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Nel 2025 saranno 20 milioni gli italiani obesi

Secondo l'ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, nel 2025 saranno 20 i milioni di italiani obesi

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 08.10.2012

Secondo l’ADI, Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, nel 2025 saranno 20 i milioni di italiani obesi. Fra le cause anche la crisi, che costringe gli italiani a risparmiare sulla qualità del cibo. Per questo l’ADI presenta il 10 ottobre l'”Obesity Day” un giorno dedicato a coloro che tutti i giorni litigano con la bilancia. In molte città saranno disponibili punti di informazione in cui, chi è interessato, troverà consigli e vademecum per tentare di combattere contro il peso eccessivo.

L’obesità è ormai universalmente riconosciuta come una pandemia. In Italia 44 italiani su 100 risultano essere in sovrappeso e 1 su 10 risulta essere obeso.
“Le patologie croniche non trasmissibili rappresentano una delle sfide più difficili per i sistemi sanitari sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo – ha sottolineato Giuseppe Fatati, Presidente della Fondazione ADI e Responsabile progetto Obesity Day – : gli esempi più evidenti sono l’obesità e il diabete. L’obesità è ormai una patologia epidemica e gli interventi di prevenzione, fino ad ora, si sono dimostrati inefficaci anche in Italia, perché basati sul paradigma della responsabilità personale”.

Il 10 ottobre sarà dunque la Giornata di sensibilizzazione nazionale su sovrappeso e salute. Per un giorno gli esperti dei Centri ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) si metteranno a disposizione, gratuitamente, in molti ospedali in tutta Italia per dare consigli a chi combatte la battaglia con il peso. L’organizzazione pratica prevede la presenza di un punto di informazione o contatto all’ingresso delle strutture sanitarie in grado di canalizzare i visitatori ai servizi. (Gli indirizzi dei Centri sul sito www.obesityday.org).

Cosa pensano gli italiani. Secondo uno studio realizzato in settembre da parte di Ipsos, gli italiani stessi ritengono per il 97% che per contrastare l’obesità sia necessario investire nell’educazione alimentare, e per il 93% sarebbe necessario che l’iniziativa partisse anche dalle istituzioni con interventi mirati a favorire l’attività fisica nelle città.

Secondo i cittadini molto spesso le iniziative delle istituzioni, sono più volte alla colpevolizzazione del singolo che a programmi di lungo respiro. Ma che fine ha fatto la nostra dieta mediterranea, verrebbe da chiedersi?

La FDM (Fundacion Dieta Mediterranea) già dall’anno scorso aveva annunciato una nuova versione della piramide alimentare per adattarla ai nuovi stili di vita e ai diversi contesti nutrizionali e socio-economici della regione mediterranea.
Per far questo la FDM ha introdotto il concetto della composizione del pasto principale, per rafforzare il ruolo centrale che i vegetali e derivati devono avere e, in relazione al problema dell’obesità e delle patologie metaboliche, è stata enfatizzata la frugalità e la moderazione.
In pratica alla base della piramide alimentare compare un nuovo concetto: quello di Mediterraneità. “Mediterraneità, è un neologismo che descrive un atto complesso che risponde a tre quesiti principali: cosa mangiare, come mangiare e con chi mangiare. E’ indice della cultura e dell’insieme di valori che hanno caratterizzato l’area mediterranea e di un modo  particolare di vivere l’atto alimentare che è caratterizzato da spazio (la cucina), tempo (il tempo dedicato al cibo), economia (corretto utilizzo delle risorse), relazioni (identità e appartenenza), cultura (coltivazioni adatte ai luoghi e alle esigenze del gruppo familiare), politica (la teoria dello stato).” Giuseppe Fatati in un saggio dal titolo Mediterraneità afferma che queste caratteristiche sfumano e debordano tra loro, si accavallano e si ripropongono come le onde del mare, sempre uguali e sempre diverse

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