Gaianews

Sulle coste dalmate rinvenuto formaggio di 7000 anni fa

Scritto da Leonardo Debbia il 03.01.2019

Le analisi eseguite da un team internazionale di ricercatori sui residui di grasso rinvenuti all’interno di varie ceramiche, riportate alla luce nelle località di Danilo Bitinj e Pokrovnik, sulla costa croata, hanno rivelato la presenza di prodotti caseari fermentati – formaggi morbidi e yogurt – risalenti a circa 7200 anni fa.

“Questa scoperta permette di retrodatare di 4000 anni la produzione del primo formaggio”, ha commentato Sarah B. McClure, professoressa associata di Antropologia alla Pennsylvania State University.

Sito archeologico di Pokrovnik, vicino all'attuale villaggio in Dalmazia - Croazia (crediti: Andrew MT Moore)

Sito archeologico di Pokrovnik, vicino all’attuale villaggio in Dalmazia – Croazia (crediti: Andrew MT Moore)

La presenza di latte nelle ceramiche di questa regione era già stata individuata e attribuita a 7700 anni fa; 500 anni prima dell’età attribuita ai prodotti fermentati individuati ora, affermano i ricercatori.

Le analisi del DNA delle popolazioni neolitiche di quest’area rivelano un’antica intolleranza al lattosio, presente negli individui adulti dell’epoca, ma non nei bambini, i quali pare invece abbiano consumato il latte fino ai dieci anni di età, senza conseguenze.

Agli albori del Neolitico Antico, quando i cacciatori-raccoglitori nomadi si trasformarono in agricoltori-allevatori stanziali, “dovette diffondersi la consuetudine della mungitura dei bovini, che assunse particolare rilevanza allorchè ci si accorse che il latte costituiva un’ottima fonte per l’alimentazione dei piccoli e molto spesso più indenne da infezioni di agenti patogeni”, secondo McClure. “Non deve sorprendere quindi che ai bambini sia stato somministrato anche il latte di un altro mammifero, dopo quello materno”.

I ricercatori hanno constatato che circa 500 anni dopo l’assunzione del primo latte in assoluto avvenne un cambiamento nell’alimentazione, allorchè si passò dal semplice latte puro ai prodotti fermentati e al formaggio; una pratica che è testimoniata anche nello stile e nella forma dei vasi di ceramica dell’epoca.

“La produzione di formaggio divenne in breve così importante da far sorgere e aumentare la produzione di nuovi tipi di utensili da cucina”, sostiene McClure. “Si assiste ad un vero e proprio cambiamento culturale”.

Durante il Neolitico Antico, infatti, nei manufatti in ceramica si conservavano carne, pesce e latte. La ceramica veniva lavorata con la tecnica con cui fu identificato il periodo, che prese la definizione di ‘cultura della ceramica impressa‘. Originatasi sulle coste balcaniche dell’Adriatico nel VI millennio a.C., questa tecnica si diffuse, grazie alla rivoluzione neolitica, in tutti gli insediamenti di ex-cacciatori divenuti agricoltori e allevatori, dal Levantino, lungo le coste meridionali dell’Europa (Francia e parte della penisola iberica), e in tutta la penisola italica.

Tutti gli utensili utilizzati con questa tecnica testimoniano l’uso del latte, ma non quello del formaggio.

I residui lipidici tornati alla luce nei due siti dàlmati testimoniano che il latte venne usato puro, non lavorato, per circa 500 anni, prima di averne potuto riscontrare prove di una sua lavorazione.

Il ‘salto di consumo‘ tra i due periodi è confermato dagli oggetti in ceramica recuperati e dai residui lipidici in essa contenuti.

Il nuovo stile di ceramiche, sopravvenuto all’incirca nel 4000 a.C., che definì l’inizio del Neolitico Medio, è conosciuto in Italia come ‘cultura dei vasi a bocca quadrata‘, per l’avvento di boccali di una forma nuova, insieme a piatti e ciotole, con ornamenti di asce e frecce (assenti nella ceramica impressa). Nell’area balcanica poi risalta anche l’inclusione di figure femminili e pintadere di uso religioso.

I ricercatori hanno esaminato le ceramiche rinvenute nei due siti di Pokrovnik e Dnilo Bitinj analizzando i residui dei grassi rinvenuti mediante isotopi del carbonio, allo scopo di riconoscere il tipo di grasso, distinguendone la provenienza, se carne, pesce, latte o prodotti a base di latte fermentato.

Per determinare l’età della ceramica la datazione al radiocarbonio è stata utilizzata anche su ossa e semi.

Secondo i ricercatori, la lavorazione dei prodotti caseari, in particolare del formaggio e dei prodotti a base di latte fermentato potrebbe essersi quindi diffusa nelle aree nordeuropee in associazione all’espansione dell’agricoltura, dato che questa pratica riduceva la mortalità infantile e permetteva uno svezzamento precoce, diminuendo quindi l’intervallo fra le nascite e favorendo la crescita delle popolazioni.

Con una tale fonte di cibo supplementare – sostengono gli studiosi – con cui si poteva ridurre il rischio derivante dalle perdite di coltivazioni nei climi più freddi del nord, gli agricoltori potrebbero aver avuto così l’opportunità di occupare sempre nuovi territori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA