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Stonehenge, nuova mappa digitalizzata rivela strutture nascoste

Scritto da Leonardo Debbia il 18.09.2014

Una certa quantità di monumenti archeologici è venuta alla luce intorno a Stonehenge nel corso di un primo progetto di mappatura digitale, che aggiornerà notevolmente la nostra conoscenza del paesaggio circostante per mezzo delle immagini, con cui potranno essere ammirati importanti resti preistorici, anche riguardo la grande ‘super-henge’ del mondo antico, Durrington Walls, il villaggio neolitico di 300 abitazioni, datato al 2600 a.C. e definito ‘il più grande insediamento neolitico dell’Europa settentrionale’.

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Stonehenge. Mediante tecniche di mappatura digitalizzata, centinaia di antiche strutture, sconosciute finora, sono state riportate alla luce (crediti: Università di Birmingham)

‘The Stonehenge Hidden Landscapes Project’ ossia ‘ Il progetto sul territorio nascosto di Stonehenge’, condotto dall’Università di Birmingham in collaborazione con l’Istituto ‘Ludwig Boltzmann’ per la prospezione archeologica e l’Archeologia virtuale, assieme alle Università britanniche di Bradford e di Nottingham, e all’Università di Gand, in Belgio.

Al momento, le tecniche di telerilevamento e le indagini geofisiche hanno scoperto centinaia di nuove strutture, che ora fanno parte della più dettagliata mappa digitale archeologica del territorio attorno a Stonehenge mai prodotta prima d’ora.

Leader del progetto è il prof. Vincent Gaffney, studioso del Territorio, Archeologia e Geomatica presso l’Università di Birmingham, mentre il co-autore è il prof. Wolfgang Neubaue, direttore dell’Istituto ‘Ludwig Boltzmann’.

I sorprendenti risultati della ricerca, presentati al Festival britannico della Scienza, indicano ben 17 monumenti rituali, prima sconosciuti, risalenti al periodo in cui Stonehenge aveva raggiunto l’apice della notorietà nella regione e forse un punto di riferimento fondamentale.

Sono state mappate dettagliatamente decine di tumuli, tra cui spicca uno di notevole lunghezza, ancora più antico di Stonehenge, che ha rivelato un edificio in legno massiccio, probabilmente utilizzato per un rituale riguardante l’inumazione dei defunti che, dopo una complessa serie di esposizione e scarnificazione dei corpi, era stato poi ricoperto da un tumulo di terra, a sigillo del rito.

Il progetto ha anche riportato nuove informazioni su monumenti già noti, tra i più significativi dei quali ci sono le Durrington Walls, la cosiddetta ‘super-henge’, il grande villaggio situato a breve distanza da Stonehenge.

Il gigantesco complesso monumentale rituale è probabilmente il più grande al mondo nel suo genere, con la sua circonferenza di oltre 1,5 chilometri.

Una nuova indagine rivela che il complesso ha avuto una fase iniziale, quando è stato affiancato da una fila di 60 pilastri costituiti di massi e pietre, collocati fino a tre metri di altezza, alcuni dei quali sono riconoscibili sotto la massiccia struttura che delimita il sito.

Solo grazie alla avanzata tecnologia utilizzata nel progetto che li ha individuati, l’indagine ha aggiunto un’altra dimensione, più solenne e sacrale, a questa vasta ed enigmatica struttura.

La ricerca ha anche rivelato nuovi tipi di monumenti, tra cui enormi pozzi preistorici, alcuni dei quali sembrano seguire antichi allineamenti astronomici, oltre ad offrire nuove informazioni su centinaia di tumuli funerari dell’Età del bronzo, dell’Età del ferro, nonchè di campi e insediamenti del periodo romano, ad un livello di dettaglio mai visto prima.

Nell’insieme, questi risultati stanno a dimostrare come la tecnologia riesca ad essere d’aiuto agli archeologi per ‘rivedere’ e comprendere meglio il territorio di Stonehenge e il suo sviluppo nel corso di un periodo di oltre 11mila anni.

“Lo sviluppo di metodi non invasivi per documentare il nostro patrimonio culturale è una delle più grandi sfide del nostro tempo e può essere realizzato introducendo gli ultimi metodi tecnologici, come radar e magnetometrie ad alta risoluzione, come è stato fatto a Stonehenge”, afferma con orgoglio il prof. Neubaue.

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