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Quali rischi dall’esposizione alle basse radiazioni?

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 02.05.2012

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco

Impianto nucleare danneggiato presso Fukushima, Giappone. Crediti: Tepco


Dopo ogni disastro nucleare si riaccende il dibattito su quali siano gli effetti delle radiazioni, ma ogni dibattito sembra non condurre ad una posizione definitiva.

Il Bulletin of the Atomic Scientists ha pubblicato un numero speciale dedicato solo a questo argomento. Il numero contiene articoli scritti dai moaggiori esperti nel campo, ma non pretende di mettere un punto sulla questione.

Jan Beyea, fisico nucleare e esperto di epidemiologia, ha spiegato: “Il lettore sarà pronto ad intervenire nel dibattito armato di un’ampia visuale sull’evidenza epidemiologica e sulle sue diverse interpretazioni.”
Beyea contribuisce personalmente all’analisi del problema e decostruisce il dibattito sui bassi livelli di radiazione in tutte le sue parti evidenziando ciò che merita maggiore attenzione e controllo.

C’è stato, e continua ad esserci, un notevole dibattito tra i membri della comunità scientifica, leader politici, industriali e pubblico, attorno all’affermazione che i dati sulla bomba atomica sono importanti per stimare i rischi da esposizioni prolungate. Questo dibattito ha contribuito al ritardo nell’aggiornamento della regolamentazione dei limiti negli Stati Uniti che son aggiornati a prima del 1990.

“Il mio articolo esplora i nuovi grandi studi epidemiologici che riguardano, non le esposizioni ricevute una volta sola, come nel caso di Hiroshima e di Nagasaki, ma le esposizioni protratte che vengono ricevute dal decadimento degli isotopi radioattivi connessi con le emissioni provenienti da Fukushima o dall’Unione Sovietica o dalle armi complesse degli Stati Uniti”, ha detto Beyea.

Il sociologo Paul Slovic aggiorna il suo lavoro sulla “percezione del gap” tra esperti e opinione pubblica sui rischi per la salute dalle sorgenti delle radiazioni. Roger Kasperson, un altro sociologo, scrive su come gli individui e i gruppi sociali amplifichino il rischio quando valutano i disastri nucleari e gli effetti di questo sulla loro comprensione.

Dall’altra parte Gordon Thompson, politologo invita gli esperti e gli organismi professionali ad evitare di combinare dibattiti sulla scienza e sulla politica. In un’altra nota politica, Terry Brock e Sami Sherbini, della Commissione di Regolamentazione Nucleare degli Stati Uniti, esaminano il ruolo che le stime di rischio di effetti sulla salute svolgono nel regolare le politiche sull’energia nucleare negli Stati Uniti sottolineando che potrebbero essere necessari molti decenni prima che gli studi scientifici condizionino le norme.

L’epidemiologo David Richardson analizza la storia dei dati quantitativi utilizzati nelle previsioni di dose-risposta, derivanti principalmente dalle esposizioni dei giapponesi sopravvissuti alla bomba atomica . E il radiobiologo Colin Hill esamina le ultime ricerche biologiche sull’ instabilità genomica.

Ma c’è una qualche prova epidemiologica che sia stata interpretata correttamente? Il biostatistico Sander Greenland pensa di no.”Le interpretazioni dei dati epidemiologici sottostimano l’impatto globale sulla salute, a causa della mancanza di spiegazione per le malattie con insorgenze accelerate”.

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