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Carezze: scoperti i nervi che ce le fanno riconoscere

Scoperti i nervi che ci fanno distinguere una carezza da ogni altro contatto: potrebbe essere utile nel trattamento della sindrome dello spettro autistico

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 22.05.2014

C’è una differenza fra prendere in mano qualcosa e ricevere una carezza. La prima azione non comporta emozioni, mentre la seconda sì. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Neuron esisterebbero dei nervi speciali dedicati a percepire le carezze. Questi nervi potrebbero avere un ruolo fondamentale nella nostra vita sociale, basti pensare al bambino che percepisce la carezza della mamma oppure al significato di una pacca sulla spalla da parte di un amico. Secondo i ricercatori lo studio di questi particolari nervi potrebbe essere anche essere utile per la cura della sindrome dello spettro autistico, oltre a rivelare l’importanza di coltivare un rapporto basato anche sul contatto, sempre più ostacolato dall’uso dei social network e da un vita sempre più frenetica.

carezze

Questi nervi speciali sono simili a quelli che rilevano il dolore, ma servono una funzione opposta perchè rilevano eventi gratificanti e piacevoli.

“Il significato evolutivo di un tale sistema per una specie sociale deve ancora essere pienamente determinato”, dice il primo autore Francis McGlone, della Liverpool John Moores University in Inghilterra. “Ma una recente ricerca ha scoperto che le persone con la sindrome dello spettro autistico non elaborano il tocco emozionale normalmente, il che ci porta a ipotizzare che un fallimento del sistema dei nervi CT (quelli speciali dedicati al tatto emozionale ndr) durante il neurosviluppo può influire negativamente sul funzionamento del cervello sociale e il senso di sé.”

Per alcuni individui con autismo, ad esempio, il tocco leggero di alcuni tessuti dell’abbigliamento può causare disagio. Altre ricerche hanno dimostrato che la percezione del tatto mancante o mal interpretata può influenzare le relazioni sociali negli autistici.

Ulteriori ricerche su questi nervi speciali potranno aiutare i ricercatori a sviluppare terapie per i pazienti e gli individui autistici che non hanno un’adeguata percezione delle carezze. Inoltre una migliore comprensione di come i nervi trasmettono sensazioni gratificanti e interagiscono con quelli che segnalano il dolore potrebbe fornire intuizioni nei nuovi trattamenti per alcuni tipi di dolore.

Secondo il professor McGlone questi nervi ben funzionanti servono a creare una sorta di sistema di sopravvivenza che ci protegge dalle situazioni sgradevoli.
“In un mondo in cui il tocco umano sta diventando sempre più una rarità , con l’onnipresente aumento di social media che portano alla comunicazione basata sul non toccarsi e la possibilità che i bambini sperimentino sempre di meno le carezze dei genitori a causa della pressioni economiche della vita moderna , sta diventando sempre più importante riconoscere quanto sia importante le carezze siano una caratteristica di tutta l’umanità.”

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