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HIV, il virus nascosto nei linfociti T è molto superiore a quanto stimato finora

Un recente studio tuttavia riapre i giochi a favore dell'insidioso virus, che riesce a rimanere in stato inattivo nascosto nel corpo in quantità 60 volte superiori a quanto pensato finora

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 26.10.2013

Negli ultimi dieci anni gli scienziati hanno fatto grandi progressi nel campo della ricerca su un modo per debellare il virus dell’HIV dal corpo umano. Un recente studio tuttavia riapre i giochi a favore dell’insidioso virus, che riesce a rimanere in stato inattivo nascosto nel corpo in quantità 60 volte superiori a quanto pensato finora.

HIV

Ancora non è stata trovata una cura definitiva contro il virus dell’immunodeficienza umana (AIDS), che continua ad eludere gli sforzi degli scienziati, e ora un nuovo rapporto di Howard Hughes Medical Institute ( HHMI ) ha rivelato che eradicare completamente il virus può essere molto più difficile di quanto si pensasse.

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell i ricercatori hanno scoperto che il serbatoio di HIV latente o inattivo che resta  nel corpo di un paziente in modo silente è molto più grande di quanto gli scienziati pensassero. In realtà, questa riserva di virus – chiamata anche provirus HIV – potrebbe in realtà essere 60 volte maggiore rispetto alle stime precedenti.

Secondo i ricercatori, questi risultati sono una grave battuta d’arresto nella lotta ad una cura definitiva all’HIV.

“Stiamo lavorando molto duramente per sviluppare modi migliori per valutare le dimensioni di questo serbatoio,” ha detto Robert Siciliano, un ricercatore della Johns Hopkins University.

Per curare efficacemente qualcuno dal virus dell’HIV, occorre estirpare completamente il virus dal corpo, e questa sfida si sta rivelando più difficile del previsto.  Il motivo è dato dal fatto che l’HIV esiste in due stati – una versione attiva che si replica costantemente danneggiando il sistema immunitario, che è il motivo per cui la sindrome si chiama così, ed un’altra versione che risiede inattiva nei linfociti T del sistema immunitario e rimane dormiente.

Quando i linfociti T rispondono al virus e cercano di sradicarlo dal corpo, inavvertitamente diventano ospiti dell’HIV. Il virus infetta infatti alcune dei linfociti T che hanno risposto inserendo fisicamente il suo DNA delle cellule. Poi, quando i linfociti T tornano ad uno stato di riposo, l’ HIV torna “spento” e silenziosamente si nasconde nella cellula ospite.

I farmaci antiretrovirali attuali per il trattamento di HIV mirano a ridurre la concentrazione della forma attiva del virus, ma non è ancora stato trovato un modo efficace per eliminare la forma inattiva.

In precedenza, i ricercatori hanno stimato la quantità di questi provirus latenti prelevando una certa quantità di linfociti T da un paziente positivo all’HIV positivo per testare la loro attivazione in provetta. Con questo approccio si pensava che tutti i virus si sarebbero riattivati, ma l’assunzione si è rivelata falsa.

Siciliano e il suo collega Ya-Chi Ho, ricercatore nel laboratorio di Siciliano, hanno messo alla prova il metodo e hanno scoperto che in realtà c’era un certo numero di provirus presenti nei linfociti T che rimaneva inattivo ad una prima stimolazione, per poi riattivarsi solo dopo una seconda o addirittura una terza stimolazione.

Dopo questi risultati gli scienziati sanno che dovranno combattere contro molti più provirus per curare completamente un individuo dall’HIV. Tuttavia, Siliciano spera che la sua ricerca possa non disincentivare i pazienti a partecipare a studi clinici per sperimentare gli approcci per curare il virus che prevedono proprio la riattivazione dei virus dormienti nei linfociti T. Anche se è molto chiaro: “Trovare una cura per l’AIDS sarà una lotta lunga e difficile”.

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