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I rotoli del Mar Morto contengono indizi genetici sulle loro origini

Scritto da Leonardo Debbia il 24.07.2020

Gli indizi genetici estratti dai frammenti dei famosi Rotoli del Mar Morto possono contribuire a ricomporre i resti di questi rotoli e a capire le diverse origini di questi antichi testi, tra cui le prime versioni conosciute di libri della Bibbia ebraica.

I rotoli, costituiti da circa 1000 manoscritti, sono realizzati in pelle di montone e pelle di mucca e contengono il DNA di questi animali, dalla cui analisi si può ricostruire quali degli oltre 25mila frammenti provengano dallo stesso animale e quindi si possa risalire alla ricomposizione dei pezzi di uno stesso documento.

Questo è quanto afferma il biologo molecolare Oded Rechavi, dell’Università di Tel Aviv, che ha condotto uno studio in proposito.

“Lo studio poneva due grandi sfide”, afferma Rechavi. “In primo luogo, la maggior parte di questi testi non è stata ritrovata intatta, ma disintegrata in migliaia di frammenti, che dovevano essere riordinati senza sapere quanti fossero i pezzi andati perduti o come poter leggere il testo originale. La seconda sfida era il fatto che la maggior parte dei rotoli non proveniva direttamente dalle grotte di Qumran, ma attraverso rivenditori di antichità. Si può comprendere le difficoltà di metterli insieme e inquadrarli in un contesto storico ben definito”.

I risultati raggiunti – sostiene Rechavi in un articolo sulla rivista Cell, suggeriscono comunque che i Rotoli riflettono gli sviluppi religiosi e biblici di tutta la regione a Sud di Israele e non solo di gruppi di individui che vivevano nei pressi delle grotte dove erano custoditi molti di questi rotoli, come era stato ritenuto finora tra gli studiosi.

I ricercatori stimano che i Rotoli del Mar Morto siano stati scritti tra il III secolo a.C. e il I d.C. durante il cosiddetto ‘periodo del Secondo Tempio’ o anche periodo ellenistico-romano.

Questo lasso di tempo fu un momento critico per lo sviluppo del giudaismo e l’emergere del cristianesimo.

“I nostri risultati dimostrano l’eterogeneità insita nell’ebraismo del Secondo tempio che ha costituito la matrice per il primo cristianesimo”, afferma Noah Mizrahi, esperto di studi biblici presso l’Università di Tel Aviv.

Le pergamene contengono non solo le prime versioni conosciute di libri della Bibbia ebraica, ma anche altri documenti giuridici e filosofici non biblici, la maggior parte dei quali sono stati trovati tra il 1947 e gli anni Sessanta del secolo scorso.

Il più grande insieme di reperti proviene da 11 grotte vicine a Qumran, un sito del deserto della Giudea, sulla costa nord-occidentale del Mar Morto.

Molti ricercatori ipotizzavano che i Rotoli riflettessero le credenze di una piccola setta ebraica che – secondo gli studiosi – si era distaccata dal giudaismo tradizionale e si era stabilita a Qumran.

Ma le prove del DNA del nuovo studio suggeriscono che le idee trascritte in quei documenti si sarebbero estese anche oltre la comunità di Qumran.

Tutti i Rotoli sono riconducibili a pelli di pecora, tranne due costituiti da pelle di mucca.

Il confronto tra DNA mitocondriale, quello ereditato dalla madre, e il DNA nucleare, ereditato da entrambi i genitori, ha consentito ai ricercatori di identificare e distinguere le relazioni strette oppure quelle molto distanti tra le pecore scelte per realizzare le pergamene.

Studi sui testi avevano in precedenza suggerito che molti rotoli di Qumran mostrassero una tipica ortografia e avessero caratteristiche relative ad una tradizionale scrittura attribuibile ad un piccolo gruppo di scribi. Le prove genetiche supportano proprio questa ipotesi.

Sette degli otto frammenti contenenti scritti precedentemente classificati come parte di quella ‘pratica scribale di Qumran‘ provengono da pecore strettamente imparentate, facendo ragionevolmente supporre che quei frammenti rappresentassero manoscritti prodotti nello stesso luogo.

“Per la prima volta, la teoria di una pratica scribale di Qumran è stata provata dalle ricerche sul DNA antico”, afferma lo studioso Emanuel Tov, dell’Università ebraica di Gerusalemme.

Ad esempio, quattro frammenti di Qumran, tratti dal libro biblico di Geremia, probabilmente provengono da due diverse versioni di quel libro: due frammenti di pelle di pecora sono da mettere in relazione con un libro, due frammenti di pelle di mucca con un altro.

Ora, le mucche non avrebbero potuto essere allevate nel deserto arido della Giudea, quindi i due frammenti di pelle di mucca dovevano essere state portate lì da altrove, secondo Mizrahi.

Altro carattere distintivo, gli studiosi avevano già notato che lo stile della scrittura sui frammenti della pelle di mucca differiva da altri pezzi del libro di Geremia.

I risultati del DNA indicano che un testo non biblico sulle pratiche religiose, conosciuto come il ‘Canto del sacrificio del sabato’ era conosciuto al di fuori della zona di Qumran.

Frammenti di tre copie di questo testo, trovati in due grotte di Qumran, sono stati realizzati con pelli di pecore strettamente correlate. Ma un frammento di un’altra copia, trovato a Masada, circa 55 chilometri a sud di Qumran, proveniva da un lignaggio di pecore geneticamente separato, facendo ipotizzare che i vari gruppi avessero riunito tutte le copie del testo a Qumran.

Del resto, il DNA distintivo delle pecore di un frammento del libro biblico di Isaia rinvenuto a Qumran, suggerisce che in realtà sia provenuto da fuori Qumran, da un sito che non è ancora stato identificato.

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