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Le vibrazioni dell’auto inducono il sonno

Scritto da Leonardo Debbia il 13.07.2018

A quanti di noi è capitato, anche durante un breve viaggio alla guida dell’auto, di avvertire una improvvisa quanto poco gradita sonnolenza che rende gli occhi pesanti e per cui ci si deve sforzare per porre maggiore attenzione a quanto stiamo facendo in quel momento?

Ora, una nuova ricerca ha scoperto che le vibrazioni naturali delle auto rendono le persone più sonnolente, influenzando i livelli di concentrazione e attenzione appena 15 minuti dopo che i conducenti si sono messi al volante.

Volontari al simulatore di guida, che riproduce vibrazioni a frequenze diverse (crediti: RMIT University)

Volontari al simulatore di guida, che riproduce vibrazioni a frequenze diverse (crediti: RMIT University)

Partendo da dati che confermano che una delle cause principali di incidenti stradali sia imputabile alla stanchezza dei conducenti, i ricercatori del RMIT (Royal Melbourne Institute of Technology) presso l’Università di Melbourne, in Australia, hanno intrapreso una indagine sullo sviluppo del fenomeno, anche nella speranza di poter aiutare i produttori di auto nel migliorare il design dei seggiolini che aiutino i guidatori a mantenersi svegli.

Il professor Stephen Robinson afferma che, pur non avendo ancora compreso appieno i meccanismi sulle modalità con cui avviene il fenomeno, è stato verificato che le vibrazioni dell’auto contribuiscono al senso di sonnolenza che prende i conducenti durante la guida.

“Il nostro studio – dice Robinson – mostra che le vibrazioni costanti a bassa frequenza, tipo quelle che vengono prodotte negli autoveicoli in movimento, inducono progressivamente sonnolenza anche in persone ben riposate e in buona salute.

“Già dopo 15 minuti dalla partenza, la sonnolenza prende piede e dopo 30 minuti ha già un impatto sulla capacità di restare vigili e concentrati”.

Sotto la guida di Robinson e Mohammad Fard, co-autore dello studio, il team di ricerca ha testato 15 volontari in un simulatore virtuale che doveva replicare l’esperienza di guida su una monotona autostrada a due corsie.

Il simulatore era installato su una piattaforma che veniva fatta vibrare a frequenze diverse, con i volontari che venivano sottoposti a due prove; la prima volta, con vibrazioni a basse frequenze (4-7 Hertz) e la seconda senza vibrazioni.

La stanchezza indotta dalle vibrazioni rende psicologicamente e fisiologicamente più difficile svolgere compiti mentali, così il sistema nervoso si attiva per compensare il deficit, portando a cambiamenti del battito cardiaco.

Osservando la variabilità della frequenza cardiaca dei volontari, i ricercatori sono stati in grado di ottenere una misura obiettiva dello stato dei guidatori sonnolenti, mentre il test andava avanti per 60 minuti.

Entro i primi 15 minuti dall’inizio del test vibratorio, i volontari mostravano segni di sonnolenza, che andava via via aumentando significativamente nei minuti successivi (entro la mezz’ora dall’inizio della guida), richiedendo un notevole sforzo per mantenere la vigilanza e le prestazioni cognitive.

La sonnolenza quindi aumentava ulteriormente durante il test, raggiungendo in massimo a 60 minuti dall’inizio.

Il professor Mohammad Fard afferma che saranno necessari ulteriori studi per valutare meglio la scoperta ed esaminare più a fondo come le vibrazioni abbiano influenzato le persone.

“Si rende necessario sperimentare su un ventaglio più ampio di persone per poter valutare, ad esempio, anche il ruolo giocato dall’età o da disturbi del sonno, quali l’apnea notturna.

“Del resto, dalla nostra ricerca abbiamo appreso anche che le vibrazioni ad alcune frequenze possono avere un effetto opposto ed aiutare a mantenere la gente sveglia. E’ quindi necessario esaminare una gamma più ampia di frequenze per poter informare il più correttamente possibile i progettisti di auto affinchè possano potenzialmente sfruttare queste ‘vibrazione buone’.

Il team di ricerca interdisciplinare del RMIT ha attinto alle competenze nel campo della vibrazione del corpo umano e dell’ingegneria automobilistica, della fisiologia del sonno e della realtà virtuale, assumendole dalle scuole di ingegneria, di salute e scienze biomediche, dai media e dalla comunicazione.

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