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Grazie a un drone scoperto antico villaggio nel New Mexico

Utilizzando immagini termiche riprese da un drone, i ricercatori di due università statunitensi hanno scoperto un villaggio risalente a 1000 anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 12.05.2014

L’uso dei droni, i velivoli leggeri senza pilota, è ormai consolidato, sia per uso militare che per uso civile per poter volare, senza dover rischiare vite umane, su zone potenzialmente pericolose o difficilmente raggiungibili, magari trasportando apparecchiature per riprese aeree.
Se a questi indiscutibili vantaggi si aggiungono i costi relativamente contenuti rispetto alle lunghe operazioni terrestri, non si può che auspicare che questi mezzi vengano sempre più adottati nella ricerca scientifica, anche se le loro declinazioni commerciali e militari pongono diversi dubbi.

drone e scoperte archeologiche

Utilizzando immagini termiche riprese da un drone, i ricercatori di due università statunitensi hanno potuto fare una interessante scoperta sotto uno strato di detriti e vegetazione.

Un team congiunto di ricercatori della University of North Florida (UNF) e della University of Arkansas ha utilizzato con successo un drone per riportare alla luce un villaggio di 1000 anni fa nel nord-ovest del New Mexico, avendo modo di rivelare strutture mai viste prima.

John Kantner, antropologo e docente alla UNF e Jesse Casana, archeologo presso la University of Arkansas, dopo aver constatato le enormi difficoltà che avrebbero incontrato usando i metodi convenzionali, hanno provato con i droni a penetrare in una zona remota del New Mexico.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Archaelogical Science.

Gli archeologi hanno utilizzato un drone dalla tecnologia alquanto avanzata, programmato su un preciso percorso, con una fotocamera termica installata a bordo, pilotandolo sistematicamente sulla superficie da esplorare.

Le immagini sono poi state elaborate da un software specializzato che, assemblando le singole foto, ha ricostruito un’accurata ‘mappa termica’ del territorio.

“Il drone, con la sua telecamera termica, è stato in grado di individuare non solo le strutture in muratura sepolte che io, personalmente, non conoscevo, ma ha anche individuato una serie di ‘segnali freddi’ circolari che sono risultati la forma e le dimensioni perfette dei ‘kivas’, le strutture cerimoniali dove la gente si riuniva per il culto e per lavori di interesse sociale”, assicura Kantner, secondo cui questa è stata, per la verità, la parte più interessante della scoperta.

I kivas, nella cultura Pueblo, erano luoghi di culto, tipicamente di forma circolare per differenziarle dalle comuni abitazioni, a pianta quadrata o rettangolare.

Con il finanziamento della National Science Foundation, Kantner aveva studiato la zona che si trova a sud del Chaco Canyon per decenni, convinto che in quell’area, chiamata ‘Blu J’, si dovessero trovare le case degli antenati Pueblo, ma purtroppo le rovine erano ben nascoste dalla vegetazione e sepolte sotto cumuli di pietra arenaria erosa.

Lo studioso era spinto dall’interesse di conoscere come questo potente fenomeno religioso avesse influenzato le dinamiche sociali e le politiche locali.

Per avere prove ed elementi di studio, si dovevano riportare alla luce gli antichi resti, le case e gli edifici religiosi, ma soprattutto individuare l’area esatta dove questi resti potessero trovarsi, sepolti come erano sotto frammenti rocciosi, sporcizia e vegetazione.

Gli archeologi sapevano che il metodo chiave per le indagini poteva essere solo l’esame delle immagini aeree scattate da una fotocamera ad infrarosso, ma le difficoltà per mettere in atto questa idea necessitavano di una tecnologia finora impensabile. Ed ecco che l’uso dei droni è giunto tempestivo a rivelare la sua efficacia.

“Sono bastati pochi giorni di lavoro per permetterci di operare in un modo tale che, eseguito in altro modo, avrebbe richiesto un decennio”, ha dichiarato Kantner.

“Questo progetto ci ha convinti che la termografia a base di foto all’infrarosso ha un grande potenziale per la scoperta e la mappatura di antichi siti”, ha ribadito Casana. “Nel rilevamento di grandi aree, anche le spese sono sicuramente inferiori, a fronte di anni di lavoro risparmiati”.

I due studiosi hanno sostenuto che il lavoro sugli antichi resti è solo agli inizi e che sarà sicuramente continuato.

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