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Forse la carenza d’acqua decretò la fine della cultura Maya

Scritto da Leonardo Debbia il 04.10.2016

Qualcosa di veramente drastico deve essere veramente accaduto perché il periodo classico Maya del 9° secolo giungesse rapidamente a conclusione.

In un breve periodo di tempo, infatti, questa civiltà così avanzata dell’America centrale passò dal suo massimo splendore al completo collasso, con la diminuzione drastica della popolazione e la cessazione della costruzione delle monumentali strutture, come quelle, famose, di Yucatan.

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Piramide di Kukulkan, conosciuta anche come ‘El Castillo’. Chichen Itza, Messico (credit: Jose Ignacio Soto)

 

Le ragioni di questo rapido declino sono ancor oggi argomento di dibattito.

Forse i modelli di calcolo di un team di ricercatori dell’Università (TU) di Vienna potrebbero offrire una spiegazione: la tecnologia dell’irrigazione, di cui che tanto bene si servivano i Maya durante i periodi di siccità, aveva probabilmente reso la loro società più vulnerabile alle catastrofi naturali.

Quanto emerge dallo studio austriaco può esserci di aiuto per trarre conclusioni importanti anche per il nostro futuro.

Dobbiamo prestare maggiore attenzione alle risorse naturali disponibili, perché se la tecnologia viene impiegata semplicemente per affrontare una carenza di risorse temporanea e il nostro comportamento non si adegua anche alle emergenze, c’è il rischio che la società possa essere più vulnerabile.

“L’acqua influenza la società e la società, a sua volta, influenza l’acqua”, afferma Linda Kuil., ricercatrice che affianca il lavoro del prof. Gunter Bloschl, della TU di Vienna sulle risorse del Water Systems, finanziato dal Fondo austriaco della scienza presso al stessa Università.

“La fornitura d’acqua determina la quantità di cibo utilizzabile, che a sua volta influenza la crescita della popolazione. Di contro, l’aumento della popolazione interferisce con il ciclo naturale dell’acqua; attraverso la costruzione di nuovi serbatoi, per esempio”.

Dal momento che acqua e popolazione sono strettamente collegate e interdipendenti, non sarà sufficiente considerarle in modelli separati.

Questo è il motivo per cui i ricercatori della TU Wien hanno esaminato le interazioni tra la sociologia e l’idrologia, rappresentandole con modelli matematici appositamente collegati.

Il campo emergente della socio-idrologia stabilisce interrelazioni matematiche, per esempio, tra la disponibilità di cibo e il tasso di natalità o tra le recenti scarsità d’acqua, specie quelle che sono fresche nella memoria, e la pianificazione della società per la costruzione di riserve d’acqua.

Questi tipi di correlazioni, combinate con una grande quantità di dati storici e attuali, in ultima analisi producono un sistema complesso che genera diversi scenari di interazione uomo-natura.

“E’ ben noto che i Maya avessero eretto serbatoi d’acqua per i periodi di siccità”, dice Linda Kuil. “Con i nostri modelli possiamo analizzare gli effetti dell’ingegneria Maya sulla loro società. Possiamo simulare scenari con e senza riserve d’acqua e confrontare le conseguenze che ne potevano derivare”.

Naturalmente, i serbatoti d’acqua costituivano una sicurezza durante brevi periodi siccitosi. Nelle nostre simulazioni senza i serbatoi, dopo un periodo di siccità, la popolazione diminuisce rapidamente, mentre continua a crescere in presenza di serbatoi che forniscono l’acqua necessaria.

Tuttavia, anche in presenza di serbatoi, se la siccità si prolunga, la popolazione è ugualmente più vulnerabile. Se la gestione dell’acqua non si adegua, la richiesta individuale d’acqua rimane invariata, ma la popolazione aumenta e aumenta così la complessiva richiesta d’acqua. In pratica, se si verifica una siccità prolungata, la popolazione tende a diminuire e, in mancanza di riserve, questo può essere fatale.

Probabilmente non conosceremo mai le ragioni reali della scomparsa dei Maya. Dopo tutto, le guerre o le epidemie potrebbero aver giocato la loro parte e le ipotesi rimangono ancora tutte in piedi.

Tuttavia, il modello socio-idrologico sviluppato dal team Gunther Bloschl, che ha condotto i ricercatori della TU Wien, sostiene che la siccità e le questioni idriche sono una possibile spiegazione per questa scomparsa e mostra quanto può essere vulnerabile anche una società tecnologica.

“Quando le risorse sono scarse, le soluzioni all’apparenza più semplici non sono sempre le migliori”, sostiene Linda Kuil. “E’ necessario un cambiamento nelle persone, valutare quanta sia la dipendenza della società dalle risorse e ridurre i consumi. In caso contrario, la società può divenire in effetti più vulnerabile alle catastrofi naturali, nonostante soluzioni tecniche intelligenti”.

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