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Finalmente classificate le misteriose antiche creature marine a forma di cono

Scritto da Leonardo Debbia il 25.01.2017

La fossilizzazione di tessuti molli – un processo estremamente raro quanto prezioso per i paleontologi – ha consentito di chiarire un mistero che durava da ben 175 anni, sull’identità di uno strano gruppo di animali che popolavano gli oceani della Terra nel Paleozoico, più di mezzo miliardo di anni fa.

Un team internazionale di scienziati, guidati da Joseph Moysiuk, un ricercatore di Scienze della Terra, Ecologia e Biologia evolutiva presso l’Università di Toronto, è riuscito finalmente a determinare a quale tipo di animali appartenessero quei bizzarri fossili a forma di cono.

Conosciuti come ioliti, queste enigmatiche creature marine si sono evolute oltre 530 milioni di anni fa, durante il periodo Cambriano, e furono i primi animali ad essere dotati di uno scheletro esterno mineralizzato.

Non assomigliano ad altri organismi viventi o fossili, per cui la loro classificazione è apparsa molto problematica.

Per l’apparente somiglianza con lumache e calamari, da alcuni furono ritenuti – senza molto successo per la verità – come appartenenti alla famiglia dei Molluschi, mentre altri studiosi propendevano per l’inserimento in altre famiglie; ad esempio, i vermi o i Brachiopodi.

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Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Nature dimostra ora che gli ioliti sono strettamente correlati con i Brachiopodi, un gruppo di animali con una ricca documentazione fossile alle spalle, anche se le specie sopravvissute oggi sono poche.

Questa assegnazione non è campata in aria ma, come si vedrà, basata su nuove prove.

Nonostante i resti fossili degli ioliti siano abbondanti, non si conosce praticamente niente né della loro anatomia interna, né degli eventuali loro antenati.

L’assetto e la struttura dello scheletro ha infatti ostacolato finora tutti i tentativi di classificazione degli ioliti.

Tutti gli esemplari sono provvisti di una conchiglia conica, di composizione calcarea e di dimensioni minime (1- 4 centimetri di lunghezza), a simmetria bilaterale allungata ed un guscio a cappuccio più piccolo, l’opercolo, che copre l’apertura conica del guscio.

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Calchi interni di ioliti dell’Ordoviciano medio dell’Estonia (da Wikipedia)

Alcune specie hanno un paio di rigide spine ricurve (chiamate helens) che sporgono tra il guscio conico e l’opercolo, strutture che non hanno l’equivalente in alcun altro gruppo di animali.

Un esame della posizione degli helens in più esemplari di ioliti suggerisce che queste spine avrebbero potuto essere usate dall’animale come appoggi  per sollevare il corpo al di sopra dei sedimenti, permettendo all’apparato di alimentazione una migliore funzionalità.

Le descrizioni dei fossili del recente studio sono state possibili grazie all’osservazione dei resti appena scoperti nella formazione di Burgess Shale – deposito di argille ricche di fossili nella Columbia Britannica, Canada – ed agli attenti esami di Moysiuk e Martin Smith, ricercatori presso la Durham University, Regno Unito e da Jean-Bernard Caron, curatore senior di Paleontologia degli Invertebrati  presso il Royal Ontario Museum e docente presso l’Università di Toronto.

Ma che cosa hanno rivelato, di tanto determinante, questi nuovi fossili?

“I fossili di Burgess sono un rinvenimento eccezionale perché mostrano la conservazione dei tessuti molli, mai vista prima d’ora negli ioliti”, dichiara Caron.

“La nostra scoperta più sorprendente è l’apparato di alimentazione, una fila di tentacoli flessibili che si estende dalla bocca, contenuta nella cavità tra le valve inferiore e superiore”,

afferma Moysiuk. “Solo un altro gruppo di animali viventi – i Brachiopodi – ha un apparato per l’alimentazione paragonabile a questo, racchiuso da una coppia di valve. Questo dimostra che i parenti più stretti degli ioliti, oggi viventi, sarebbero i Brachiopodi e non i Molluschi”.

“L’affinità con i Molluschi proposta da alcuni autori è da accantonare definitivamente” dichiara Caron. “Le nostre scoperte chiariscono molti aspetti degli ioliti, a 175 anni dalla loro scoperta e dalla prima descrizione”.

Il Burgess Shale è uno dei più importanti giacimenti fossiliferi per lo studio dell’origine e dell’evoluzione precoce degli animali del Cambriano, a partire da 542 milioni di anni fa.

Gli ioliti sono solo uno dei gruppi di animali che caratterizzarono la fauna della cosiddetta ‘esplosione cambriana’. Divennero una componente diversa degli ecosistemi marini in tutto il mondo per più di 280 milioni di anni, prima di andare incontro all’estinzione e prima ancora dell’evoluzione dei primi dinosauri.

“Il nostro studio evidenzia l’importanza fondamentale rivestita dalla conservazione dei tessuti molli nei depositi del Burgess Shale”, conclude Smith.

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