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Chi eresse il sito di Stonehenge?

Scritto da Leonardo Debbia il 13.08.2018

Nonostante un secolo di studi, ricerche e ipotesi che hanno coinvolto storia, leggenda e, perchè no? perfino la presenza degli alieni, sappiamo ancora molto poco sul complesso megalitico inglese di Stonehenge, su chi lo abbia eretto, sugli individui sepolti tra i giganteschi massi e di quale parte del mondo queste genti siano state originarie.

Ora, una nuova ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata su Scientific Reports, suggerisce che una parte degli individui sepolti nel famoso sito del Wessex si era probabilmente trasferita in quella regione dopo il trasporto dei bluestones, le pietre blu più corte, posate orizzontalmente sopra i massi verticali, che furono utilizzate nelle prime fasi di costruzione del monumento.

stonehenge

I ‘blustones’ sono costituiti da ‘dolerite maculata’, un tipo di roccia ignea, che diviene blu quando viene bagnata, inesistente nell’area di Stonehenge, ma che gli studiosi li hanno identificato come proveniente da un sito delle colline Preseli, alture del Galles occidentale, distanti 250 chilometri.

Le modalità del trasporto su una tale distanza non sono ancora chiare, anche se si propende per una sorta di slitte che scivolavano su rulli in legno, ed erano tirate, per mezzo di corde di cuoio, da decine di uomini.

Lo studio attuale, frutto di una collaborazione tra University College of London (UCL), Université Libre de Bruxelles e Museo di Storia Naturale di Parigi, combinando datazione al radiocarbonio e indagine archeologica, è stato coordinato da Christophe Snoeck, ricercatore presso la Scuola di Archeologia di Oxford, che ha voluto chiarire uno dei tanti quesiti.

Le domande sollevate dallo straordinario monumento megalitico sono infatti molte ma, ad oggi, hanno prevalso soprattutto quelle riguardanti il perchè e il come sia stato eretto.

Lo studio intrapreso ora è stato invece rivolto su chi possa aver ideato e costruito l’opera.

I resti umani rinvenuti risultano, per la maggior parte, essere stati cremati e quindi finora avevano fornito pochissime informazioni.

Snoeck ha dimostrato invece che quelle ossa cremate potevano ancora ‘dire qualcosa‘.

Alla luce delle conoscenze chimico-fisiche attuali – sostiene Snoeck – si poteva analizzare la loro composizione isotopica relativa allo stronzio contenuto e utilizzare questa tecnica d’indagine per capire dove questi individui avessero vissuto durante l’ultimo loro decennio di vita.

Il team di ricercatori ha quindi esaminato e analizzato le ossa del cranio di 25 individui, sepolti in una serie di 56 buche, scavate probabilmente (e poi riempite subito dopo) durante le prime fasi di Stonehenge, nel tardo quarto o inizio terzo millennio a.C., molto prima che venissero posizionate le pietre iconiche.

Queste buche, disposte ad anello, furono scoperte nel 17° secolo dallo studioso John Aubrey e in suo onore furono chiamate ‘Aubrey Holes’ o ‘Cerchio di Aubrey’.

L’analisi di piccoli frammenti di ossa umane cremate in una fase iniziale della storia del sito, intorno al 3000 a.C., allorchè era forse usato come un cimitero, ha mostrato che almeno 10 dei 25 individui riesumati non erano vissuti nei dintorni di Stonehenge, ma che provenivano probabilmente dal Galles occidentale.

Che dal Galles provenissero i blustones era ormai cosa nota; non si sapeva invece niente degli individui inumati, anche se forse era intuibile che si potesse trattare degli stessi che avevano operato il trasporto.

In ogni caso, lo studio mostra che nel Tardo Neolitico interi gruppi umani si spostavano dal Galles occidentale al Wessex e che alcune loro spoglie erano state sepolte a Stonehenge.

I risultati sottolineano l’importanza delle connessioni interregionali che coinvolsero il movimento di materiali e persone nella costruzione e nell’uso di Stonehenge, fornendo una rara visione della varietà di contatti e di scambi tra i gruppi umani nel Neolitico, 5000 anni fa.

Snoeck dichiara: “La recente scoperta che alcune informazioni biologiche siano sopravvissute alle elevate temperature dei processi di cremazione (fino a 1000 gradi centigradi) dimostra la validità del metodo, che ha offerto la possibilità di studiare finalmente l’origine di coloro che furono sepolti a Stonehenge”.

“La potente combinazione di isotopi stabili e di tecnologia spaziale apre un nuovo scenario sulle comunità che hanno eretto Stonehenge”, afferma John Pouncett, esperto di tecnologia spaziale alla Scuola di Archeologia di Oxford. “I resti cremati provenienti dall’enigmatico Aubrey Holes e la mappatura aggiornata della biosfera suggeriscono che alcuni abitanti delle montagne Preseli non solo fornirono i ‘bluestones’ usati per costruire il cerchio di pietre, ma trasportarono essi stessi quei massi e vennero sepolti in quel luogo”.

“L’aspetto straordinario dello studio è stata la capacità di ottenere tante informazioni da piccoli frammenti di ossa bruciate”, ribadisce Rick Schulting, altro co-autore e docente di Archeologia scientifica e preistorica a Oxford. “I segnali isotopici dello stronzio sono coerenti con le rocce del Galles occidentale, la fonte della prima fase monumentale del sito”.

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