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Cervello cyborg: l’ultima frontiera per curare il Parkinson

L'ultima frontiera del cyborg è il cervello. L'obiettivo è quello di curare le malattie neurodegenerative

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 11.08.2014

Una nuova frontiera a metà fra studio del cervello e la ricerca sui cyborg promette di poter trovare una cura alle malattie del cervello che minacciano una grande percentuale degli abitanti del pianeta, come il Parkinson. La ricerca, presentata al  248 ° Meeting della American Chemical Society (ACS) ad una soluzione che porti in continuità le cellule nanoelettriche e quelle del cervello.

Cyborg

Secondo quanto riportato da Charles M. Lieber, la strada della creazione di protesi sempre più integrate in maniera continua con il nostro corpo potrebbe condurci ad una invenzione al limite di ciò che si potrebbe immaginare: creare continuità fra cellule cerebrali artificiali e quelle naturali, creando così un’occasione per lo studio delle malattie degenerative del cervello.

“Focalizzando l’attenzione sulle connessioni  nanoelettroniche tra le cellule, possiamo fare cose che nessuno ha fatto prima”, spiega  Charles M. Lieber. “Stiamo realmente  entrando in un nuovo regime per le dimensioni, non solo del dispositivo che registra o stimola l’attività cellulare, ma anche per tutto il circuito. Possiamo farlo veramente apparire e farlo comportare come materiale biologico intelligente, morbido, e integrarlo con le cellule e le reti cellulari a livello dell’intero tessuto. Questa potrebbe andare incontro alla soluzione  di gravi problemi di salute a malattie neurodegenerative in futuro.”

Il Parkinson rende difficili le operazioni più semplici come parlare, camminare, mangiare e deglutire. Per curare malattie come queste sarebbe necessario conoscere tutte le operazioni che accadono nel cervello. Ma del cervello sono moltissime le cose che non conosciamo. Per questo l’inserimento di elementi nanoelettrici in continuità con quelli naturali del cervello potrebbe essere un’occasione per capire cosa non funziona all’interno del cervello e eventualmente veicolare cure per portare la situazione alla normalità.

Negli ultimi anni, Lieber ha lavorato per ridurre la ricerca sui cyborg di migliaia di volte. La sua squadra ha creato nanofili ultrasottili in grado di monitorare e influenzare ciò che accade all’interno delle cellule. Con questi fili hanno creato una struttura sulla quale hanno fatto crescere tessuti vivi. Oltre a questo i ricercatori hanno anche sviluppato la più piccola sonda elettronica mai realizzata in grado di registrare anche la segnalazione più veloci tra le cellule.

Attraverso questi segnali il cervello regola tutti i movimenti del corpo anche quelli che sono colpiti da alcune malattie degenerative.

Ora il prossimo passo dei ricercatori è quello di cercare un modo per integrare le loro costruzioni affinchè diventino completamente integrate con i neuroni biologici. Per ora i primi esperimenti saranno condotti sui ratti

“E ‘difficile dire dove questo lavoro ci porterà,” spiega Lieber “Ma alla fine, credo che il nostro approccio unico ci porterà su un percorso che realizzerà qualcosa di veramente rivoluzionario.”

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