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Adattamento dei gruppi umani del Neolitico ai cambiamenti climatici

Scritto da Leonardo Debbia il 18.09.2018

Una ricerca, condotta dall’Università di Bristol, nel Regno Unito, ha prodotto le prove di un adattamento ai cambiamenti climatici che ha interessato, ben 8200 anni fa, la vita quotidiana dei primi agricoltori neolitici del Vicino Oriente.

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), ha interessato l’insediamento neolitico e calcolitico di Catalhoyuk, nell’Anatolia meridionale, Turchia, relativamente al periodo che va dal 7500 al 5700 a.C.

Il sito comprende una sequenza di ben 18 livelli stratigrafici, molti dei quali sono tuttora oggetto di indagine.

Scavi archeologici del sito di Catalhoyuk (Wikipedia)

Scavi archeologici del sito di Catalhoyuk (Wikipedia)

 

Di questo antico agglomerato urbano colpisce la particolarità delle abitazioni, che erano costruite le une addossate alle altre, per cui ci si spostava giocoforza attraverso i tetti, dal momento che le porte non davano accesso a livello del terreno, ma consistevano in aperture praticate nei soffitti.

Questa tipologia abitativa suggerisce una strategia di difesa, sia da intrusioni di animali selvatici che da possibili minacce di altri gruppi umani.

Ricostruzione artistica dei passaggi tra le case della città (fonte: Wikipedia)

Ricostruzione artistica dei passaggi tra le case della città (fonte: Wikipedia)

 

Nel momento di massima espansione della città, intorno agli 8200 anni fa, accadde tuttavia un evento tanto imprevisto quanto drammatico, ben documentato da fonti storiche e scientifiche: un drastico cambiamento climatico, provocato da un notevole calo delle temperature a livello globale, senza dubbio conseguente al rilascio di un’enorme quantità di acque di fusione glaciale da parte di un enorme lago d’acqua dolce situato nel lontano Canada settentrionale.

Dagli esami delle ossa degli animali rinvenute nel sito, gli studiosi hanno concluso che in quell’epoca gli abitanti della città, agricoltori e pastori, abbiano incrementato l’allevamento e l’impiego di pecore e di capre – animali più adatti e più resistenti alla siccità – rispetto ai bovini di cui si erano serviti fino ad allora.

L’esame dei tagli impressi sulle ossa degli animali hanno fornito preziose informazioni sulle pratiche di macellazione: l’elevato numero di tali segni, risalenti all’epoca dell’evento climatico, evidenzia che la popolazione non aveva particolari predilezioni nella scelta della carne a scopo alimentare ma, probabilmente a causa della carenza di cibo, si adattava a consumare qualsiasi tipo di carne disponibile.

I ricercatori hanno anche analizzato tracce di grassi animali rimasti sul fondo degli antichi recipienti in ceramica delle cucine, scoprendoli residui appartenenti a carcasse di ruminanti, coerentemente con gli eterogenei mucchi d’ossa animali riportate alla luce a Catalhoyuk.

Per la prima volta, l’analisi della composizione isotopica di grassi animali all’interno di ceramiche antiche, è servito come prova di un evento climatico.

Del resto, secondo il principio ‘Sei quello che mangi (o che bevi)‘, gli studiosi hanno dedotto che le informazioni isotopiche fornite dagli atomi di idrogeno (o meglio, dai rapporti deuterio-idrogeno) nei grassi animali, concordavano appieno con i dati provenienti dalle antiche precipitazioni.

Apriamo una breve parentesi, per spiegarci meglio.

La molecola dell’acqua, H2O, è formata da due atomi di idrogeno ed uno di ossigeno. Sulla Terra, però, ogni 3200 molecole con questa composizione ne esiste una in cui l’ossigeno è legato ad un atomo di idrogeno ed uno di deuterio, cioè l’atomo di idrogeno che oltre ad un protone ed un elettrone contiene anche un neutrone.

Nell’acqua terrestre, l’abbondanza isotopica del deuterio è di un atomo ogni 6400 atomi di idrogeno. Questo rapporto costituisce una sorta di firma o impronta isotopica dell’idrogeno, sempre uguale.

Un cambiamento di questa impronta dell’idrogeno è stato rilevato nel periodo corrispondente all’evento climatico, suggerendo quindi analoghi cambiamenti nei modelli delle precipitazioni cadute sul sito in quello stesso momento.

La ricerca ha visto la collaborazione della School of Chemistry dell’Università di Bristol e della Bristol Research Initiative per il Dynamic Global Environment.

Sul sito hanno lavorato fianco a fianco archeologi e archeozoologi, dividendosi rispettivamente tra gli scavi, le ceramiche e lo studio delle ossa degli animali.

La dottoressa Mélanie Roffet-Salque, autrice principale dell’articolo relativo alla ricerca, ha dichiarato: “I cambiamenti nei modelli di precipitazioni del passato vengono tradizionalmente ottenuti analizzando carote di sedimenti oceanici o lacustri. Questa è la prima volta che si rilevano informazioni da pentole delle cucine. Noi abbiamo utilizzato la firma isotopica dell’idrogeno attraverso i grassi animali rimasti intrappolati nei vasi di ceramica, dopo la cottura.

“Questa tecnica apre una strada completamente nuova per le nostre indagini: usare la ceramica per la ricostruzione dei climi del passato nel luogo stesso in cui i gruppi umani hanno vissuto”.

“I modelli indicano cambiamenti stagionali, cui gli agricoltori avranno dovuto adattarsi; vale a dire, temperature globali più fredde ed estati più asciutte”, riassume il professor Richard Evershed, co-autore dello studio. “E questi cambiamenti avranno avuto inevitabili ricadute sull’agricoltura”.

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