ambienti naturali e di flora e fauna? Boh!