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Un test potrebbe convalidare la sindrome da stanchezza cronica

Scritto da Leonardo Debbia il 09.09.2014

Alla domanda “Sei stanco?”, la risposta che viene data è sempre e comunque ‘soggettiva’. La  risposta “Sono molto stanco”non dà una misura quantitativa e quindi ‘oggettiva’, sufficiente a definire la percezione della sensazione di stanchezza.

Per chi soffre di affaticamento cronico (ME/CFS), sarebbe quindi estremamente utile una quantificazione, una ‘misurazione della fatica’ che, essendo ‘oggettiva’, costituirebbe il primo passo verso la redazione di una vera e propria ‘scala della stanchezza’.

stress

Non è impresa da poco, e per anni decine di ricercatori hanno tentato invano una soluzione.

Ora, stando ad un articolo apparso sul sito Health Rising, sembra che in Giappone ci si stia avvicinando.

Precedenti studi avevano scoperto che, inducendo mediante esercizi una fatica mentale a breve termine in persone sane, si riscontrava una diminuzione di attività del sistema nervoso parasimpatico (PNS) e un contemporaneo aumento di attività del sistema nervoso simpatico (SNS).

Un test su persone sane – simulazione di una giornata lavorativa – indicava l’instaurarsi di una iperattività del SNS e una corrispondente diminuzione dell’attività del PNS.

Il sistema nervoso dei pazienti con ME/CFS reagisce allo stesso modo; la differenza è che in queste persone non occorre indurre alcuno sforzo, essendo la fatica una costante, anche durante il sonno.

In questo studio i ricercatori Kei Mizuno, Kanako Tajima, Yasuyoshi Watanabe e Hirohiko Kuratsune, appartenenti a strutture di indagine clinica nella città di Osaka, hanno usato un test cognitivo chiamato Kana Pick-out Test (KPT), coinvolgendo 28 giovani donne sane, sotto i 30 anni, cui è stata fatta leggere per 4 minuti una storia, quindi è stato chiesto di contare le vocali del testo letto e infine di ripetere la storia. Prima e dopo la lettura, le giovani hanno riposato per 3 minuti con gli occhi aperti e 3 minuti con gli occhi chiusi. Il test ha avuto una durata complessiva di 16 minuti, durante i quali le giovani sono state tenute sotto registrazione elettrocardiografica (ECG) per valutare il funzionamento del sistema nervoso autonomo (ANS). La fatica è stata poi espressa, per ogni fase, dai soggetti stessi, su una scala da 0 a 100.

I ricercatori hanno scoperto che la percezione della fatica era – come si aspettavano – correlata ad una diminuzione dell’attività del PNS e un aumento di attività del SNS.

E’ stato rilevato che, nel cervello, il sistema nervoso autonomo è controllato da una rete centrale composta da: corteccia prefrontale, corteccia cingolata anteriore, insula, amigdala, ipotalamo, materia grigia.

Studi precedenti sulla ME/CFS avevano ipotizzato strette connessioni tra una ridotta ossigenazione della corteccia prefrontale e alterazione del funzionamento esecutivo

(misurabile con il KPT accennato prima) oppure disturbi nel collegamento prefrontale-limbico (Barnden), come se la corteccia prefrontale non comunicasse adeguatamente con il resto del cervello.

Dato che molti studi dimostravano che nella ME/CFS la corteccia prefrontale risultava comunque ‘compromessa’, i ricercatori giapponesi si sono concentrati su questa regione, preposta a neutralizzare ‘minacce’ ai circuiti del sistema nervoso simpatico, scoprendo che nei pazienti affetti da ME/CFS è presente anche una riduzione di materia grigia, e quindi hanno sottolineato “quanto sia importante l’elemento ‘corteccia prefrontale’ nel sistema neurale che regola le sensazioni di affaticamento”.

La corteccia prefrontale, insomma, sembrerebbe avere un ruolo determinante nella ME/CFS, perché, dovendo difendere il SNC e non riuscendo a riattivare adeguatamente il PNS, rifletterebbe la sua incapacità di reagire ad uno stress.

In altre parole, la stanchezza sembra essere correlata alla misura in cui il sistema nervoso parasimpatico non riesce a ‘recuperare’con il riposo.

Secondo gli ultimi esperimenti fatti, dal grado in cui il PNS non riesce a tornare al suo normale stato di riposo dopo un test cognitivo breve si potrebbe risalire a determinare il livello di stanchezza presente.

Essere in grado di convalidare in maniera obiettiva che la fatica in pazienti con ME/CFS non è simile alle persone sane, sarebbe un importante passo avanti nella diagnosi della sindrome.

Uno stato patologico di affaticamento associato ad una constatazione fisiopatologica – un sistema nervoso parasimpatico danneggiato – dovrebbe convalidare la gravità della ME/CFS, aprendo nuove strade alla ricerca.

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