
Le api bottinatrici sono le api anziane ed escono dall’alveare in cerca di cibo Foto: Christofer Bang
Il cervello invecchia meno velocemente se è impegnato in attività riservate ad un cervello giovane. E’ quello che i ricercatori della Arizona State University (ASU) hanno dimostrato accadere nelle api mellifere. Quando le api anziane vengono impegnate in compiti che generalmente sono affidati ad api più giovani il loro cervello inverte la tendenza all’invecchiamento. Secondo gli scienziati questa scoperta potrebbe essere applicata agli studi sulla cura della demenza senile: non solo i medicinali, ma anche delle terapie “sociali” potrebbero aiutare le persone anziane a mantenere giovane il proprio cervello.
La ricerca è stata pubblicata sul giornale Experimental Gerontology. Un team di scienziati dell’ASU e dell’Università norvegese di Scienze della Vita, guidato da Gro Amdam, professore associato dell’ASU, ha dimostrato che se si mettono delle api anziane a svolgere compiti sociali riservati alle api più giovani si provocano cambiamenti nella struttura molecolare dei loro cervelli.
“Sapevamo dalle ricerche precedenti che quando le api rimangono nell’alveare e si prendono cura delle larve rimangono mentalmente lucide per tutto il tempo in cui noi le osserviamo”, ha detto Amdam. “Tuttavia, dopo un certo periodo, le api volano fuori a raccogliere cibo e inizia un invecchiamento molto rapido e dopo appena due settimane, le api bottinatrici hanno le ali consumate, i corpi senza peli, e, soprattutto, perdono le funzioni del cervello. Sostanzialmente perdono la capacità di imparare cose nuove. Volevamo scoprire quale fosse il ruolo della plasticità in questo schema di invecchiamento, quindi ci siamo chiesti: “Cosa succederebbe se chiedessimo alle api bottinatrici di prendersi cura di nuovo delle larve? ”

Le api giovani si prendono cura delle larve Foto: Bente Smedal
Durante gli esperimenti, gli scienziati hanno rimosso tutte le api nutrici giovani dal nido – lasciando solo la regina e le larve. Quando le api bottinatrici anziane sono tornate al nido, hanno ridotto la loro attività per diversi giorni. Quindi, alcune delle vecchie api sono tornate alla ricerca del cibo, mentre altri sono tornate alla cura delle larve. I ricercatori hanno scoperto che dopo 10 giorni, circa il 50 per cento delle api anziane che si occupavano delle larve hanno migliorato significativamente la loro capacità di apprendere cose nuove.
Ma i ricercatori non solo hanno visto il ritorno di questa capacità di apprendere, ma hanno scoperto un cambiamento nelle proteine del cervello delle api confrontando il cervello delle api che sono rimaste bottinatrici con quelle che invece sono tornate alle larve. I ricercatori hanno scoperto variazioni nella proteina Prx6, una proteina che anche negli umani potrebbe proteggere contro le malattie degenerative del cervello – tra cui anche l’Alzheimer – e hanno scoperto una secondo proteina “chaperone” che protegge le altre proteine dai danneggiamenti quando i tessuti del cervello sono esposti allo stress.
La ricerca per un farmaco contro le malatie neurodegenerative del cervello continua, ma ci vorrano forse ancora 30 anni prima di ottenerne uno.
“Forse gli interventi sociali, cambiando il modo in cui ci si relaziona con l’ambiente circostante, sono qualcosa che possiamo fare già oggi per aiutare i nostri cervelli a restare giovani”, ha detto Amdam. “Dal momento che le proteine oggetto di ricerca nelle persone sono le stesse delle api, queste proteine possono essere in grado di reagire spontaneamente alle specifiche esperienze sociali.”
Amdam ha spiegato che sono necessari ulteriori studi sui mammiferi come i topi, al fine di verificare se gli stessi cambiamenti molecolari dell’esperimento sulle api potrebbero essere socialmente inducibili nelle persone.