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Nella saliva il gene che favorisce l’obesità

Un gene che codifica un enzima della saliva potrebbe essere fra i responsabili dell'obesità

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 01.04.2014

I ricercatori del King College di Londra e dell’Imperial College di Londra hanno scoperto che le persone con un minor numero di copie di un gene che codifica un enzima impiegato nella digestione dei carboidrati hanno un rischio più elevato di essere obesi. I risultati, pubblicati su Nature Genetics, suggeriscono che i consigli sula dieta potrebbero essere integrati con un’analisi dei difetti genetici in futuro.

obesità

L’amilasi salivare svolge un ruolo significativo nella scissione dei carboidrati in bocca all’inizio del processo di digestione. Il nuovo studio suggerisce che le persone con meno copie del gene hanno livelli più bassi di questo enzima e quindi avranno più difficoltà a scindere i carboidrati rispetto a quelli con più copie.

Precedenti ricerche avevano già trovato un legame genetico tra l’obesità e l’appetito, ma la nuova scoperta mette in evidenza un legame genetico nuovo tra il metabolismo e l’obesità, suggerendo che le persone reagiscono in modo diverso allo stesso tipo e quantità di cibo, con conseguente aumento di peso in alcuni e non in altri.

La ricerca è stata condotta su pazienti inglesi, svedesi, cinesi e francesi confermando i risultati e la relazione fra la variazione del gene e l’obesità. Inoltre questo tipo di variazione nel numero di copie potrebbe essere alla base anche di altre patologie.

Il professor Tim Spector del King College di Londra ha detto: “Questi risultati sono molto emozionanti.
l passo successivo è quello di scoprire di più sulla attività di questo enzima digestivo e se potrebbe rivelarsi un biomarcatore utile o un obiettivo per il trattamento dell’obesità.”

“In futuro un semplice test del sangue o della saliva potrebbe essere utilizzato per misurare i livelli di enzimi chiave come l’amilasi nel corpo e quindi direzionare i consigli dietetici per le persone sia in sovrappeso che in sottopeso. I trattamenti sono molto lontani, ma questo è un passo importante per rendersi conto che ognuno di noi digerisce e metabolizza il cibo in modo diverso – e possiamo allontanarci dalle diete che vanno bene per tutti per avvicinarci agli approcci più personalizzati” ha concluso il ricercatore.

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