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Rinvenuta stele etrusca dedicata ad una divinità sconosciuta

Scritto da Leonardo Debbia il 18.04.2016

Un gruppo di archeologi della Southern Methodist University (SMU) ha scoperto in territorio italiano, nei pressi di Firenze, quello che potrebbe essere un raro testo sacro in lingua etrusca, dal quale poter attingere rilevanti particolari su un non meglio identificato culto etrusco di un dio o di una dea al momento sconosciuti.

Il lungo testo è inciso su una grande lastra di arenaria del VI secolo a.C., scoperto in un tempio.
Il rinvenimento di un manufatto religioso etrusco è un evento eccezionale, dal momento che la maggior parte delle scoperte riguardanti quel popolo sono state tombe e oggetti funebri.

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La stele etrusca rinvenuta nelle fondamenta di un tempio dove è rimasta sepolta per più di 2500 anni (crediti: Mugello Valley Project)

“Si tratta di un testo sacro ed è basilare per apprendere l’originario insieme di credenze di una cultura perduta, che resta fondamentale per le tradizioni occidentali”, afferma l’archeologo Gregory Warden, principale ricercatore e condirettore, assieme all’archeologo Michael L. Thomas, del Centro per gli studi sull’Italia antica all’Università di Austin, Texas, del ‘Mugello Valley Archaeological Project’.

“La lastra, del peso di circa 500 chili, ha dimensioni di poco più di un metro di altezza per 60 centimetri di larghezza. Si riconoscono almeno 70 lettere, insieme a segni di punteggiatura”, assicura Warden, professore emerito della SMU di Dallas e sponsor del Progetto.

Gli studiosi della materia prevedono che la stele amplierà la conoscenza della cultura perduta degli Etruschi, una civiltà che – ricordiamo – ha governato Roma e influenzato i suoi abitanti in tutto e per tutto, dalla religione al governo delle città, dall’arte all’architettura.

Dal momento che il potere religioso era esclusivamente in mano ai magistrati, che dettavano anche le leggi, si può ben capire come gli Etruschi costituissero una delle popolazioni più religiose del mondo antico; anzi, che la loro esistenza fosse totalmente permeata dalla religione.

La lastra era incastonata nelle fondamenta di un tempio monumentale, dove è rimasta sepolta per più di 2500 anni, nel sito di Poggio Colla, vicino a Vicchio, nella valle del Mugello, circa 38 chilometri a nord-est della città di Firenze.

La lastra sarebbe collegata ai primi anni di vita del santuario. L’architettura del tempio, che è di età posteriore, è caratterizzata da strutture ovali a graticcio, con un imponente podio e grandi basamenti di colonne in pietra di tipo dorico toscano, cinque delle quali sono state recuperate nel sito.

“Nutriamo la speranza di poter progredire con la lingua etrusca”, sottolinea Warden, che è anche presidente e docente di Archeologia presso l’Università Franklin, in Svizzera. “Iscrizioni lunghe, specie come queste, sono rare. Esamineremo probabilmente parole che non abbiamo mai visto prima, dato che non si tratta di un testo funerario”.

La conservazione e l’esame della stele con la completa fotogrammetria e la scansione laser per documentare tutti gli aspetti del processo di conservazione e tutti i dettagli delle superfici incise, saranno effettuati nei prossimi mesi nei laboratori della Soprintendenza Archeologica Toscana da esperti del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze.

L’arenaria, probabilmente di origine locale, è fortemente abrasa e scheggiata, con un lato che mostra forse una antica bruciatura.

La lettura dell’iscrizione necessita di una accurata pulizia.

“Sappiamo come funziona la grammatica etrusca, cosa sia un verbo, cosa un oggetto, qualche parola”, commenta Warden. “Ora, confidiamo che questo testo sveli il nome del dio o della dea venerata in questo sito”.

La traduzione sarà affidata al professor Rex Wallace, esperto di Classici presso l’Università del Massachusetts, Amherst.

In vent’anni di scavi, il ‘Mugello Valley Archaeological Project’ ha portato alla luce oggetti di culto degli Etruschi, offerte alle divinità e scoperte legate alla vita quotidiana sia di nobili che di gente comune, inclusi laboratori, fornaci, ceramiche e abitazioni.

Questa abbondanza di materiale, tra cui gioielli in oro, monete, una prima scena di un parto espressa nell’arte europea occidentale e, di recente, quattro bronzetti del VI secolo, aiuta non poco a documentare l’attività rituale degli Etruschi dal VII al II secolo a.C.

L’etruscologo Jean Macintosh Turfa, del Museo dell’Università della Pennsylvania, a Philadelphia, ha dichiarato che la scoperta della stele ci porterà indubbiamente ad una conoscenza più approfondita della storia etrusca, dell’alfabetizzazione e delle pratiche religiose.

Gli Etruschi erano un popolo di elevata cultura, ma della loro scrittura è rimasto pochissimo, e si limita a brevi iscrizioni funerarie, con nomi e titoli nobiliari.

La stele è stata presentata ufficialmente nel corso della mostra scientifica ‘L’ombra degli Etruschi’, che la Soprintendenza Archeologica della Toscana ha organizzato, a partire dal 19 marzo, a Prato.

 

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