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Staminali: il piccolo Federico a Brescia per la cura Stamina

Per i giudici non esistono agli atti documenti che "lascino anche solo sospettare il rischio di insorgenza di gravi affetti collaterali dalla somministrazione"

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 20.03.2013

Il caso di Federico, il bambino affetto dal morbo di Krabbe a cui nei giorni scorsi il tribunale di Pesaro ha riconosciuto il diritto a curarsi con il metodo Stamina, è arrivato attorno alle 13 presso l’ospedale di Brescia per ricevere il primo trattamento. Per i giudici non esistono agli atti documenti che “lascino anche solo sospettare il rischio di insorgenza di gravi affetti collaterali dalla somministrazione”.

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Dopo una serie di accertamenti preliminari il bimbo di 26 mesi riceverà la prima delle infusioni previste dal protocollo Stamina, sempre che tutte le analisi daranno esito positivo.

La prima infusione è prevista domani mattina. Il metodo prevede la somministrazione di cellule staminali compatibili con il suo organismo, una “cura compassionevole” che i genitori di Federico hanno voluto con forza e che il tribunale di Pesaro ha concesso, attraverso un’ordinanza arrivata dai giudici del Tribunale di Pesaro, che ha accolto il reclamo presentato dai legali della famiglia del piccolo.

Il caso del bimbo, che vive con la famiglia a Fano, ha suscitato una vera a propria mobilitazione di semplici cittadini d autorità istituzionali delle Marche, dopo che un giudice del lavoro aveva vietato specificatamente la cura con il metodo Stamina, anche se si era detto d’accordo all’uso in generale delle staminali.

Il metodo Stamina è molto controverso, in quanto la terapia a base di cellule staminali non è ancora stata sperimentata e l’Aifa ha per questo vietato la sua somministrazione. Tuttavia, il ministro Balduzzi ha eccezionalmente  acconsentito personalmente alla somministrazione alla piccola Sofia, il cui caso nei giorni scorsi è tornato sulle prime pagine.

La decisione del collegio del tribunale di Pesaro, composto dai magistrati Nitri, Preziosi e Storti, aveva effetto immediato e quindi la famiglia ha potuto richiedere la cura agli Ospedali Riuniti di Brescia, visto anche l’aggravarsi delle condizioni del piccolo Federico.

Nella sentenza, i tre magistrati dicono che non esistono agli atti documenti che “lascino anche solo sospettare il rischio di insorgenza di gravi affetti collaterali dalla somministrazione” della cura Stamina. Concetto ripetuto oggi dal legale della famiglia, Tiziana Cucco (Fonte AGI), che ha sottolineato che “la documentazione aggiuntiva” presentata al tribunale di Pesaro evidenzia che “ci sono stati miglioramenti significativi” per coloro che si sono sottoposti al protocollo Stamina, tra l’altro già applicato “con risultati positivi anche a Brescia, su 12 pazienti”(Fonte AGI).

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