Gaianews

Uomo muove la mano paralizzata con i pensieri grazie a Neurobridge

Per la prima volta, grazie ad uno speciale dispositivo all'avanguardia, un uomo è riuscito a muovere con i pensieri la sua mano paralizzata

Scritto da Redazione di Gaianews.it il 25.06.2014

Per la prima volta in assoluto un uomo è riuscito a muovere una mano  paralizzata con i propri pensieri, grazie ad una partnership innovativa tra il Wexner Medical Center della Ohio State University  e Battelle.

Ian Burkhart, un tetraplegico di 23 anni, è il primo paziente ad utilizzare Neurobridge, un bypass neurale  per le lesioni del midollo spinale che ricollega il cervello direttamente ai muscoli, permettendo il controllo volontario e funzionale di un arto paralizzato.

“E’molto simile a un bypass del cuore, ma invece di bypassare il sangue, agisce sui segnali elettrici”, ha detto Chad Bouton, capo della ricerca presso Battelle.

mano paralizzata

Crediti: The Ohio State University Wexner Medical Center

La tecnologia Neurobridge combina algoritmi che apprendono e decodificano l’attività cerebrale dell’utente attraverso un manicotto per la stimolazione muscolare, ad alta definizione, che traduce gli impulsi nervosi dal cervello e trasmette nuovi segnali per l’arto paralizzato. In questo caso, i segnali del cervello di Ian bypassano la ferita del midollo spinale e permettono alla mano di muoversi. Burkhart, è rimasto paralizzato quattro anni fa durante un incidente subacqueo.

Due anni fa, Bouton e il suo team hanno iniziato a collaborare con i ricercatori dell’Ohio State e i medici Ali Rezai e Jerry Mysiw per progettare sperimentazioni cliniche e convalidare la possibilità di utilizzare la tecnologia Neurobridge nei pazienti.

Durante un intervento chirurgico di tre ore , il dottor Rezai ha impiantato un piccolissimo chip sulla corteccia motoria del cervello di Burkhart. Il minuscolo chip interpreta i segnali del cervello e li invia ad un computer che li ricodifica inviandoli al manicotto per la stimolazione dell’elettrodo che, a sua volta, stimola i muscoli per eseguire i movimenti desiderati. Questo fa si che in un decimo di secondo i pensieri di Burkhart si traducano in azioni.

Il team ha lavorato insieme per capire la corretta sequenza degli elettrodi per stimolare e permettere a Burkhart di muovere le dita e la mano. Ad esempio, il paziente utilizza diversi segnali del cervello per ruotare la mano, fare un pugno o pizzicare le dita insieme per afferrare un oggetto.

“Ho fatto riabilitazione per molti  anni e questo è un enorme passo avanti in quello che possiamo offrire a ai pazienti”, ha detto Mysiw, presidente del Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione presso la Ohio State University. “Ora stiamo esaminando le interfacce,  le interazioni uomo-macchina, e come quel tipo di tecnologia possa aiutare.”

Burkhart è fiducioso per il suo futuro. “E’sicuramente ottimo per me essere così giovane, perché i progressi della scienza e della tecnologia sono in rapida crescita e continueranno ad espandersi.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA