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Antibiotici, potremmo risparmiare 413 milioni di euro secondo l’AIFA. Maglia nera a Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 18.11.2010

PilloleL’uso degli antibiotici in Italia deve cambiare, secondo l’AIFA, l’Agenzia nazionale del farmaco. E la campagna a tappeto che si appresta a realizzare nei prossimi mesi ha un obiettivo preciso, fermare la nascita di sempre più numerosi germi patogeni che hanno già sviluppato livelli di antibioticoresistenza che arrivano quasi al 100%, ossia nessun antibiotico può combatterli. Le regioni virtuose nell’uso degli antibiotici al nord. Maglia nera a Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania.

Un esempio di questo fenomeno è anche il nuovo “superbatterio” NDM-1 (New Delhi Metallo-beta-lactamase-1) che ha fatto la sua comparsa anche in Europa. Poiché le precedenti edizioni della Campagna “Antibiotici, difendi la tua difesa. Usali con cautela” hanno mostrato l’efficacia delle iniziative comunicative nel ridurre i consumi, all’AIFA hanno deciso di coninuare a battere su questo chiodo. Inoltre, il consumo eccessivo pesa anche sul bilancio statale, in quanto gli antibiotici sono farmaci passati dal servizio sanitario nazionale (per i generici, viene rimborsato solo il prezzo del generico).

413 MILIONI DI EURO LA SPESA EVITABILE

I dati di uno studio ad hoc condotto dall’Agenzia Italiana del Farmaco mostrano che il nostro paese si colloca ai primi posti in Europa per consumo di antibiotici, preceduta solo da Grecia e Cipro (e non i paesi europei dove i farmaci si vendono nei supermercati), e che è anche presente un particolare aumento di consumo a livello ospedaliero, superiore anche a quello registrato in Francia.

“Gli elementi di preoccupazione – spiega il prof. Rasi, Direttore Generale dell’AIFA, – sono aggravati dal fatto che in Europa circolano ceppi di batteri totalmente o quasi totalmente resistenti agli antibiotici e se non si interviene promuovendo l’appropriatezza nell’impiego di questa classe di farmaci e attuando strategie di sistema esiste il rischio di non riuscire più a curare infezioni batteriche in corso di trapianti, chemioterapia oncologica, chirurgia ortopedica, terapie intensive ecc. La preoccupazione delle autorità sanitarie è talmente forte da aver spinto alla costituzione, nel Novembre 2009, di una task force transatlantica per affrontare a livello globale il problema delle resistenze”.

Gran parte del ricorso agli antibiotici, circa l’80-90%, avviene nell’ambito della medicina generale e tra le prime cause di prescrizione vi sono le malattie delle prime vie aeree causate frequentemente da virus su cui gli antibiotici non hanno alcuna efficacia.

”E’ necessario che i cittadini capiscano – sottolinea il Prof. Rasi – che gli antibiotici vanno assunti nelle modalità, relative alle dosi e alla durata della cura, indicate dal medico e solo se è il medico a prescriverli, dopo averne accertato la necessità. Rispettare la dose e la durata della cura è fondamentale: la sospensione precoce della terapia è, ad esempio, tra le principali cause di sviluppo delle resistenze, poiché uccide i batteri più deboli e ‘’seleziona’’ quelli più forti. Per questo bisogna evitare il “fai da te”. Raffreddore o influenza, ad esempio, non rientrano tra le cause per cui sono indicati gli antibiotici ma, anzi, assumerli in questi casi mette a rischio la salute favorendo lo sviluppo di germi resistenti. Dobbiamo impegnarci a far capire ai medici e alle persone comuni che stiamo rischiando di non avere più a disposizione antibiotici efficaci per curare malattie che oggi non rappresentano più un pericolo ma che potrebbero diventarlo”.

Il sovrautilizzo improprio di antibiotici oltre a causare seri rischi alla salute produce anche un eccesso di spesa per il SSN (nel 2009 la spesa per antibiotici si è attestata a circa 1.038 milioni di euro) sottraendo risorse preziose per mettere a disposizione dei cittadini farmaci innovativi.

