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Antica sepoltura di un cavallo nella Valle del Nilo

Scritto da Leonardo Debbia il 08.05.2018

Un’antica sepoltura di un cavallo a Tombos, lungo la valle del Nilo, nella Nubia di epoca faraonica, mostra che presso gli antichi Egizi, migliaia di anni fa, un membro della famiglia degli Equidi aveva avuto un ruolo più importante di quanto fosse stato ritenuto prima.

Questa scoperta ridefinisce anche, più in generale, le relazioni esistenti tra uomini e animali oltre 3000 anni fa.

I risultati dello studio relativo sono stati pubblicati sulla rivista Antiquity dello scorso mese.

Il cavallo di Tombos fu scoperto nel 2011 e il team della Purdue University, di West Lafayette, Indiana, guidato dal prof. Michele Buzon e dalla dottoressa Sarah Schader, ha lavorato agli scavi e alle analisi dei resti.

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Il cavallo era stato sepolto in posizione eretta, in una tomba ipogea attribuita al Terzo periodo intermedio d’Egitto (1070-656 a.C.).

L’animale, che conservava ancora un lembo residuo del mantello color castagna, era stato sepolto in piedi, avvolto in un sudario.

“Era evidente che la sepoltura del cavallo doveva considerarsi intenzionale”, sostiene Buzon. “I resti di tessuto sugli zoccoli indicano la presenza di un sudario di sepoltura, mentre i segni sulle ossa e sulle parti in ferro di una briglia suggeriscono che il cavallo era stato probabilmente usato per trainare un carro. Nei nostri precedenti scavi a Tombos, non avevamo mai trovato niente di simile; e d’altronde i resti di animali, nel sito, sono molto rari”.

Buzon, che è un bioarcheologo, ha collaborato con Stuart Tyson Smith, docente di Antropologia all’Università della California, Santa Barbara, per ben 18 anni allo scavo in questo sito, posto nell’attuale Sudan, ed entrambi sono stati i ricercatori più assidui e più idonei.

Buzon utilizza prove sanitarie e culturali prelevate da siti di sepoltura di oltre 3000 anni fa per ricostruire la vita e le condizioni dei Nubiani e degli antichi Egizi durante il Nuovo Regno, all’incirca verso il 1500 a.C., allorchè gli Egizi, nel periodo del loro massimo splendore, si impadronirono dell’area per avere più facile accesso alle rotte commerciali sul fiume Nilo.

Nel corso degli anni, centinaia di manufatti, come ceramiche, utensili, stoviglie, sono stati riportati alla luce in questo sito in cui erano sepolti circa 200 individui.

“Trovare il cavallo è stato un evento inaspettato”, afferma Sarah Schrader, docente di Osteoarcheologia umana all’Università di Leida, Paesi Bassi. “Inizialmente, non eravamo sicuri che fosse recente, ma quando abbiamo pian piano scoperto i resti, abbiamo cominciato a trovare artefatti associati al cavallo, quali lo scarabeo, il sudario e parte dei ferri delle briglie. Ovviamente, siamo rimasti pienamente soddisfatti solo quando è stata valutata l’età con il metodo del carbonio -14, che ha confermato di quanti anni fosse antico il cavallo”.

L’esame dello scheletro del cavallo ai fini della datazione è stato affidato a Sandra Olsen, curatore presso l’Istituto di Biodiversità e il Museo di Storia Naturale dell’Università del Kansas.

Buzon ha coordinato le analisi e la Olsen ha calcolato l’età del cavallo con il metodo del radiocarbonio.

“Il cavallo fu trattato bene, in vita, dal momento che è vissuto fino ad un’età avanzata”, afferma la Schrader. “Per il popolo di Tombos, l’animale doveva essere anche molto importante, dal momento che era stato sepolto; un rito che veniva riservato di solito solo agli esseri umani. La sua importanza si desume anche dall’associazione del cavallo con il ferro. Questa inumazione a Tombos indica inoltre che la città avrebbe svolto, nell’antichità, un ruolo fondamentale della presenza egizia nella regione della Nubia”.

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