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Estinzione dei grandi mammiferi dell’era glaciale, uomini e clima la causa

Scritto da Giulia Chiarenza il 04.11.2011

Bue muschiatoNon solo il clima, anche gli uomini hanno contribuito all’estinzione di grandi animali dell’era glaciale.

Un team internazionale di scienziati è impegnato a capire come i cambiamenti climatici e l’attività umana abbiano influito sull’esistenza di alcune popolazioni di mammiferi alla fine dell’ultima era glaciale.

Sei grossi erbivori sono oggetto dello studio: il rinoceronte lanoso, il mammut lanoso, il cavallo selvatico, la renna, il bisonte e il bue muschiato.

Secondo Beth Shapiro, professoressa associata di Biologia alla Penn State University e membro del gruppo di ricerca, sia il cambiamento climatico che gli uomini furono responsabili dell’estinzione di alcuni animali abituati al freddo e del rischio di estinzione per altri. I risultati dello studio, il primo che ricorre a dati genetici, archeologici e climatici insieme per indagare la storia dei grossi mammiferi dell’Era Glaciale, saranno pubblicati su Nature. Si spera che le scoperte possano fare luce sul destino delle specie viventi che oggi affrontano il riscaldamento del pianeta.

Shapiro spiega che tutte e 6 le specie oggetto dello studio si svilupparono durante il Pleistocene – era geologica compresa tra circa 2 milioni e 12 mila anni fa. “Durante quel periodo ci furono parecchi oscillazioni climatiche, intervalli tiepidi, chiamati periodi interglaciali, durante i quali il clima era simile a quello attuale, si alternavano a lunghi e freddi intervalli, detti periodi glaciali”.

Sebbene questi animali godessero di condizioni migliori durante i più freddi periodi glaciali, erano in grado di trovare dei rifugi climatici dove sopravvivevano durante i più caldi periodi interglaciali. Poi però, circa 20.000 anni fa qualcosa cambiò. Cosa? Perché questi mammiferi non riuscirono più a trovare rifugi sicuri, lontani dal clima caldo?

Shapiro e i suoi colleghi hanno raccolto diversi dati per rispondere a queste domande e capire come, dove e perché i rinoceronti lanosi, i mammut lanosi e i cavalli selvatici si estinsero dopo l’era glaciale e perché la renna, il bisonte e il bue muschiato invece riuscirono a sopravvivere – nonostante un sostanziale depauperamento delle specie.
“Il DNA degli animali stessi è stata fonte di informazione” spiega Shapiro. “Con i dati genetici è possibile stimare quando e quali popolazioni furono in grado di svilupparsi o ridursi dal momento in cui i loro habitat furono minacciati dal cambiamento climatico.” Il team ha anche raccolto i dati meteorologici sia dei periodi glaciali che di quelli interglaciali, e dati archeologici, usati per individuare fino a che punto i primitivi influirono sulla sopravvivenza di queste 6 specie.

“Ad esempio sappiamo che laddove le ossa degli animali venivano cucinate o convertite in lance, gli uomini usavano sfruttarli come risorsa. Anche dove non è stata rintracciata nessuna prova dello sfruttamento degli animali da parte degli uomini, se convivevano negli stessi tempi e spazi, possiamo ipotizzare che ebbero una certa influenza sulla loro estinzione o sopravvivenza.”

Nel caso degli ormai estinti rinoceronti lanosi, gli scienziati hanno scoperto che, in Europa, gli uomini non vissero mai in contemporanea con questi mammiferi. “Questi dati suggeriscono che il cambiamento climatico, non gli uomini, determinarono l’estinzione della specie nel continente europeo,” precisa Shapiro.

“Ipotizziamo che i primitivi possano aver influito in altre regioni della terra dove la specie umana si sovrappose ai rinoceronti, ulteriori studi sono quindi necessari per testare questa ipotesi.” Ci sono invece prove molto più certe invece che gli uomini giocarono un ruolo sui numeri delle altre cinque specie.

Shapiro spiega che le oscillazioni nelle popolazioni di tutte e sei le specie continuarono fino alla fine dell’ultima era glaciale –circa 14.000 anni fa- quando molte specie sparirono.

Il risultato principale è che quando l’ultimo periodo glaciale lasciò il suo posto agli intervalli tiepidi, qualcosa trattenne i grandi mammiferi dal trovare rifugi alternativi, come avevano sempre fatto fino ad allora,’ sostiene Shapiro. ‘Forse gli uomini furono la causa di questo cambiamento.’ ‘Quando questi mammiferi iniziavano il loro declino, la specie umana iniziava a crescere esponenzialmente e a diffondersi non solo negli habitat freddi dei mammiferi di grossa taglia ma anche nei rifugi tiepidi, modificandone il paesaggio con l’agricoltura e le altre attività. Molti grossi mammiferi adattati al freddo improvvisamente non trovarono più degli spazi alternativi in cui vivere e poter garantire la sopravvivenza delle loro specie.

“I risultati suggeriscono che nonostante i periodi caldi ostacolassero la sopravvivenza di alcune specie animali, queste riuscivano sempre a riprendersi e a ritornare nei loro precedenti habitat non appena la Terra si raffreddava. Il ciclo più recente ha invece smentito quel trend.”

Quando le temperature iniziarono a innalzarsi il rinoceronte lanoso, il mammut lanoso e il cavallo selvatico scomparirono e secondo Shapiro la renna, il bisonte e il bue muschiato furono fortunati a evitare l’estinzione.

Le renne riuscirono a trovare un rifugio sicuro nelle regioni artiche, i bisonti, estinti in Asia,si trovano oggi solo nell’America settentrionale e qualche esemplare in Europa. I buoi muschiati vivono solo nelle regioni artiche dell’America settentrionale e della Groenlandia, e un numero modesto sopravvive in Norvegia, Siberia e Svezia.

Shapiro aggiunge che le scoperte del suo gruppo di ricerca potrebbero facilitare le previsioni sul destino di popolazioni attualmente minacciate dal cambiamento climatico e dall’alterazione degli habitat.

“E’ chiaro che le oscillazioni climatiche furono la causa principale di molti cambiamenti, ma noi uomini dovremmo riconoscere la nostra responsabilità per quello che accadde durante l’ultimo ciclo glaciale. Pare che i nostri antenati, seppure non numerosi, furono capaci di cambiare l’ambiente e privare alcuni animali di ciò di cui necessitavano per sopravvivere. Oggi siamo molti di più e abbiamo modificato e continuiamo a modificare il pianeta in maniera molto più arroganti”.

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