Locandina della campagna Aifa

Locandina della campagna Aifa

Lo studio dell’Agenzia italiana del farmaco ha mostrato l’esistenza di considerevoli differenze regionali nel consumo di antibiotici con i valori meno elevati in 6 regioni del Nord Italia (Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Valle d’Aosta, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzano che ha registrato il valore minimo con 13,05 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti) e i valori più elevati in 5 regioni del Sud Italia (Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Campania che ha registrato il valore massimo con 37,63 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti).

La differenza in dosi giornaliere ogni mille abitanti tra le regioni più virtuose e il livello nazionale (uguale a 24,22) è stata nel 2009 pari a +6,96.

Prendendo la media delle regioni a minor consumo come punto di riferimento, è stato registrato a livello nazionale un sovraconsumo di 154.226.068 dosi giornaliere e a livello della Campania di 39.136.274 dosi giornaliere.

Campania, Puglia e Sicilia insieme determinano quasi il 60% di tutto l’eccesso di consumi in Italia.

“Se tutte le regioni si allineassero al consumo medio delle sei più virtuose (17,25 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti) – spiega il Prof. Rasi – si potrebbe ottenere un risparmio quantificato in 316,6 milioni di euro. Se il costo (per dose media giornaliera) divenisse in tutte le regioni pari a quello della Lombardia (1,66 euro) si otterrebbe un risparmio di 155,8 milioni di euro.

Infine il risparmio complessivo che potrebbe derivare dall’effetto congiunto di una maggiore appropriatezza dei consumi e della riduzioni dei costi è di 413,1 milioni di euro pari al 3,7% della spesa farmaceutica convenzionata 2009. A livello di singola regione, inoltre, il risparmio ottenibile inciderebbe considerevolmente sul valore dello sfondamento della loro spesa: nel Lazio per il 29% , in Puglia per il 43% e in Sardegna per il 20%”.

Il valore minimo del costo per DDD è pari, infatti, a 1,66 € (Lombardia) e il valore massimo è pari a 2,23 € (Sicilia).

Ma non è tutto: una maggiore prudenza nell’impiego determina anche una riduzione del rischio di incorrere nelle reazioni avverse, anche gravi, che ogni anno si verificano a seguito dell’assunzione di antibiotici.

Il Rapporto Aifa sugli antibiotici 2009 ha evidenziato che in Italia i motivi più frequenti di prescrizione di antibiotici sono le malattie dell’apparato respiratorio (40,8%) seguite da quelle dell’apparato genitourinario (18,4) e dell’apparato digerente (13,6). Nel dettaglio il maggior impiego risulta per la cistite (9,9%), la faringite (8,3%), la bronchite acuta (5,7%). Il 44% dei cittadini, il 53% dei bambini, il 50% degli anziani hanno ricevuto almeno una prescrizione e il 15% degli anziani più di 6 prescrizioni di antibiotici.

Relativamente alle categorie di antibiotici più prescritte in medicina generale al primo posto sono risultati i fluorochinoloni con il 23,1% sul totale delle prescrizioni, le associazioni di penicilline con il 22,3%, macrolidi e lincosamidi con il 18,7%, penicilline con il 13,3%, cefalosporine orali con il 7,2%.

LE REAZIONI AVVERSE AGLI ANTIBIOTICI

Nel corso del 2009 il numero totale di reazioni avverse (ADRs) da medicinali antibiotici è stato pari a 1643 e ha costituito l’10,3% delle ADRs presenti nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) e segnalate nello stesso anno per tutti i medicinali.

Tra le segnalazioni di sospette ADRs da antibiotici, le categorie per le quali si osservano maggiori segnalazioni sono le penicilline con 637 segnalazioni, in particolare le associazioni di penicilline inclusi gli inibitori delle beta-lattamasi (430); gli antibatterici chinolonici con 317 segnalazioni delle quali 314 con i fluorochinoloni; gli altri antibatterici betalattamici con 322 di cui 236 attribuibili alle cefalosporine di terza generazione.

