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Incisa su una roccia del Chaco Canyon l’eclissi solare del 1097

Scritto da Leonardo Debbia il 01.09.2017

Secondo uno scienziato dell’Università del Colorado Boulder (CU Boulder), il petroglifo rinvenuto nel Chaco Canyon, Nuovo Messico, rappresenterebbe un’eclissi totale di Sole che  interessò quell’area un migliaio di anni fa.

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Il petroglifo rappresentante l’eclissi del 1097 (Credit: università del Colorado Boulder)

John McKim Malville, docente del Dipartimento di Scienze astrofisiche e planetarie presso la CU Boulder, afferma che il petroglifo, conosciuto anche come ‘Piedra del Sol’, rinvenuto su una roccia e raffigurante un cerchio da cui si dipartono linee curve e sinuose che fuoriescono dal bordo esterno, sarebbe congruente con un’immagine del Sole e della corona solare che avrebbe potuta essere osservata ad occhio nudo soltanto nel corso di un’eclissi.

Il petroglifo fu scoperto nel 1992, nel corso di un campo scuola per gli studenti della CU Boulder e del Fort Lewis College, guidati dallo stesso professor Malville, assieme al professor James Judge, nell’area del Chaco Canyon, una zona situata al punto d’incontro degli stati di New Mexico, Arizona, Colorado e Utah.

La zona riveste particolare interesse sia per la morfologia del territorio – una terra arida che si estende per diciannove chilometri in lunghezza e poco più di un chilometro e mezzo in larghezza – sia per l’enigmatica popolazione che visse in quei luoghi qualche migliaio d’anni fa.

Allora, quella zona era ricca di acque e alla sua estremità settentrionale ospitava un sito, Pueblo Bonito, che dominava l’ampia regione su cui si era insediato l’antico popolo degli Anasazi, nativi americani Pueblo, considerati i progenitori degli indiani Navajos.

Questi antichi abitanti non hanno lasciato testimonianze scritte e della loro presenza, risalendo nel tempo, si hanno notizie certe solo fino a 2000 anni fa, anche se si presume che vivessero nella zona da almeno 6000 anni.

Dai loro reperti si è appreso che erano esperti artigiani e contadini, ma soprattutto che erano riusciti a realizzare abitazioni in mattoni essiccati e ceramica di ragguardevoli dimensioni.

Pueblo Bonito fu probabilmente il centro della cultura degli Anasazi, che riuscirono a sviluppare sorprendentemente le loro dimore in grandezza e numero di stanze, giungendo ad erigere costruzioni enormi, sulla cui natura e destinazione poi i pareri degli archeologi sono tuttora discordi.

Si è ipotizzato che un sito del genere fosse una capitale oppure un centro di riferimento religioso per altri siti minori.

Gli archeologi ritengono che attorno al 1150 d.C. l’insieme degli edifici fosse divenuto un unico grande complesso, eretto a forma di un ferro di cavallo, che comprendeva circa 800 stanze, distribuite su quattro piani, in cui vivevano più di mille persone.

Una ipotesi suggestiva propende per l’utilizzo della struttura come una sorta di convento.

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Vista aerea del Chaco Canyon

La religiosità permeava la vita di questo popolo ed era orientata a studiare il cielo e le stelle; e la disposizione delle costruzioni ricorda la disposizione delle costellazioni osservabili all’epoca.

In questo scenario si colloca la rappresentazione rinvenuta sulla roccia del Chaco Canyon.

Riguardo il petroglifo, Malville e Judge furono concordi nell’affermare che l’incisione avrebbe potuto benissimo rappresentare l’eclissi totale di sole avvenuta  in quella regione l’11 luglio 1097, un evento che era rimasto nel ricordo delle popolazioni americane.

“Esaminando un vecchio disegno di un astronomo tedesco che descrive un fenomeno analogo accaduto in Europa nel 1860 durante una intensa attività solare, sono visibili linee e disegni simili a quelli del petroglifo del Chaco”, afferma Malville..

Le linee sinuose che circondano la stella del petroglifo potrebbero illustrare una espulsione coronale, tipica di un’attività solare più intensa.

“Ci risulta che il sole in quel periodo attraversasse una fase di intensa attività, coerente con la corona ben visibile”, assicura Malville, che si è avvalso della collaborazione del professor José Vaquero, dell’Università di Extremadura a Càceres, in Spagna.

Nel 2014, questi due studiosi avevano pubblicato sul Journal of Archaeology and Archaeometry un articolo in cui una loro ricerca confermava la grande attività solare dell’anno 1097.

Come prove del fenomeno e della sua giusta collocazione temporale erano state utilizzate diverse fonti.

Più precisamente, erano stati consultati i dati degli isotopi del carbonio-14 presente nei tronchi degli alberi, la cui concentrazione è inversamente proporzionale all’attività del Sole.

Questi dati erano stati poi incrociati con antiche testimonianze sulla presenza di macchie solari osservate a occhio nudo nello stesso periodo in Cina e con i dati relativi alle ‘aurore notturne’ avvenute nell’Europa nord-occidentale. Tutti indici di intensa attività solare.

Sulla parte orientale della Pietra del Sol è stata rinvenuta anche una incisione di una grande spirale, usata probabilmente per un conteggio alla rovescia dei giorni che mancavano al solstizio d’estate, mentre sul lato occidentale è rappresentato il solstizio d’inverno.

“E’ lecito supporre che quegli antichi popoli così attratti  dai fenomeni celesti fossero usi riunirsi intorno alla Pietra del Sol in determinati periodi dell’anno e magari stessero seguendo il corso del Sole che si allontanava dal solstizio d’estate, quando si verificò l’eclissi tanto accuratamente documentata”, commenta Malville.

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