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La società Maya attraverso l’esame delle ossa dei loro animali

Scritto da Leonardo Debbia il 23.11.2015

Tutto quello che sappiamo sulla civiltà Maya lo apprendiamo dalle ricche decorazioni dei loro templi e riguarda soprattutto i sovrani e le caste nobili. Del resto della pur grande popolazione, sia delle città che delle campagne, sappiamo poco o nulla.

“Pensando ai Greci e ai Romani, conosciamo molto bene il loro ordinamento sociale e le diverse classi, dagli imperatori agli schiavi. Dei Maya, nulla di tutto questo”, afferma Ashley Sharpe, ricercatrice della Università della Florida (UF), secondo la quale il quadro del popolo dei Maya dipinto finora va sicuramente ampliato.

Con che mezzo, data la mancanza di testi, autori o storici dell’epoca?

La ricercatrice ha raccolto indizi sulle classi inferiori Maya attraverso l’esame di 22mila ossa di animali, conservate presso il Museo di Storia Naturale della Florida, svelando così che la civiltà conosciuta per l’arte e l’astronomia, era dotata anche di sistemi economici e politici complessi, simili alle società moderne.

Esempi di monumenti con incisioni e geroglifici studiati dalla ricercatrice Sarah Jackson, della Cincinnati University (foto: Cincinnati University)
I dettagli di questo studio sono stati riportati nell’edizione di questo mese del Journal of Archaeology.

Parte dei resti animali studiati venivano anche dalla città-stato di Aguateca, in Guatemala, e Sharpe, assieme alla collega Kitty Emery, curatrice associata di Archeologia ambientale allo stesso Museo, è riuscita a fissare alcuni capisaldi sul ruolo degli animali presso i Maya, in relazione ai ceti sociali e alle tre città-stato più importanti: Aguateca, Piedras Negras e Yaxchitan.

“Per i Maya, gli animali erano fonti per ottenere pelli, costruire attrezzi, gioielli e strumenti musicali, ma erano anche di vitale importanza come emblemi dello stato, della regalità e del mondo simbolico degli dei e quindi spesso costituivano le risorse principali, gelosamente custodite dai ricchi e dai potenti”, afferma Emery.

I più benestanti del ceto medio utilizzavano una vasta gamma di animali, mentre la corte reale e i nobili di più alto livello si limitavano ad un gruppo selezionato di animali simbolici e prestigiosi, come giaguari e coccodrilli.

“I nobili si cibavano di animali che erano considerati delle prelibatezze, simili a quelle consumate oggi dalle persone dell’alta società, come ad esempio il caviale, che tanta parte delle classi medie o basse considera un cibo poco appetibile”.

Gli abitanti poveri dei villaggi si nutrivano invece di pesce e frutti di mare, praticando la pesca nei fiumi del territorio.

Tuttavia, sia le classi povere che quelle di reddito medio più vicine alle capitali, trattenevano per sé l’ampia varietà di animali, piuttosto che condividerla con altri villaggi, in particolare per quanto riguardava quelle specie che provenivano dalle foreste più interne o dall’oceano, distante dalle 50 alle 100 miglia.

Ad Aguateca, più di 100 miglia dalla costa più vicina, sono state trovate migliaia di conchiglie marine che ricoprono i pavimenti degli antichi edifici e delle botteghe artigiane.

“Queste popolazioni non avevano animali da soma, come nel Vecchio Mondo, dove per il trasporto delle merci si poteva disporre di asini e di cavalli”, dichiara Sharpe. “I Maya trasportavano le loro cose dal mare ai villaggi sulle proprie spalle, letteralmente. Avrebbero potuto servirsi dei fiumi, per il trasporto, ma questi erano pochi e per di più c’era anche la giungla ad ostacolare gli spostamenti”.

A Yaxchilan, più della metà delle ossa trovate appartenevano a cervi, suggerendo che i residenti si sfamavano con le faune delle foreste circostanti, dove il cervo era di casa perchè andava a nutrirsi nei loro campi di mais.

Tuttavia, esistono prove che i Maya abbiano regolamentato caccia e pesca, proprio come nella Gran Bretagna medioevale, ponendo divieti tra le classi nell’accesso alle risorse di origine animale. In ciascuna delle tre città, i nobili, il ceto medio e i ceti più bassi avevano accesso a tipi di specie diverse, suddivise tra risorse marine importate e animali che potevano essere catturati nelle foreste e nei fiumi vicini.

Le differenze nelle scelte degli animali, marini o forestali, mostrano che le città-stato avevano probabilmente partners commerciali diversi e questo avrebbe un senso, secondo Sharpe, dato che sappiamo che le ostilità tra le città erano frequenti e non è detto che ciò che andava bene per una valesse anche per le altre.

Queste differenze si potrebbero attribuire tuttavia anche a identità culturali specifiche.

Ad esempio, Aguateca era nota per i gioielli realizzati dalle conchiglie.

Come visto, le risorse animali giocavano ruoli importanti nella definizione delle classi e nelle relazioni commerciali tra le città, per cui le due ricercatrici ritengono che le loro conoscenze potranno essere approfondite da ulteriori ritrovamenti.

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