Tra il 2002 e il 2009 sono state segnalate, e quindi inserite nella RNF, 8833 segnalazioni di sospette ADRs da medicinali antibiotici. I tre antibiotici più segnalati risultano essere: amoxicillina triidrata/potassio clavulanato con 1724 segnalazioni, di cui 597 gravi e 9 decessi; la levofloxacina con 1060 segnalazioni, di cui 343 gravi e 11 decessi; il ceftriaxone con 794 reazioni, di cui 423 gravi e 37 decessi.

Il numero di decessi è stato pari a 118. Il maggior numero di ADRs gravi, pari a 1081 e corrispondenti al 35,03% del totale delle gravi per tutti i medicinali, è stato segnalato in seguito alla somministrazione di antibatterici beta-lattamici e penicilline. Seguono gli altri beta-lattamici con il 24,9%, i chinolonici con il 24,1%, i macrolidi e le lincosamidi con il 9,6%. Il maggior numero di sospette ADRs (52) che hanno avuto esito fatale si è registrato con la somministrazione degli altri antibatterici beta-lattamici. Queste ultime sospette ADRs rappresentano il 44,1% di tutti i decessi da antibiotici verificatisi tra il 2002 e il 2009 e sono seguiti dai 25 decessi da chinolonici (21,2%) e dai 21 da antibiotici beta lattamici e penicilline (17,8%).

Nel dettaglio, il maggior numero di decessi è stato quello in cui il principio attivo sospetto è il ceftriaxone e le reazioni avverse sono in prevalenza shock anafilattico, seguite da sindrome di Lyell, reazione di Stevens Johnson, epatite, necrosi cutanea e colite pseudomembranosa.

LE SPERIMENTAZIONI CLINICHE SU NUOVI ANTIBIOTICI

Nel 2010, le sperimentazioni cliniche dei farmaci antibatterici e antimicotici sono state 9.

In particolare, tra le 9 sperimentazioni condotte, 1 è stata di Fase I, 6 di Fase II, nessuna di Fase III, 1 di Fase IV (o post-marketing) e 1 ha riguardato lo studio di bioequivalenza/biodisponibilità.

Per avere il completamento degli studi di fase II e arrivare a fare quelli di fase III e poi al mercato, è stimabile un tempo pari a 5-6 anni.

Le aree terapeutiche maggiormente studiate sono quelle dell’immunologia e malattie infettive (28,5%) seguite dalle malattie dell’apparato respiratorio (23,6%).

Il conteggio dei siti sperimentali e la relativa loro distribuzione tra le Regioni mette al primo posto per partecipazione a studi la Lombardia, seguita da Lazio, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna.

LE NUOVE SFIDE

Strategico è lo sviluppo di 10 nuovi antibiotici per il 2020 e un’alleanza tra sistema regolatorio, specialisti e prescrittori per un uso sempre più mirato e razionale degli antibiotici sia in medicina generale che in ospedale e la produzione di raccomandazioni cliniche condivise (approccio multidisciplinare) sull’uso appropriato. In questo quadro imprescindibile è anche la capacità di affinare le modalità di monitoraggio delle prescrizioni sia in comunità che in ospedale.

L’ANTIBIOTICORESISTENZA

I più recenti trend relativi all’antibioticoresistenza registrati dalla rete EARS-NET(European Antimicrobial Resistance Surveillance System) nel 2009 mostrano un ulteriore incremento relativo ai batteri gram-negativi. “Ci sono buone e cattive notizie – spiega Gianni Rezza, Capo del Dipartimento Malattie Infettive e Immunoparassitarie Mediate dell’ISS – Migliora la situazione relativamente ad alcuni batteri gram-positivi come stafilococchi e streptococchi mentre peggiora quella relativa ai batteri gram-negativi. In particolare la vera minaccia riguarda la Klebsiella pneumoniae che in alcuni casi è resistente anche ai cosiddetti carbapenemici, considerati l’ultima risorsa. La situazione poi – aggiunge – è tanto più grave se si pensa al fatto che a questi antibiotici si stanno sviluppando resistenze multiple e in una maniera per di più anomala, mentre la ricerca di nuovi antibiotici contro questi batteri segna da tempo il passo”.

(Fonte AIFA)

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