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Adroterapia, una nuova forma di trattamento dei tumori

Scritto da Leonardo Debbia il 26.12.2021

La lotta ai tumori si sta intensificando, arricchendosi velocemente di nuovi strumenti.

Tra i diversi nuovi metodi di cura, sta ora prendendo piede una terapia che si avvale dell’applicazione di conoscenze tecnologiche originariamente impiegate per altri scopi.

In questo caso ci si riferisce alla adroterapia, un trattamento che utilizza un acceleratore di particelle, detto anche sincrotone.

tumori-adroterapia

L’apparecchiatura di questo tipo ha lo scopo di accelerare particelle subatomiche fino a velocità prossime a quella della luce per gli impieghi più disparati in campi totalmente differenti l’uno dall’altro.

I primi acceleratori di particelle cominciarono a diffondersi negli anni ’50 e ’60 dello scorso secolo nella ricerca della fisica nucleare, ma ben presto furono soppiantati da apparecchiature più grandi e sofisticate.

L’accelerazione avviene agendo mediante campi elettrici e campi magnetici sul movimento di fasci di particelle che ruotano all’interno di un tubo in cui è stato praticato il vuoto.

Questi ‘collisori’ (dall’inglese collider) trovano applicazioni in vari campi di indagine, ma vengono utilizzati soprattutto in cristallografia, in geologia e in chimica per le analisi di materiali, in biologia per l’osservazione di cellule viventi e in medicina per applicazioni terapeutiche come quella che andiamo a descrivere.

Come si può notare, la tecnologia è analoga a quella utilizzata dal CERN di Ginevra su ben più ampia scala e con infrastrutture di ben altra portata.

Nella cura in questione, il dispositivo ha la classica forma ad anello (v. foto), della lunghezza di 80 metri, collegato alle sale dove avviene il trattamento dei pazienti sottoposti alla terapia.

All’interno dell’ anello, un fascio di particelle viene accelerato fino alla velocità di circa 30mila chilometri in mezzo secondo, la velocità che si trasformerà nell’energia necessaria a colpire il bersaglio su cui è diretto il fascio di particelle e distruggere le cellule tumorali della parte ammalata.

Le particelle in questione consistono in nuclei di carbonio e protoni.

Le cellule colpite muoiono e il sistema immunitario provvede poi ad eliminarle.

I fattori estremamente positivi del metodo sono: la precisione con cui viene indirizzato il fascio o pennello di particelle e il meccanismo che preserva i tessuti sani, mentre distrugge quelli ammalati.

Le sedute necessarie per un intero ciclo variano da caso a caso.

In genere le condizioni che determinano la durata della terapia sono: la tipologia del tumore, la sua dimensione e l’organo interessato.

In genere, il trattamento prevede sedute giornaliere e si protrae per 5 giorni alla settimana e per un periodo che va da 2 a 7 settimane.

Grazie alle particolari proprietà fisiche delle particelle utilizzate (ioni carbonio e protoni, come anzidetto), l’adroterapia presenta vantaggi significativi rispetto alla radioterapia convenzionale; vantaggi riassumibili sostanzialmente nella possibilità di trattamento di tumori radioresistenti e una particolare accuratezza nel colpire il bersaglio (le cellule tumorali), preservando in modo assoluto i tessuti sani.

Ovviamente questa tecnica necessita di una precisione millimetrica nel posizionamento dell’organo puntatore del fascio elettronico.

L’insieme di questi vantaggi ha come risultato una notevole efficacia nella distruzione dei tessuti tumorali dichiarati non operabili.

La tipologia dei tumori su cui viene usata l’adroterapia è varia e riguarda soprattutto zone in cui è difficile intervenire con la microchirurgia, i tumori dell’encefalo, della base cranica e del midollo spinale, i tumori del torace, dell’addome o di altre zone già irradiate con metodi tradizionali.

In Italia l’unico sincrotone per questa terapia è quello del CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia cui si può accedere anche tramite il Servizio Sanitario Nazionale.

Un intero ciclo di adroterapia ha un costo intorno ai 24mila euro.

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